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Il fedelissimo

Cosa c'è dietro le dimissioni di Holder. E con chi lo sostituirà Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Cosa c'è dietro le dimissioni di Holder. E con chi lo sostituirà Obama

Eric Holder è stato nei sei anni in carica come General Attorney (ministro della Giustizia) il servitore più “politico” del governo Obama, della stessa pasta del presidente suo amico, afro-americano come lui, e compagno di merende ideologiche ultra liberal nella “base operativa” di Chicago. Ieri ha annunciato che si dimetterà ma ha dato al sua disponibilità a restare al suo posto fino a quando non sarà in carica il suo successore. Girano tanti nomi in proposito, dal procuratore federale di New York Preet Bahrara alla ex consigliera della Casa Bianca Kathy Ruemmler e al procuratore federale dello Stato di Washington Jenny Durkan, e altri ancora. Conta poco chi sarà il nome del rimpiazzo, comunque, perché la caratteristica unica che dovrà avere sarà di essere un fedele insabbiatore degli scandali che ancora lastricano la storia giudiziaria degli Usa di Obama, proprio come è stato capace di fare per tutto il suo tempo Holder. Tanto che lui, alla Storia, è già passato per essere stato l’unico ministro della Giustizia ad essere censurato con un voto di disprezzo del Congresso, proprio per aver negato la consegna di documenti che avrebbero fatto luce sulla responsabilità sua e del governo nell’affaire Fast and Furious.

In quella operazione, condotta da un braccio del suo ministero, morirono molti messicani e anche almeno una guardia di confine americana, uccisi dalle armi che gli agenti segreti Usa avevano fatto arrivare a dei “pesci piccoli” delle gang di narcotrafficanti allo scopo di “seguirli” per individuare i “pesci grossi”. Il risultato fu un fiasco, perché nessun capo-gang fu mai preso e le armi furono invece usate nella normale attività criminale delle bande. Holder ha sempre sostenuto di essere all’oscuro del progetto, ma non ha mai permesso agli investigatori della Commissione parlamentare d’indagini sull’operato del governo di accedere a dati e documenti, come la legge richiede, e ha preferito subire il verdetto di condanna morale. Stesso muro Holder lo ha poi eretto nel caso dell’IRS, l’agenzia delle tasse che ha vessato i gruppi conservatori: ha finto di indagare, e ha concluso che nessun reato era stato commesso e che nessun alto funzionario dell’IRS o della Casa Bianca doveva finire nel libro nero delle incriminazioni. In compenso, Holder ha fatto causa ai giornalisti della AP e al reporter di Fox Rosen, ricorrendo alla “legge Anti Spionaggio del 1917” , perché avevano ottenuto e pubblicato notizie da fonti governative. 

Anche l’ultimo atto della sua carriera, l’addio al posto, è stato interamente dettato dall’interesse politico. Holder da mesi era pressato da motivi familiari che lo spingevano a mollare, ma scegliendo di farlo ora ha colto l’ultima finestra possibile. Se fosse restato qualche setttimana in più, e poi a novembre il GOP avesse vinto le elezioni ottenendo il controllo del Senato, sarebbe dovuto rimanere per altri due anni, fino a fine 2016. Per poter nominare un ministro, infatti, Obama ha da superare la procedura di conferma che prevede l’interrogatorio pubblico del candidato da parte dei membri, dei due partiti, della Commissione per le Autorizzazioni del Senato. E infine un voto vincolante in aula. Con un senato targato repubblicano nel 2016 sarebbe molto arduo far passare un fedelissimo obamiano, perché il GOP pretenderebbe una personalità più indipendente e credibile. Ma anche le dimissioni di Holder troppo anticipate nel corso del 2014 avrebbero avuto dei costi politici notevoli per Obama: un dibattito sulla conduzione iper-partigiana del ministero di Holder, in diretta tv per giorni e giorni, avrebbe messo in difficoltà il partito democratico nella campagna elettorale, in corso da mesi, per il voto di medio termine. Di qui la soluzione “furba”, anche se politicamente disdicevole e irrispettosa della volontà popolare: nominare qualcuno nei prossimi giorni a Senato chiuso per l’imminenza del voto, e poi procedere al dibattito in Senato quando riaprirà una settimana dopo le elezioni. Sarà in carica lo stesso Senato di oggi, “anatra zoppa”, in quanto con tutta probabilità in molti non saranno stati rieletti e dovranno lasciare il 31 dicembre, mentre il Senato rinnovato entrerà in funzione dal primo gennaio. I repubblicani, sicuri di avere più seggi e forse addirittura la maggioranza, hanno già detto che vogliono dibattere la conferma del candidato successore di Holder nel 2015, sostenendo che è scorretto dare ai senatori decaduti il potere di una conferma tanto delicata. Ma è proprio quello che Barack e Holder hanno architettato di fare con questa manovra.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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