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Diari d'America

Disastro Obama: Usa dietro Spagna e Italia per la competitività fiscale

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Disastro Obama: Usa dietro Spagna e Italia per la competitività fiscale

L’America e’ arrossita, ma con Obama si e’ abituata a queste figuracce. “Di tutte le umiliazioni economiche possibili” ha commentato il Wall Street Journal, ci mancava quella di “finire al 32esimo posto su 34, dietro alla Spagna e all’Italia, nella classifica dei paesi per “competitivita’ del sistema fiscale”. Non e’ che l’Italia possa bearsi piu’ di tanto della sua posizione, peraltro, visto che e’ al 31esimo posto (dietro la Spagna che e’ al 30esimo) tra tutti i 34 paesi dell’OCSE, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ma e’ ovvio che per gli Stati Uniti, nazione simbolo del business e del capitalismo, precedere soltanto il Portogallo (33esimo) e la Francia socialista (ultima assoluta al 34esimo) nella graduatoria e’ motivo di enorme imbarazzo.

La “competitivita’ fiscale” e’ l’oggetto di un nuovo indice (International Tax Competitiveness Index) creato dalla Tax Foundation, il noto pensatoio Usa che gia’ produce da anni lo “State Business Tax Climate Index”, volto a classificare gli stati in base a quanto sia facile e proficuo fondarvi imprese e fare affari. La nuova analisi misura invece quanto “un sistema fiscale di un paese rispetti due importanti principi di politica tributaria, a) la competitivita’ e b) la neutralita’ fiscale”.

a) Un codice fiscale competitivo e’ quello che limita la tassazione delle attivita’ di business e degli investimenti. Poiche’ i capitali sono mobili e ogni imprenditore puo’ decidere dove investire per la sua azienda, se le tasse sono troppo alte “indirizzano l’investimento altrove, portando ad una riduzione della crescita economica”, spiegano gli esperti del pensatoio di Washington.

b) Per neutralita’ la Tax Foundation intende “un codice fiscale che cerca di elevare il reddito al massimo con il minimo di distorsioni economiche. Significa che non deve favorire i consumi a danno dei risparmi, come avviene con le tasse sui capital gains e sui dividendi, e le alte tasse progressive sui redditi. Questo significa anche non accordare esenzioni fiscali a imprese specifiche per le loro attivita’ di business”. L’ultimo punto riguarda quello che e’ chiamato crony capitalism, o deformazione politico-mafiosa del capitalismo. Per esempio, tutte le facilitazioni fiscali per le imprese “verdi”, di cui Obama ha fatto un culto costosissimo per i contribuenti ma a che sono diffusissime anche in Europa, congiurano contro la “neutralita’ fiscale”.
Per calcolare il nuovo Indice, la Tax Foundation ha considerato oltre 40 fattori economico-tributari, e l’America di Obama, insieme al quartetto dei Paesi sud europei citati, e’ finito in coda. Del resto e’ il paese con il piu’ alto livello al mondo di tassazione delle corporation, il 39%, comprese le imposte regionali. E in sovrappiu’, praticamente in esclusiva, gli Usa hanno quella misura fiscale punitiva per cui tassano gli utili delle corporation americane realizzati all’estero, nel momento in cui rientrano in patria.

Per questo motivo, non solo i capitali non rientrano, frenando la possibile crescita. La norma ha creato di fatto persino un modello, detto della inversione fiscale, che consiste in questo: una grossa societa’ Usa (l’ultimo caso e’ stato Burger King) acquista un’altra societa’ in Canada o in Irlanda, dove il regime fiscale e’ piu’ favorevole, e poi procede alla fusione e al trasferimento della sede centrale – legale e fiscale - della nuova entita’ nel paese della impresa assorbita. Obama lo considera un “tradimento” e vuole introdurre una legge che reprima questa pratica legittima di libero mercato. Se lo fa, nella classifica dell’anno venturo della Competitivita’ Fiscale ha ottime chance di battere la Francia e conquistare la maglia nera globale. Davanti, irraggiungibili se non arrivano un altro Ronald Reagan o un JF Kennedy, ci sono ai primi 11 posti Estonia, Nuova Zelanda, Svizzera, Svezia, Australia, Lussemburgo, Olanda, Slovacchia, Turchia, Slovenia e Irlanda. Tra gli altri maggiori paesi, la Germania e’ 20esima, la Gran Bretagna 21esima, il Giappone 25esimo.

di Glauco Maggi

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