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Complimenti per la trasmissione

Vanessa Incontrada, la Moll Flandersa del basso Lazio

Lo strano successo di Un'altra vita su Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Vanessa Incontrada, la Moll Flandersa del basso Lazio

Ci sono, oggi, in Italia solo due sceneggiatori in grado di trasformare fango narrativo in purè d’ascolti; e che meritano -come si faceva con Frank Capra- the name above the title, il nome sopra al titolo: Teodosio Losito e Ivan Cotroneo. Certe volte, conesso, non li comprendo.
Non capisco come Lotito a Mediaset sia in grado di trasformare passanti della recitazione come Garko e la Arcuri in Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. E oggi, onestamente mi sfugge come Cotroneo, con la complicità di Cinzia Th Torrini, sia riuscito a portare Un’altra vita (Raiuno, martedì prime time) allo straordinario 37,7% di share con 8 milioni di spettatori che lo rende la grande sorpresa della stagione, minaccandone l’inevitabile seconda serie. Eppure, come scrive la collega Silvia Fumarola di Repubblica nella fiction con Vanessa Incontrada non v’è nulla di credibile: «Le ragazze della Milano bene non parlano e non si vestono come le figlie di Vanessa» (è vero: infatti parlano e vestono inspiegabilmente romano ); e una donna medico che lascia il marito corrotto non si trasferisce a Ponza con la suocera, per invaghirsi del «primo fusto sullo scoglio». Ed è assai improbabile anche che il fusto di cui la dottoressa si invaghisce abbia appiccicata addosso una sfiga invincibile: gli è morta la figlia di pochi mesi, e la moglie pazza e rinchiusa in casa esce solo per infilarsi a messa e dare della meretrice all’Incontrada (Francesca Cavallin con occhi di bragia: «La pace non sia con te!»), col chiaro intento di rapirle la figlia piccola credendola l’infante morta di cui sopra. Ed è molto difficile che, nel frattempo, la secondogenita di Vanessa si faccia mettere incinta, a 16 anni, da un militare in libera uscita che la molla sul bagnasciuga come in una canzone di Lucio Dalla. Per non dire della primogenita che s’innamora di un cuoco già fidanzato, lo stesso attore già visto, peraltro, morire in Che Dio ci aiuti qualche giorno prima. In più, ad aumentare la confusione: la suocera è interpretata da Loretta Goggi la quale compare tre giorni dopo nella giuria di Tale e quale.
Nel frattempo, il marito corrotto, dalla Svizzera, chiede a Vanessa -che a quanto punto è una sorta di Moll Flanders del basso Lazio- di testimoniare il falso. Ovviamente la puntata successiva si risolverà tutto per il meglio. Inutile citare la solita struttura iterativa che affonda nei classici del melò tra le sorelle Bronte e Daphne du Maurie. Cotroneo, a passeggiare affondando nei sentimenti, è maestro.
Personalmente ho preferito La scelta di Catia (Raitre lunedì, prime time) , docu-fiction su un vero tenente di vascello nell’operazione Mare Nostrum. Non mi spiego, ma chapeau. Ps pare che, alla riottosa Fumarola, come al Corsaro nero, alla fine sia spuntata una lacrima...

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