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Diari d'America

Obama e il summit Usa-Africa: dittatori ospiti alla Casa Bianca

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e il summit Usa-Africa: dittatori ospiti alla Casa Bianca

Il primo Summit USA-Africa promosso da Obama alla Casa Bianca nei giorni scorsi e’ stata l’occasione “storica” per un convegno internazionale con larga presenza di dittatori, omofobi, repressori delle opposizioni interne e della liberta’ di stampa, con tanto di sfarzoso gala “di stato” per i potenti (con signora in ghingheri) negatori della democrazia. Il presidente e la moglie Michelle hanno stretto le mani a tutti, offrendo l’opportunita’ di fotografie che non piaceranno a quanti lottano per la liberta’ negli Stati africani sotto regimi dispotici. E come ciliegina Barack, dal palco, ha letto un discorso all’insegna del piu’ classico multiculturalismo. Dove tutti sono uguali e paritari (“colleghi leaders” li ha chiamati), e guai a “disturbare” l’audience con richiami alle loro “vergogne”, comprese le repressioni dei gay, degli oppositori politici, della stampa libera. Pratiche notoriamente diffuse tra tanti degli ospiti africani di Obama.

“Miei colleghi leaders, voglio ringraziare voi e i vostri staff per avermi aiutato a preparare l’agenda dei lavori di oggi. La nostra attivita’ puo’ giovarsi del contributo gia’ fornito da gruppi della societa’ civile, dal settore privato, da tanti giovani africani e dalle comunita’ religiose che tanto fanno per sostenere le relazioni Usa-Africa. Per quanto possano essere differenti, le nostre tradizioni di fede ci ricordano dell’inerente dignita’ di ogni essere umano e del fatto che il nostro lavoro come nazioni deve fondarsi sull’empatia e sulla compassione degli uni verso gli altri, come fratelli e sorelle”, ha detto Obama. Trincerandosi dietro la diplomazia che per sua natura evita di esprimersi sui diversi valori, e che non distingue il male dal bene, il presidente democratico ha evitato i temi della omofobia e della tortura dei dissidenti interni, che pure sono cruciali in tantissimi della cinquantina di Stati invitati a Washington. Il presidente ha fatto una singola eccezione al proprio “ecumenismo assolutorio”, non inserendo tra gli ospiti il brutale dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe. Ma non e’ andato oltre nel tirare la riga della decenza, e cosi’ le porte della Casa Bianca si sono aperte ad una sfilza di campioni della repressione politica e della discriminazione etnica, religiosa e sociale. Ecco qualche esempio della vergognosa sfilata, come riportata dal sito MailOnline. 

*Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, della Guinea Equatoriale, e’ il piu’ duraturo dittatore africano vivente, dopo aver preso il potere da suo zio nel 1979. Da allora ha vinto sempre le “elezioni” con il 99% dei voti e ha ucciso o imprigionato tutti gli oppositori politici. Ha solo smesso di impiccarli ai lampioni stradali, come faceva lo zio prima di lui.
* Blaise Compaore del Burkina Faso e’ salito al potere con un colpo di stato sanguinoso, nel 1987. Durante quella sollevazione fu ucciso il predecessore Thomas Sankara. Nel 2011 la sua guardia presidenziale sciolse con le maniere forti le manifestazioni di popolo contro la corruzione e la brutalita’ della polizia.
* Il presidente del Cameroon Paul Biya e’ al 19esimo posto nella lista dei 20 peggiori dittatori viventi stilata nel 2006 dallo storico David Wallechinsky. E’ dal 1983 che si mantiene al potere con frodi elettorali, e Wallechinsky ha scritto sull’Huffington Post che Biya ha inventato una nuova tattica truffaldina: corrompe gli osservatori internazionali chiamati a certificare la correttezza ai seggi.
* Il governo del presidente dell’Angola Jose Eduardo dos Santos e’ accusato da Gruppi dei Diritti Umani (in Giappone) di aver ammazzato molti oppositori e di aver sfruttato le ricchezze del suo paese per fini personali. In compenso ha pagato con un milione di dollari pubblici un concerto privato, per diletto proprio, di Mariah Carey, in un paese dove la grande maggioranza vive con due dollari al giorno.
* Il presidente del Gambia Yahya AJJ Jammeh prese il potere con un colpo militare nel 1994. Nei 20 anni da allora e’ stato accusato di innumerevoli abusi contro i diritti umani e nel 2008 ha minacciato di “tagliare le teste” di tutti gli omosessuali nel paese. L’anno dopo, nel 2009, e’ stato riferito da fonti dell’opposizione che un migliaio di gambiani sono stati sequestrati da agenti governativi con l’accusa di stregoneria, portati in prigione e obbligati a bere del veleno.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • carl0.rossi

    08 Agosto 2014 - 18:06

    meglio un dittatore che un macello continuo amen

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