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Scenari a stelle e strisce

La terza sarà la volta buona? Mitt Romney, la pazza idea presidenziale

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Mitt Romney

La terza sara’ la volta buona? Mitt Romney, sconfitto alle primarie repubblicane del 2008 da McCain e da Obama nel 2012, aveva sempre detto finora che avrebbe lasciato il campo ad altri repubblicani nel 2016. Poi e’ successo di tutto. Gli errori di Obama, in particolare il confronto perso in Ukraina con Putin e la sottovalutazione del terrorismo islamico, hanno ricordato alla gente che Mitt aveva definito la Russia “il maggiore pericolo geo-politico al mondo” e tenuto alto l’allarme per la vitalita’ del radicalismo islamico, dalla Libia alla Siria, dall’Iraq all’Iran alla Palestina. Cioe’, aveva ragione lui. Non a caso, nello stesso sondaggio di qualche mese fa in cui Barack veniva giudicato “il peggiore presidente dalla Seconda Guerra Mondiale”, gli americani espressero pure il “rimorso del compratore”: per il 53% sarebbe stato infatti meglio per gli Usa se avesse vinto Romney nel 2012, mentre solo il 44% ha confermato la scelta per Obama.

Nel mondo repubblicano, che e’ quello che conta per vincere le primarie, la stella di Mitt e’ cosi’ tornata inaspettatamente a brillare, ma anche grazie a fatti politicamente molto concreti, ossia le primarie in corso nel GOP per i candidati deputati e senatori. L’ex governatore del Massachusetts si e’ speso per mesi in tutto il paese nell’appoggiare i suoi preferiti, per lo più figure conservatrici gradite all’establishment in opposizione a quelle più' estremiste vicine ai Tea Party. Le sponsorizzazioni esplicite sono sempre decisioni delicate, perche’ riflettono l’acume politico di chi le fa nel valutare i meritevoli, ma possono esporre alla figuraccia di vedere battuto il proprio preferito, un esito che significherebbe scarsa influenza sugli elettori. Ebbene, finora la “mano” di Mitt e’ stata come quella del re Mida: nella trentina di sfide in cui ha deciso di esporsi facendo comizi e presenze pubbliche a favore di un certo candidato lo ha sempre portato alla vittoria.

La performance non e’ passata inosservata, soprattutto tra i finanziatori della campagna del GOP, che hanno riscoperto un nome che avevano cancellato. Persino Paul Ryan, il deputato del Wisconsin che era stato il suo vice nel ticket perdente di due anni fa ed e’ notoriamente nella rosa dei papabili per il 2016, ha incontrato Romney qualche giorno fa e ha detto pubblicamente “mi piacerebbe vederlo ancora in corsa”.

“Le circostanze possono cambiare, ma non voglio che la mia testa finisca li’ ”, ha finalmente detto Romney giorni fa alla radio durante il “The Hugh Hewitt Show”, scatenando i dietrologi sulle sue vere intenzioni a partire da quel “le circostanze possono cambiare”. Mitt sta insomma prendendo atto che le pressioni di tanti suoi sostenitori si basano su un effettivo recupero di popolarita’ nazionale, in parallelo alla caduta di credibilita’ di Obama, e ha aperto uno spiraglio sul proprio futuro. L’elemento fondamentale che potrebbe nei prossimi mesi tramutare in “si’ “ l’attuale “no, ma vedremo” del mormone e’ ovviamente l’indice della sua popolarita’ in relazione a quella degli altri possibili concorrenti nel GOP. E Mitt sta andando a mille. Di fatto e' gia’ considerato in gara nelle risposte ai sondaggi, formali o ufficiosi, che cominciano ad essere tenuti negli Stati cruciali, quelli che, tradizionalmente, saranno tra i primi ad aprire la stagione delle primarie fra poco piu’ di un anno avviando la selezione.

Nel New Hampshire, secondo il sondaggio della Suffolk University-Boston Herald fatto prima della sua fresca dichiarazione possibilista, il 24% dell’elettorato del GOP era gia’ pronto a rivotare Romney, come era avvenuto in precedenza nello stato del New England, davanti al 9% di sostenitori del governatore del New Jersey Chris Christie, con tutti gli altri nominabili dietro a spartirsi le briciole. Nell’Iowa, dopo la frase sibillina, il favore per Mitt e’ aumentato ancora. Secondo un sondaggio USA Today/Suffolk University diffuso ieri 27 agosto la percentuale di probabili elettori dello Stato del Mid-West che hanno messo la croce sul suo nome e’ stata del 35%. Il secondo, Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas ed oggi conduttore televisivo per Fox News, non ha superato il 9%. Il 6% e’ andato a Christie e all’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, mentre i nomi nuovi dei due senatori del sud, il libertario Rand Paul del Kentucky e il “Tea Party” Ted Cruz del Texas hanno raccolto il 5%, con un 10% di indecisi. Sempre in Iowa, in un parallelo sondaggio con l'esclusione di Romney, gli indecisi sono stati il 17%, con Hackabee che ha preso il 13% e Christie il 10%. Il primo responso nel GOP, dunque, e’ la fiducia nell’ “usato sicuro”, mentre Tea Party e libertari paiono destinati ad un ruolo secondario.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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