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Diari d'America

Gli Stati Uniti aprono alla marijuana: ecco cosa dicono le ricerche...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Gli Stati Uniti aprono alla marijuana: ecco cosa dicono le ricerche...

Quando la correttezza politica si insinua in questioni di salute, non c’e’ niente da ridere ma bisogna arrabbiarsi davvero. Che cosa pensano, e che cosa succede in America a proposito del fumo, e’ un caso eclatante di saggezza e di follia che si intrecciano pericolosamente. Nel 1969, quando si fumava liberamente e beatamente (sigarette di tabacco) nei cinema e negli uffici, gli americani che erano a favore della legalizzazione dell'altro fumo, la marijuana, erano il 12% (Gallup). L’anno passato, per la prima volta, e’ stata superata la soglia della maggioranza assoluta dei favorevoli, con il 58% che auspica la legalizzazione totale, cioe’ per scopi “ricreativi”, e solo il 39% che si oppone. Nello stesso tempo, e’ inutile ricordare che le crociate contro le sigarette degli ultimi decenni – crociate scientificamente sacrosante alla luce di quanto si e’ via via dimostrato sulla relazione tra il fumo del tabacco, assunto anche passivamente, e i tumori - hanno prodotto divieti crescenti: oggi nessuno vede piu’ un portacenere nei cinema o sui bus, e la frontiera sono i referendum nei condomini per bandire al 100% la possibilita’ di fumare ovunque, non solo nelle parti comuni ma anche nel proprio appartamento. Nel palazzo di New York dove abito, per esempio, si e’ tenuto nel 2014 il primo sondaggio per renderlo totally smoke free, e la proposta dello Smoking Ban (Divieto di Fumare) ha raccolto il 45,4% dei consensi. Quindi, siamo sulla via del bando universale.

Torniamo alla marijuana. Per cominciare, la percezione diffusa tra troppa gente della pratica dello spinello e’ che non sia piu’ un “vizio”. Del resto, ci sono gia’ due stati, il Colorado e lo Stato di Washington, il cui la legalizzazione e’ legge. E ovunque (negli Usa, ma anche in Europa), chi non fuma erba e pensa e dice che sia sbagliato farlo, e’ considerato un retrogrado, un po’ intollerante e un po’ ignorante. La verita’ e’ che sono i fautori degli spinelli che dispensano un giudizio neoconformista, e completamente fasullo. “La grande ironia, o la disgrazia, del dibattito nazionale sulla marijuana e’ che mentre quasi tutta la scienza e la ricerca stanno andando nella stessa direzione – indicando i pericoli dell’uso della marijuana – l’opinione pubblica sembra andare verso una piu’ larga liberalizzazione”, hanno scritto il 14 agosto sul Wall Street Journal William Bennett (ex ministro della educazione dal 1985 al 1988 e primo direttore della National Drug Control Policy nel 1989-90) e Robert White (avvocato a Princeton, New Jersey). Il loro e' un allarme documentatissimo, di cui sunteggiamo qui di seguito i dati piu’ clamorosi. Sono insieme drammatici (per le conseguenze gravi alla salute di chi consuma marijuana) e avvilenti (per la constatazione dei guasti che produce il “pensiero unico” modellato dalle mode liberal politicamente corrette).

*Secondo il Current Addiction Report i teenager e i giovani adulti che fumano marijuana soffrono “un declino nella capacita’ di imparare, scarsa attenzione e memoria, e una diminuzione del quoziente di intelligenza (IQ)”. Il 9 agosto la American Psychological Association (APA) ha discusso le ramificazioni della legalizzazione della marijuana e Krista Lisdahl, direttrice del laboratorio di neuropsicologia della Universita’ del Wisconsin, ha concluso:” Bisogna enfatizzare che il regolare uso, che noi intendiamo essere pari a una volta alla settimana, non e’ sicuro e puo’ provocare dipendenza e danni al cervello specialmente tra i giovani”. E peggio e’ per chi fuma di piu’, ovviamente.
*La APA ha calcolato che i giovani “dipendenti” dall’erba perdono in media sei punti di IQ quando diventano adulti. Uno studio su dati decennali su oltre 10mila neozelandesi pubblicato nel 2012 aveva scoperto un calo anche maggiore nell’IQ, pari a otto punti.
*La sconnessione tra scienza e opinione pubblica e’ tale che in un sondaggio WSJ-NBC del marzo scorso gli americani hanno indicato lo zucchero piu’ pericoloso della marjuana.
*La marijuana di oggi e’ piu’ forte di quella degli Anni 60, 70, 80 e 90. “A volte anche cinque volte tanto”, scrivono Bennett e White. Il livello dell’ingrediente “psicoattivante” (tetrahydrocannabinol, o THC) e’ del 15% circa, e puo’ arrivare al 20%, nell’erba venduta oggi per scopi sia medicali sia “di piacere”. Con la crescita del THC aumentano i rischi per la salute. Gia’ due morti in Colorado sono stati attribuiti all’uso di cannabis, assunta in forma solida. “Un uomo si e’ buttato dalla finestra dopo aver consumato una forte dose di marjuana contenuta in un biscotto”, ha riportato in aprile la Associated Press. “E in un altro caso un uomo ha sparato e ucciso sua moglie dopo aver mangiato una caramella alla marijuana”. Sempre nello stato di Denver, che per primo ha legalizzato la cannabis, i recoveri in ospedale di gente che ha fatto incidenti guidando intossicata dall’erba sono aumentati considerevolmente.

*Uno studio della Northwestern School of Medicine, condotto in dieci anni su un campione di giovani sotto i 20 anni, ha mostrato che l’uso quotidiano della marjuana per tre anni nei teenager ha prodotto modifiche gravi nella forma del cervello, con aumento delle psicosi, caduta dell’IQ e danni irreversibili.
*Oggi i tossicodipendenti dalla marijuana sono 2,7 milioni, e Mark Kleiman, professore di Politica Pubblica presso la Universita’ della California a Los Angeles, ha stimato che la legalizzazione nazionale, quando sara’ legge, aumentera’ il consumo da quattro a sei volte, con la “creazione” di 16,2 milioni di zombi da cannabis. Per me sono schiavi, vittime dell'ignoranza. Sempre che si possano usare i termini "schiavi" e “vittime” per questi soggetti che, secondo l’andazzo politicamente vincente, esercitano liberamente un diritto “progressista”.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • oneiros

    19 Agosto 2014 - 14:02

    Non lo scrive nessuno, ma L'uso delle droghe leggere ha effetti negativi anche sul "carattere": RAMMOLLISCE LA VOLONTÀ, disabitua a sopportare le frustrazioni perché abitua a FUGGIRE di fronte alle avversità, rafforza la convinzione e la pretesa che le cose piacevoli possano essere ottenute SENZA FATICARE cioè grazie a una sostanza chimica. Sono effetti ancora più gravi della dipendenza.

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