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I ribelli libici umiliano Obama: bagno nella piscina dell'ambasciata Usa a Tripoli

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

I ribelli libici umiliano Obama: bagno nella piscina dell'ambasciata Usa a Tripoli

Ci sono immagini cruciali che sono destinate a contraddistinguere le guerre. E quella che sta diventando virale su Youtube, ripresa in continuazione da siti e canali di news americani (Fox Channel la sta trasmettendo nei suoi talk show e notiziari senza risparmio, anche se è Labor Day) è l'epilogo umiliante della "campagna di Libia" del presidente Obama. Si vedono militanti islamici del gruppo Dawn of Libya che si tuffano festosi nell'acqua verde-blu della piscina della sede della Cia, all'interno del complesso diplomatico Usa di Tripoli. Giornalisti dell'Associated Press sono stati invitati a visitare il complesso, che i militanti di Dawn hanno "conquistato" e dichiarato "sicuro". In realtà non era difeso da nessuno, visto che le autorità locali di governo si sono dissolte. Ci sono finestre rotte ma gli interni sono preservati con cura. L'ambasciata e gli annessi erano stati abbandonati a fine luglio da tutto il personale diplomatico degli Stati Uniti, perché, disse allora John Kerry, i gruppi concorrenti di islamici ultrà avevano trasformato la capitale in un campo di battaglia. Obama aveva già dovuto subire, sempre in Libia ma nella sede del consolato di Bengazi, la tragedia dell’uccisione dell'ambasciatore Chris Stevens due anni fa, l'11 settembre 2012, anniversario delle Torri Gemelle per un attacco di Al Qaeda. Così adesso il personale americano in Libia "opera" da Malta, e nessuno prevede un loro pronto rientro nella sede di Tripoli, con palestra e piscina, che è diventato l'ultimo trofeo del gruppo di ribelli islamici.

Obama ha raccolto quello che ha seminato. L'intervento "umanitario" per salvare gli oppositori del colonnello Gheddafi lo aveva affidato ai francesi e ad altri paesi, offrendo i raid aerei Usa, ma con la sciagurata teoria del "guidare da dietro", ossia politicamente nascosto alle spalle della UE. Ma l'Europa è "continente di pace", spende poco per i suoi armamenti ed è persino più vicina "spiritualmente" agli islamici, Hamas e Hetzbollah compresi, che non a Israele: e in questo è in sintonia con Barack Hussein. La Libia, senza leadership e responsabilità americana, è passata così dal pugno di ferro di Gheddafi all'anarchia nel segno dell'estremismo dei gruppi islamico-nazisti radicali, più o meno per ora collegati ad Al Qaeda, e con il rischio di finire sotto l'influenza dell'Isis. A Gheddafi, peraltro, va riconosciuto che aveva rinunciato ai suoi arsenali nucleari pubblicamente e concretamente, dopo che aveva visto la sorte di Saddam per mano di Bush figlio. E a proposito di George W. viene in mente un'altra immagine "storica". 

Vi ricordate le risate e gli sfottò dei media quando il presidente repubblicano annunciò la caduta di Bagdad e la eliminazione di Saddam Hussein sulla nave da guerra Usa, con alle spalle lo striscione Mission accomplished (Missione compiuta)? Negli anni immediatamente successivi, con l'Iraq finito nel caos del conflitto etnico-politico tra i radicali sciiti e sunniti, quella foto fu usata alla nausea dai liberal in occidente per condannare la dissennata esposizione di vanto fuori luogo del presidente repubblicano. Poi però il neocon texano, ostinato comandante in capo che aveva una sola strategia fin dall'inizio, quella di "vincere" battendo i radicali islamici e offrendo al paese la strada delle elezioni e della instaurazione d'un regime democratico, "compì la sua missione" davvero, e regalò ad Obama un paese sicuro. Tanto sicuro che il suo vice Joe Biden, nel febbraio del 2010, disse a Larry King della Cnn "sono molto ottimista sull'Iraq. Penso che sarà uno dei più grandi successi di questa amministrazione. Vedrete 90mila soldati Usa marciare verso casa entro la fine dell'anno. E vedrete uno stabile governo in Iraq che si sta muovendo nella direzione di un governo rappresentativo". Abbiamo visto invece ben altre "immagini simboliche" da biblioteca. In Iraq quattro anni di "non politica obamiana" in Iraq e in Siria hanno prodotto l'Isis, e il filmato aborrente della decapitazione del giornalista James Foley a fare da "copertina" della storia. In Libia, per ora, si ride amaro per i tuffi gioiosi degli islamici ultrà nella vasca verde-blu piena della vergogna americana.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • gem54tenerife

    02 Settembre 2014 - 05:05

    Signor Obama, Lei è e rimarrà sempre solo un africano. Un premio Nobel buttato via.

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