Cerca

Politica estera senza bussola

Obama all'angolo, il Wall Street Journal lo sfida: "Dica che Dick Cheney aveva ragione"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama all'angolo, il Wall Street Journal lo sfida: "Dica che Dick Cheney aveva ragione"

Obama nel discorso TV in prima serata di mercoledì 10 ha mostrato un volto battagliero, che non gli si addice dopo aver costruito la sua intera carriera, prima e dopo l’ingresso nella Casa Bianca, da colomba inflessibile, politicamente autolesionista e pericolosa per il mondo e gli USA. Sono stati i due recentissimi sgozzamenti dei giornalisti americani che hanno mutato l’umore della gente, oggi interventista come dopo l’11 settembre di 13 anni fa, a costringere il presidente a deporre la mazza da golf e a indossare l’elmetto del comandante in capo in esercizio attivo. Ma per giudicare le parole del discorso con cui Obama crede di riabilitarsi agli occhi del pubblico bisogna partire dalle cose dette e dalle azioni concrete che ha, o meglio NON ha, compiuto in tutti questi anni.

Ecco perche’ e’ utile ricordare, come ha opportunamente suggerito in un editoriale il Wall Street Journal, chi e’ stato finora il vero Barack presidente. Obama vinse la Casa Bianca sostenendo che gli Usa si erano inimicati il mondo e i musulmani usando scriteriatamente la loro forza all’estero. Disse che Bush e il suo governo avevano tradito l’America interrogando i terroristi catturati in modo troppo duro, e che avevano posto in essere un programma di spionaggio telefonico e digitale troppo invasivo. Fece anche il famoso “tour delle scuse”, Barack Hussein, partendo dal Cairo e dal palco dell’Onu per far capire agli islamici e agli altri leader, anche se autocratici e dittatoriali, che potevano contare su una nuova America. Alla base della sua analisi “anti-americana” c’era la negazione della “eccezionalità” degli Stati Uniti e la convinzione che i nemici (tutti, dagli islamici estremisti a Putin e a Chavez, al quale strinse la mano ricevendo in cambio un libro anti-imperialista) odiavano gli americani non perche’ odiavano i loro valori di democrazia e la loro influenza pro liberta’ nel mondo, ma perche’ gli USA li avevano “provocati” con l’idea della eccezionalita’ e gli interventi.

Da qui, la scelta di non immischiarsi in nuove azioni, per esempio in Siria, anche esponendosi alla umiliazione di “tirare una linea rossa” contro l’uso di Assad delle armi chimiche, e poi non mandare l’aviazione per punirlo, come pure lo stesso Obama aveva solennemente annunciato. Piu’ in generale, ha pensato il Nobel della Pace, se gli Usa non avessero confrontato con vigore gli avversari sempre piu’ baldanzosi, dall’ Iran che vuole farsi la bomba nucleare alla Russia che sogna la ricostruzione dell’impero neo-sovietico a danno dei vicini a partire dall’Ucraina, l’ostilita’ verso l’America si sarebbe dissolta e il mondo sarebbe stato piu’ sicuro. Noi dobbiamo costruire la nazione a casa nostra, ha teorizzato per tutto questo tempo Barack, e per questo fine ha proposto e attuato forti tagli al budget del Pentagono.

Appena arrivato alla Casa Bianca, Obama aveva proposto di ripartire da zero nella relazione con Mosca, accettando le pressioni di Putin per smantellare le difese missilistiche in Polonia e Repubblica Ceka. E quando nel 2009 l’opposizione e gli studenti si sono mobilitati nelle piazze in Iran –al grido di viva la liberta’ e viva l’America - contro i brogli elettorali di Ahmadinejad, Obama ha negato un netto appoggio per non irritare i mullahs e sperare di strappare la loro rinuncia al nucleare: oggi Teheran e’ in dirittura d’arrivo con il suo obiettivo, e Barack si e’ alienato la fiducia del solo vero amico in Medio Oriente, Israele. Quando la piazza in Siria si levo’ contro Assad, nel 2011, Obama gli chiese di dimettersi, ma senza fare nulla per aiutare l’opposizione dei moderati vicini all’Occidente: non li armo’, come chiedevano che facesse, non solo il senatore John McCain e altri repubblicani, ma anche il segretario di Stato Hillary Clinton e David Petraeus, allora capo della Cia. E’ stata cosi’ la latitanza americana in Siria ad aprire la strada alla repressione di Assad, al caos della guerra civile, e all’ingresso trionfale sulla scena dell’ISIS.

Obama e’ stato cieco e ottuso nella vicenda iracheno-siriana, ignorando il rischio crescente dell’Isis: a inizio del 2014, quando gia’ gli islamici del Califfato avevano conquistato città e aree strategiche in Siria e Iraq, definì il gruppo “una squadretta di liceo”. E ancora poche settimane fa disse che erano “fantasie” quelle di chi pensava di poter armare i ribelli siriani moderati, deridendoli come “medici e dentisti”. Dopo una serie tanto coerente di errori gravissimi di valutazione, per cominciare ad apparire credibile di fronte a un pubblico che oggi lo disapprova fortemente in tutti i sondaggi Obama deve fare un’autocritica a 360 gradi. Per risparmiare il fiato e non infliggere ore di retorica arrampiccandosi sugli specchi basterebbe che dicesse “Dick Cheney ha sempre avuto ragione”, lo sfida il WSJ.

di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • jerico

    05 Ottobre 2014 - 09:09

    Obama ? Si vede dall'aspetto che è un emerito co... !

    Report

    Rispondi

    • milena_93

      10 Febbraio 2015 - 22:10

      Razzista ignorante

      Report

      Rispondi

  • Anna 17

    Anna 17

    10 Settembre 2014 - 20:08

    Peccato che questi americano abbiano impiegato oltre 6 anni a capire che questo non capisce una beata fava. Ogni sua decisione è stata un errore pacchiano ed ora vuol farci fare la guerra a Putin, per capricci suoi dati dalla politica ottusa degli USA targata Obama.

    Report

    Rispondi

blog