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FCA quotata

Il gran giorno di Marchionne ed Elkann a Wall Street

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il gran giorno di Marchionne ed Elkann a Wall Street

Nel giorno simbolico dedicato a Cristoforo Colombo che scoprì l’America, il ceo Sergio Marchionne e il presidente di Fiat Chrysler Automobiles John Elkann hanno scoperto lunedì 13 ottobre la terra promessa per ogni imprenditore che punta alla consacrazione del mercato, la quotazione al Nyse, il New York Stock Exchange.

Le cronache finanziarie dei prossimi mesi diranno se l’accoglienza tecnicamente soddisfacente della prima seduta per il titolo FCA (sigla FCAU) – sostanziale parità in un contesto della Borsa Usa negativo da una settimana per i timori di recessione globale che hanno generato una frenetica volatilità degli indici - sarà confermata o meno. “Quando presenteremo il prossimo bilancio trimestrale il mercato giudicherà”, ha detto Marchionne ai giornalisti che hanno affollato il parterre per la storica giornata dell’azienda.

In realtà, la storia degli ultimi dieci anni è già archiviabile come un successo indiscutibile. “Dieci anni fa era inconcepibile pensare che saremmo arrivati qui oggi”, ha detto un emozionato Elkann al suono della campanella. Dalla chiamata al timone di Marchionne, ci sono stati i cinque anni per salvare la Fiat e poi gli altri cinque per acquisire e portare al risanamento la Chrysler: “Un percorso che ci rende orgogliosi e molto felici, e oggi possiamo dire che il gruppo che si quota qui è più importante della somma delle due entità”, hanno detto i due rappresentanti della compagnia, aggiungendo che per i dipendenti italiani del gruppo le prospettive non sarebbero certo al livello in cui sono adesso se non ci fosse stata l’espansione all’estero offerta dall’occasione della Chrysler.

Dalle risposte della coppia alle Tv Usa e ai giornalisti della carta, alternate e in perfetta sintonia, non è emersa solo la soddisfazione per i buoni risultati aziendali globali ottenuti finora, che sono sotto gli occhi di tutti, ma un’ottica totalmente spiazzante rispetto al dibattito politico-sindacale-imprenditoriale italiano. “Gli italiani si parlano l’uno con l’altro”, ha detto Marchionne, alludendo alla difficoltà diffusa di cercare di muoversi in una prospettiva internazionale e di affrontare la competizione globale come una possibilità. Vengono in mente le parole di Matteo Renzi, davanti al Council on Foreign Relations qualche settimana fa, quando ha detto che “la globalizzazione è una occasione per l’Italia di far fiorire il made in Italy” e non deve essere demonizzata. Non a caso, è noto il feeling che ha accomunato di recente Marchionne al primo ministro italiano.

Si dirà che la “Fiat filogoverantiva” non è una novità nella storia italiana. Torino e gli Agnelli, polemizzano i critici di Marchionne, hanno sempre bussato al regime di Roma per sussidi e salvataggi. Vero. Ma nei tempi del passato consociativismo i sindacati e la sinistra si guardavano bene dall’attaccare frontalmente il governo perché sovvenzionava la Fiat (e in generale le aziende pubbliche o private politicamente rilevanti): anzi, era tutto un tavolo da cui trarre vantaggi incrociati particolari a danno delle casse di stato. Oggi che aumentare il debito pubblico è impossibile, e che il premier rottamatore ha rottamato il sindacalismo conservatore inneggiando alle virtu’ della globalizzazione e delle sfide innovative, piovono sulla Fiat le critiche dei media e dei politici di sinistra e di destra, uniti nell’ideologia “antimercato”. Si avverte la nostalgia del mondo “rassicurante”, imperniato sul protezionismo e sul dirigismo industriale, che regnava prima dell’arrivo di Marchionne. E a lui non si perdona il fatto di aver rottamato le relazioni social-sindacali, fino all’uscita da Confindustria, e di aver indicato la via del futuro.

“Oggi è stata una bellissima giornata”, ha detto Marchionne a Wall Street. “Ma questo non è un punto di arrivo bensì l’inizio di un nuovo capitolo che noi tutti, in FCA, siamo determinati a scrivere”, ha fatto eco Elkann. Il concetto-promessa è che dipendenti, collaboratori e dirigenti sono tutti sulla stessa barca, e devono remare insieme per avanzare sempre. Parole perfette per il Columbus Day, il giorno delle tre caravelle di maggiore successo della storia.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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