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Nazi-islamisti in Iraq

Obama poteva salvare Foley. E ora come si difenderà?

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama poteva salvare Foley. E ora come si difenderà?

Obama, abbiamo saputo 24 ore dopo il video disgustoso dello sgozzamento di James Foley, aveva autorizzato una missione delle squadre speciali in territorio siriano, questa estate, per cercare di liberare alcuni ostaggi americani nelle mani dei killer dell’ISIS, tra i quali pure il povero Foley. Non sempre puo’ andare come riusci’ con Bin Laden in Pakistan, e quindi nessuno puo’ fare la ben che minima critica ai soldati, che hanno seguito una pista credibile ma pare siano arrivati in ritardo nella “prigione” di James, che era stato trasferito altrove. E tantomeno al presidente, che anzi va lodato per aver dato il via libera ad una iniziativa rischiosissima. I conti che non tornano, nella vicenda del giornalista ucciso, sono altri.

La notizia del fiasco nell’operazione di salvataggio e’ venuta fuori proprio nello stesso giorno in cui, piangendo il loro figliolo, i Foleys hanno rivelato che gli Stati Uniti avevano ricevuto la richiesta di un riscatto in cambio del rilascio di James tempo fa, prima dell’ultima drammatica email ricevuta dai familiari la settimana scorsa, in cui veniva preannunciata l’esecuzione visto che il riscatto non era stato versato. A non pagare i 100 milioni di dollari richiesti non e’ stata la famiglia, che del resto non e’ tanto ricca, ma il governo a cui era stata indirizzata la proposta. A differenza di Francia, Italia o Spagna, che in condizioni simili hanno ceduto al ricatto pagando denaro pubblico in cambio di vite in mano ai terroristi, l’America (e la Gran Bretagna) hanno sempre fatto un punto d’onore della loro politica di non piegare la testa davanti alle pretese dei sequestratori. La motivazione non fa una grinza: se cedi una volta, fornisci un precedente pericolosissimo ai nemici, e cosi’ li incoraggi a insistere, cioe’ a sequestrare altre persone per incassare sempre nuovi riscatti, in un giro perverso di situazioni deprecabili.

Se questa e’ la linea ferrea dello Stato, che sia. Il problema, il conto che non torna, e’ che mentre Foley veniva decapitato Bowe Bergdahl era alla sua scrivania, da soldato-impiegato, vivo e vegeto. Anche Bergdahl, qualche mese fa, era nelle mani del nemico, i Talebani afghani. E costoro, invece che soldi, per la sua liberazione avevano preteso da Obama molto di piu’, la liberazione di 5 terroristi detenuti a Guantanamo. In quel caso Barack tratto’, e cedette al ricatto. Fu un precedente che venne aspramente criticato in America, proprio perche’ rompeva una tradizione di inflessibilita’. Ma la Casa Bianca difese il calo delle brache con l’argomento usato da tutti i governi che cedono, e pagano in soldi o in contropartite umane la vita di un proprio concittadino. Basti pensare che l’Israele battagliero di Netanyahu, orgogliosamente affermando che la vita di un israeliano vale quella di 1000 palestinesi, tanti ne lascio’ andare, anche di prigionieri criminali assassini, per riabbracciare vivo il suo caporale Gilad Shalit dopo 5 anni di prigionia di Hamas. Obama ha dunque voluto invece “ripristinare” la linea della durezza? Nessuno glielo ha ancora chiesto in America, e nel fare lo scoop del riscatto il New York Times, in un articolo di cinque colonne dalla prima pagina, non menziona neppure il contrasto eclatante con la vicenda di Bergdahl. Il governo democratico ha forse capito di aver sbagliato scambiando i talebani contro il sergente? O Obama valuta la vita di un americano in divisa piu’ di quella di un civile? Sarebbe una enormita’.

Per di piu’, il Bergdhal in questione e’ ora sotto inchiesta e rischia l’incriminazione per tradimento. Si allontano’ di nascosto e senza permesso dal suo plotone, e familiarizzo’ a lungo con i sequetratori, arrivando a scrivere al suo babbo in patria, senza essere minacciato “mi vergogno di essere americano”. Forse Obama ha deciso allora che la linea della fermezza e’ quella giusta, sia per i militari rapiti sia per chiunque altro? I due casi Berghdal e Foley, dagli esiti opposti in pochi mesi, ci dicono di sicuro solo una cosa: che Obama e’ un leader irresoluto, incostante, inaffidabile. E cio’ non butta bene per un Paese che e’ di fatto in guerra con l’ISIS. Gli islamo-nazisti in Iraq hanno ucciso il primo americano, ma nessuno ha capito quale risposta dara’ Obama, a parte qualche parola rituale tra una buca e l’altra del campo di golf a Martha’s Vineyard.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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Commenti all'articolo

  • routier

    22 Agosto 2014 - 12:12

    Obama è stato uno dei piu grandi errori dell'elettorato americano. Spero che la maggioranza USA se ne renda conto.

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