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Diari d'America

New York, ecco come è cambiata la città tra ricconi e filantropi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

New York, ecco come è cambiata la città tra ricconi e filantropi

C’e’ un altro modo di giudicare gli effetti della “diseguaglianza” crescente tra i ricchi e i poveri, al di la’ del ritornello della “ingiustizia sociale” che e’ sempre intonato dai liberal Usa e dai socialisti europei con l’obiettivo politico della redistribuzione. Ed e’ quello, non convenzionale ma supportato da numeri e dati, che Nicole Gelinas ha presentato, relativamente all’esperienza di New York City, nell’edizione estiva del City Journal (city-journal.org). In una battuta: a godere enormemente per l’esistenza di tanti milionari nella Grande Mela sono proprio gli indigenti, gli ultimi nella scala dei redditi.

Il top 1% per reddito della popolazione cittadina, circa mezzo milione di nuclei famigliari su quasi 9 milioni di residenti, ha guadagnato nel 2011 il 36,5% del reddito complessivo, che e’ di piu’ di tutto il reddito denunciato dalla fascia che comprende l’80% piu’ basso. E la ricchezza e’ concentrata: i ricchi traggono l’88% da azioni e altri investimenti. Eppure, ecco la provocazione di Gelinas, per chi e’ povero e fa fatica ad andare avanti e’ garantito un concreto “benessere” a New York “non a dispetto di queste disparita’ ma proprio perche’ esistono”.
Come puo’ essere? Dei poveri bambini delle 50 maggiori citta’ americane, dice una ricerca del 2013 del professore di Harvard Raj Chetty, quelli di New York sono al sesto posto nella classifica della migliore possibilita’ di salire da adulti nel primo 20% dei redditi piu’ alti. E il perche’ risiede nel fatto che il denaro che viene dai piu’ facoltosi da’ alla citta’ le risorse che sono investite nelle voci di spesa pubblica che migliorano la vita di tutti, anche di chi non possiede nulla o quasi: i mezzi di trasporto, i parchi e le librerie municipali. Lo stesso 1% che guadagna oltre un terzo del reddito cittadino, infatti, paga il 45,7% in tasse.

E veniamo alle “voci” interessate.
Metropolitana e bus, da 30 anni a questa parte, sono irriconoscibili. C’erano molti meno milionari, allora, ma le stazioni erano coperte di graffiti e i treni erano inaffidabili per la loro condizione disastrata. Oggi sono 24 volte piu’ sicuri, e infatti si guastano ogni 170mila miglia percorse contro le 7186 miglia di quando la citta’ era piu’ “uguale”, ma nella miseria e nel pericolo. Arrivato a vivere qui 14 anni fa, ricordo di aver conosciuto persone che, memori dell’inferno che era stata la subway nei decenni precedenti, vietavano ai figli di prenderla, anche se era diventata molto sicura grazie alla cura di Rudy Giuliani contro la criminalita’, ed al miglioramento delle finanze municipali che hanno permesso di investire 80 miliardi per la manutenzione e la messa in sicurezza. Ancora nel 1992, in metropolitana ci furono una ventina di omicidi nel sistema di trasporti pubblici. Nel 2013 ce n’e’ stato uno. Adesso la metropolitana di New York e’ per tutti, e sulla linea E che va da Manhattan all’Air Train per l’aeroporto JFK ci sono sia i businessmen sia chi abita nel quartiere di Jamaica e non ha mai preso un aereo in vita sua. Diseguali? Certo, ma nella gran parte del paese i trasporti pubblici, nota Gelinas, sono “solo per i poveri, il che fa il servizio piu’ <uguale> ma piu’ scadente”.

Altro fattore decisivo per il benessere diffuso per tutti, e specialmente i meno abbienti, e’ la grande presenza di filantropi. Il top 1% ha donato 4,6 miliardi di dollari in opere di carita’ nel 2011, pari al 67% delle deduzioni fiscali di tutti i newyorkesi. Alle librerie pubbliche sono andati 78,7 milioni di dollari l’anno scorso, aiutando innumerevoli immigrati e bambini poveri a studiare l’inglese e a leggere. I parchi sono un’altra manifestazione del buon cuore dei ricconi: l’hedge fund manager John Paulson ha donato 100 milioni a Central Park due anni fa, per un programma di manutenzione speciale che sta ancora migliorando la qualita’ di un parco gia’ ottimo. In tre decenni ci sono stati 700 milioni di contributi di beneficenza per questo e per altri parchi sparsi nei 5 quartieri (boroughs): e i piu’ assidui frequentatori sono proprio i residenti, con centinaia di migliaia di famiglie latinos, afroamericane o filippine che organizzano picnic ogni fine settimana senza dover andare fuori porta. I Musei sono un terzo beneficiario della generosa diseguaglianza dei milionari, e rispondono, oltre che con la cultura e il piacere che offrono a tutti i visitatori, con iniziative puramente a vantaggio dei poveri: il Museo della City of New York ha organizzato classi ogni sabato per assistere studenti di East Harlem nella loro preparazione agli esami SAT, necessari per accedere ai colleges. L’anno scorso il 63% dei partecipanti ai corsi gratuiti ha migliorato sensibilmente la performance rispetto al risultato che avevano avuto al primo tentativo, ed hanno quindi piu’ chance di ottenere l’ingresso in universita’ migliori. Insomma New York, con tutta la sua diseguaglianza, non e’ solo il paradiso di chi ha tanti soldi, ma anche di chi non ne ha, o ne ha pochissimi. Per questo, e’ l’invidia di tante altre realta’ metropolitana, mentre dovrebbe essere il modello. “Una citta’ come Detroit amerebbe avere una tale diseguaglianza”, e’ il finale commento di Gelinas.

di Glauco Maggi

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