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La frase del giorno

House of Renzi (e Bersani resta in veranda)

Andrea Tempestini

Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, peregrinazioni giornalistiche tra Milano, Urbino, New York e ancora Milano, a "Libero" da maggio 2010. Prima economia, poi online, dove continuo a scrivere di economia e politica. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky. Su Twitter @anTempestini

Matteo Renzi e, sullo sfondo, Pier Luigi Bersani

"Ora dicono che vogliamo fare una scissione o condizionare dall’interno Renzi, io nel Pd ci sono e ci resto non con tutti e due i piedi, ma con tre piedi. Macché scissione. Però nessuno deve venirmi a insegnare come si sta in un partito, poi proprio quelli che hanno fatto i 101...". Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd e membro della minoranza del partito, 2 ottobre, sfogo raccolto un po' da tutti i quotidiani.

Piaccia o non piaccia, Renzi si è dimostrato leader assolutamente adatto ai tempi. Quel 40% europeo, per quel che può valere, sta lì a dimostrarlo; e se messo in relazione a quel 30% malcontato di Bersani alle politiche del 2013 vale parecchio (la percezione - corretta - infatti è che il buon Pier sbagliò un rigore a porta vuota, o quasi). Forse Matteo non potrà spiegare come "si sta" in un partito allo smacchiatore di giaguari (ma forse); di sicuro gli può spiegare come prenderselo e guidarlo. Perché? Perché - si dice - fu il Deus ex machina di "quelli che hanno fatto i 101", e perché anche se tutti lo sanno la prova provata ancora non c'è. Un disdicevole intrigo di palazzo orchestrato dall'uomo da Rignano sull'Arno, si dirà. Già, si può dire. Ma alla fine, almeno ad oggi, chi ha vinto? E allora, piaccia o non piaccia Renzi, chi è che nell'Anno Domini 2014 può insegnare all'altro - che non ha mai vinto - come si sta in un partito?

Poi, certo, la politica non è mica una fiction: l'altro giorno Michael Dobbs, l'autore della trilogia letteraria di House of cards, lo ha ricordato al premier. "Le mie storie non sono un manuale di istruzioni". Vero, verissimo. Eppure chi ha visto la prima stagione della strepitosa serie tv (e chi non l'ha ancora vista la guardi e interrompa la lettura) forse ricorderà come Spacey-Underwood, per approvare la riforma dell'istruzione, maneggiò non solo per silurare lo speaker del Congresso, ma anche per silurare l'uomo al quale aveva fatto credere che sarebbe stato il successore. Vi ricorda per caso la vicenda dei 101 "giustizieri" di Romano Prodi? Il disegno di Spacey-Underwood, però, non si limitava alla riforma dell'istruzione (e chi non ha terminato la seconda stagione di House of cards, non legga). Il disegno di Spacey-Underwood mirava parecchio più in alto, un domino scientifico innescato dal siluramento dello speaker che lo avrebbe inesorabilmente portato al "potere-potere". Vi ricorda qualcuno? Poi, certo, "le mie storie non sono un manuale di istruzioni". Ma per Bersani, forse, potrebbero essere una lettura costruttiva.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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