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Verso le elezioni

La gaffe della candidata democratica dice tutto: Obama è un boomerang

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La gaffe della candidata democratica dice tutto: Obama è un boomerang

Obama è sceso oggi al suo minimo storico di approvazione secondo Gallup, il 39%. All’opposto quelli che disapprovano il suo operato da presidente sono il 56%. La caduta nella stima popolare è tanto evidente che ha zittito i suoi fans più partigiani e opportunisti, quelli che fino a qualche tempo fa accusavano di razzismo chiunque osasse criticare “il primo presidente nero”. No, adesso il sostenere che sono razzisti il 56% degli americani sarebbe assurdo, ma soprattutto non è più politicamente corretto. A poco più di un mese dal voto di medio termine, con il controllo del Senato pericolosamente a rischio, gli stessi democratici si guardano bene dal difendere Obama, anzi ne prendono le distanze sfidando il ridicolo. Ad un dibattito in Tv nel Kentucky, alla candidata democratica Alison Lundergan Grimes che cerca di strappare il seggio al senatore del GOP Mitch McConnell, è stata fatta due sere fa da un giornalista una banale domanda: avevi votato per Obama alle presidenziali? Silenzio imbarazzato. “Quelli che sono venuti dopo sono stati i 40 secondi più rivelatori di quanto cattiva questa elezione stia diventando per i democratici”, ha riportato il Washinton Post, “e di come radioattivo sia percepito il presidente. La Grimes si è rifiutata di rispondere”, ossia di ammettere l’ovvietà di essere stata, nel 2008 e nel 2012, tra i milioni di elettori pro Obama.

Dire dove si fondi il crescente disamore dell’opinione pubblica per Barack, votato qualche mese fa in un sondaggio “il peggior presidente dalla Seconda Guerra Mondiale”, è difficile per eccesso di cause. La legge Obamacare è stata di sicuro il primo e maggiore catalizzatore delle critiche, assieme al super-stimolo che ha gonfiato solo il debito e non ha creato posti di lavoro. Ma anche i tanti scandali passati (Fast & Furious, Irs, giornalisti spiati e Nsa) e recenti (tanti reduci morti per malasanità negli ospedali del Ministero dei Veterani e le figuracce dei Servizi Segreti incapaci) hanno contribuito al crollo di credibilità, rivelando un’amministrazione prona agli abusi e niente affatto trasparente. Infine, il colpo di grazia sono state le mosse sbagliate, alla luce della perdita del prestigio Usa e della crescita delle minacce alla sicurezza nazionale, in politica estera: Libia, Iraq, Siria, e oggi la prospettiva di vedere gli islamici fondamentalisti dell’ISIS diventare i “Vietcong di Obama”. Che la reputazione del presidente sia caduta ad uno stadio di irrecuperabilità lo provano i libri al veleno di suoi tre ex ministri . Vigliaccamente, ma questo è un altro discorso, lo hanno pugnalato senza scrupoli di lealtà. O sperando di essere almeno giudicati bene dalla Storia per aver scaricato il loro ex boss, nel caso di Robert Gates e Leon Panetta (ministri della Difesa). O mirando a rifarsi una verginità impossibile ma utile per il 2016, nel caso di Hillary Clinton che si prepara a correre come anti-Barack.

Tutto ciò marca male per i democratici alle elezioni imminenti per il rinnovo dell’intera Camera e di un terzo del Senato. Quando il presidente è un’anatra zoppa, l’entusiasmo nel suo partito si spegne e il risultato è una scarsa affluenza alle urne. Già, negli ultimi tempi, agli appuntamenti di medio termine senza Casa Bianca in palio, la percentuale dei votanti è stata attorno al 40%, contro il 56% di votanti nelle scadenze presidenziali. Ma se l’affluenza è più marcata in uno dei due partiti, in diretta proporzione al diverso entusiasmo, ciò diventa il fattore decisivo per decretare vincitori e vinti. Secondo un sondaggio Gallup della settimana scorsa, solo il 33% della gente intervistata ha detto di aver dato “una qualche attenzione” alle prossime elezioni, e in questa ristretta fetta di probabili votanti i repubblicani sono davanti ai democratici di 12 punti. Hanno insomma più “voglia” di andare a votare. Se i democratici non sapranno invertire il trend la loro prospettiva è un bagno umiliante come nel 2010, quando persero il controllo della Camera. Allora gli “interessati al voto”, a un mese dalle urne, erano stati il 46%.

Lo spettro per i democratici è proprio il bis del 2010: in quell’anno, secondo il Centro Non Partisan della Partecipazione al Voto, si recarono ai seggi circa 21 milioni in meno - rispetto al trionfale 2008 obamiano -, di americani neri, ispanici, donne non sposate e giovani fino ai 29 anni, i bacini di elettori piu’ favorevoli a Obama e ai democratici. E fu il disastro che fece perdere oltre 60 deputati. Purtroppo per i democratici stanno emergendo in altri sondaggi (come quello di Pew Research) chiari segnali di disinteresse al voto tra giovani, neri e ispanici, delusi per le promesse tradite in tema di occupazione e immigrazione.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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