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Cura Obama sugli Usa: crollo della libertà economica

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Cura Obama sugli Usa: crollo della libertà economica

Gli Stati Uniti di Obama sono scesi dall’ottavo posto (secondo il Rapporto del 2008) al 12esimo posto (secondo il rapporto 2014) nella classifica della “libertà economica” stilata dal pensatoio libertario americano Cato Institute e dal canadese Fraser Institute. L’Italia ha fatto di peggio, crollando dal 49esimo al 79esimo posto nello stesso intervallo di tempo. Ma se per Roma piove sul bagnato di una crisi strutturale ben nota che si trascina da decenni, la performance della maggiore economia del mondo, nel periodo in cui a guidarla è stato il “messia” che doveva ridarle dignità e vitalità economica dopo la grave recessione del 2007, fa sicuramente più notizia. Ed è una brutta notizia. Barack non solo è riuscito a trasformare gli Usa da superpotenza militare-politica, consapevole del suo ruolo di leadership sul terreno geopolitico globale, in una “nazione tra le altre”, “non eccezionale”, anzi secondaria e sempre più irrilevante di fronte alle crisi globali e agli attacchi dell'Islam fondamentalista alla pace. Sul piano della prosperita’ economica ha fatto danni di pari gravità. Eppure, quando ha assunto il potere nel 2008, nei sondaggi WSJ/NBCNews i democratici avevano un vantaggio abissale di 18 punti sui repubblicani nel “maneggiare l’economia”. Ma questo capitale di credibilità è stato bruciato sull’altare della sua politica “socialista”, imbrigliata nelle iper-regolamentazioni, anti-crescita: così lo scorso mese, appena prima che il fiasco in economia venisse sancito dalla classifica del Cato, l’opinione pubblica lo ha decretato nello stesso sondaggio WSJ/NBC News. Dopo sei anni di governo obamiano, il GOP è oggi promosso, con 10 punti di vantaggio sui democratici, quale partito meglio attrezzato per “maneggiare l’economia”.

L’Indice utilizzato dal Cato, costruito in decenni di ricerche da premi Nobel ed altri economisti di vaglia, prende in considerazione 5 fattori principali che hanno impatto sulle sorti economiche di un paese: 1) La dimensione del governo; 2) La struttura legale e la sicurezza dei diritti alla proprietà; 3) L’accesso a finanziamenti sani; 4) La liberta’ di fare commercio sul piano internazionale; 5) La regolamentazione del credito, del lavoro e delle imprese. I paesi i cui cittadini sono piu’ liberi nel fare business e negli scambi commerciali, e i cui diritti legali sono meglio protetti dalle leggi, ottengono punteggi più elevati: secondo le ricerche degli economisti, i paesi che risultano in testa alla graduatoria sono destinati a fare meglio sul piano economico perché viene permesso al libero sistema di individui e aziende di creare maggiore ricchezza vera.

Il settore in cui l’America ha marcato il maggior calo è la sua struttura legale. Il rapporto nota che “il crescente uso dell’esproprio pubblico (eminent domain) per trasferire le proprietà a favore di potenti interessi politici, le ramificazioni delle guerre alla droga e al terrorismo, e la violazione dei diritti di proprietà dei detentori di obbligazioni nella vicenda del salvataggio dell’industria automobilistica (a vantaggio dei sindacati NDR) hanno indebolito la tradizione della forte aderenza allo stato di diritto negli Usa”. La certezza delle leggi è sempre stata un caposaldo della prosperità e libertà in America, ma ora gli Stati Uniti sono precipitati ad un umiliante 36esimo posto in questo fattore: combinato con l’aumento delle regole, è ciò che sta frenando la crescita economica. “Gli Usa stanno vivendo un significativo distacco dallo stato di diritto e vanno verso uno stato altamente regolamentato, politicizzato e pesantemente controllato”, scrivono gli autori della ricerca.

I dieci paesi che in questa edizione 2014 spiccano ai primi dieci posti sono, nell’ordine, Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda, Svizzera, Isole Mauritius, Emirati Arabi, Canada, Australia, Giordania, Cile e Finlandia (questi ultimi due sono appaiati al decimo posto). Ed ecco quale posizione occupano in classifica le altre maggiori potenze economiche mondiali: Gran Bretagna (12, al pari degli USA), Giappone (23), Germania (28), Sud Corea (33), Francia (58), Italia (79), Messico (91), Russia (98), Brasile (103), India (110), e Cina (115).

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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