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Contro gli islamo-nazisti

Guerra all'Is: quei fantomatici alleati di Barack che non si fidano di Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Si puo’ capire l’intento degli obamiani italiani, che sanno essere piu’ obamiani dei media liberal americani, di salvare quello che si puo’ , se si puo’, della credibilita’ del presidente di sinistra. Ma sulla storia della “coalizione” annunciata da Barack nel famoso discorso dell’entrata dell’America nella “operazione di controterrorismo”, poi diventata “guerra” a denti stretti, hanno proprio esagerato nel darla come un dato di fatto, scontato, raggiunto. Va bene che bisogna sempre marcare la differenza, in meglio, con George W. Bush, che raggruppo’ oltre 30 nazioni nel 2003, ma i fatti restano fatti. E sparare una coalizione gia’ allineata dietro al leader americano e’ gettare il cuore oltre all’ostacolo.

L’Egitto, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania e altri paesi arabi alleati di Washington avrebbero, in effetti, un proprio interesse a temere gli jihadisti dell’ISIS, ma finora non hanno preso alcun impegno concreto, non hanno promesso truppe, ne’ mandato armi o denaro. Perche’? Perche’ non si fidano di Obama. Non sono stati dimenticati i precedenti del presidente americano, dalla guida da dietro in Libia con successivo abbandono del paese al caos e all’attacco mortale dell’ ambasciatore Usa a Bengazi, fino alla “linea rossa” tracciata contro Assad sull’uso di gas tossici contro i civili e al dietro-front sulla decisioni di usare i raid aerei su Damasco per la promessa punizione del governo siriano. Il Qatar e la Turchia? Il primo e’ stato sempre un notorio finanziatore di sunniti ultra’, e immaginare che possa di punto in bianco combatterli e’ illusorio.

La seconda, pur essendo membro della Nato ed avendo la cruciale posizione strategica di confine con Siria e Iraq, e’ guidata dall’ideologo islamico Erdogan, che appoggia Hamas a Gaza contro Israele, e ha gia’ detto che neghera’ le basi agli Usa. Il premier britannico Cameron, a parte le parole di fuoco per condannare la decapitazione dell’ostaggio inglese, il terzo dopo i due americani, e’ l’immagine dell’incertezza sul come attivamente combattere l’ISIS, preso oltretutto com’e’ dalla Scozia secessionista. Il presidente francese Hollande e’ stato scottato un anno fa, quando spese lo scarsissimo capitale politico che disponeva (e oggi ne ha ancora di meno) per aderire apertamente alla campagna aerea contro la Siria lanciata da Obama. Poi l’americano cambio’ idea: come si fa a non capire che Hollande, fregato una volta, sia oggi oltremodo sospettoso?

Lui, e tutti gli altri potenziali alleati in realta’, vogliono vedere se Barack e’ determinato a usare davvero la forza, quella americana, o se la sua strategia d’intervento e’ “l’armiamoci e partite” di infausta memoria. E, ieri, tutti hanno avuto al contrario la prova che il comandante in capo Obama non la pensa nemmeno alla stessa maniera del comandante supremo effettivo delle forze armate statunitensi, il generale Martin Dempsey. Parlando davanti al Congresso Usa, il Numero Uno militare ha detto “se arriviamo al punto in cui io credo che i nostri consiglieri militari devono accompagnare le truppe irakene contro specifici obiettivi ISIS lo andro’ a raccomandare al presidente”.

Al che la Casa Bianca, per bocca del portavoce Josh Earnest, e’ intervenuta subito con l’idrante per cercare di spegnere la prospettiva del fuoco della partecipazione di soldati Usa sul terreno, che era stata esclusa da Obama nel discorso a reti TV unificate. “Il generale Dempsey si stava riferendo a un ipotetico scenario in cui ci potrebbe essere una futura situazione in cui lui, Dempsey, potrebbe fare una raccomandazione tattica al presidente per quanto riguarda l’uso di truppe di terra” ha detto Earnest. Ma cio’ che resta nelle menti dei possibili alleati (oltre che dei barbari dell’ISIS) e’ la divaricazione tra l’apertura alla guerra di terra del generale e la chiusura totale di Obama. “Queste forze Usa (il migliaio mandato gia’ in Iraq dal presidente NDR) non avranno una missione di combattimento”, aveva detto alla nazione Barack. “Noi non saremo trascinati in un’altra guerra di terra in Iraq”.

Con una Casa Bianca e un Pentagono che bisticciano sul che fare, come si puo’ pensare che altri paesi si arruolino? Obama insiste a NON mettere al primo posto la vittoria bellica come target concreto da raggiungere a ogni costo, e invece continua a comunicare al mondo (ISIS e alleati) quello che NON fara’ l’America. Ma per battere gli islamo-nazisti gli USA “dovranno cominciare a pensare a una strategia di guerra che vada ben oltre il pio desiderio di guidare una coalizione”, ha commentato Benny Avni sul New York Post.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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