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Diari d'America

Obama, rischio flop alle elezioni di medio termine

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama, rischio flop alle elezioni di medio termine

A 19 giorni dal voto di medio termine le prospettive del GOP appaiono sempre piu’ rosee. Il New York Times nella sua ultima analisi da’ il 73% di possibilita’ che i repubblicani conquistino il Senato, che e’ il vero premio in palio in questa tornata, visto che il controllo della Camera da parte dei repubblicani non e’ mai stato in discussione. Un guadagno netto di seggi nei due rami del Congresso da parte del GOP e’ un esito scontato in tutti i sondaggi, e l’unica incertezza e’ quanto grande sara’ l’avanzamento dei repubblicani.

Secondo Karl Rove, ex stratega delle due vittorie di George Bush, i candidati dello stesso partito del presidente che occupa la Casa Bianca tendono ad avere, alle elezioni di medio termine come quella del prossimo 4 novembre, una percentuale complessiva di voti vicina al suo tasso di popolarita’: e oggi, secondo i sondaggi Gallup e ABC News, Obama e’ giudicato favorevolmente a livello nazionale dal 40%. Per citare un paio di esempi, scrive sul WSJ Rove, i candidati democratici al Senato nelle precedenti elezioni di medio termine del 2010 avevano raccolto in media il 3,7% in meno del tasso di approvazione di allora di Obama, mentre i candidati repubblicani nel 2006 raccolsero in media 1,3 punti in piu’ del tasso di popolarita’ di Bush. Se si applica questa “formula storica empirica” come previsione per l’imminente tornata elettorale, nelle 11 gare senatoriali piu’ competitive, cioe’ dove le sorti non sono gia’ segnate in una direzione o nell’altra, “i democratici devono fare molto meglio del tasso di approvazione di Obama per evitare la sconfitta”. Secondo i sommari aggregati del sondaggio Pollster dell’Huffington Post, il tasso di approvazione di Barack e’ del 35%, o inferiore, in Alaska, Arkansas, Sud Dakota e West Virginia; del 40% o meno in Colorado, Iowa, Louisiana, Montana e New Hampshire; del 45% o meno in Nord Carolina e in Michigan.

I candidati democratici aspiranti senatori in questi Stati devono compiere un miracolo statistico per vincere, ed ecco perche’ stanno disperatamente cercando di distanziare se stessi da Obama, per non affondare come sta affondando lui.
Anche la “Sfera di Cristallo”, il sito web del professor Larry Sabato, professore di scienze politiche alla universita’ della Virginia e noto analista dei sondaggi e delle preferenze elettorali, ha leggermente corretto le sue precedenti previsioni, che davano una corsa sul filo di lana con leggerissima prevalenza per un successo repubblicano nel Senato, in qualcosa di piu’ marcatamente favorevole: “Non e’ in discussione che i Repubblicani avranno da celebrare vittorie piu’ importanti per la loro criticita’ di quante non ne avranno i democratici alla conta finale dei voti e che il GOP ha una forte e crescente possibilita’ di controllare il prossimo Senato”.

Mentre sara’ (relativamente) poco importante la dimensione della conferma vittoriosa alla Camera, al GOP servono almeno sei senatori in piu’ dei 45 di cui dispone oggi per salire a 51, cioe’ alla maggioranza assoluta dei 100 senatori (due per ogni Stato). Se riuscira’ nell’impresa, il partito repubblicano potra’ votare le leggi che vuole e presentarle al presidente, che avra’ solo l’arma del veto per non farle passare. Oggi, con il Congresso diviso, Obama puo’ contare anche sul Senato “democratico” per influenzare l’attivita’ legislativa, ed anzi puo’ accusare di ostruzionismo il GOP se non si piega al suo volere, tradotto in leggi concordate con il Senato in mano al suo stesso partito.

Dal primo gennaio, se il GOP avra’ sia la Camera sia il Senato sotto controllo, l’ostruzionista diventera’ Barack, se decidera’ di bocciare le leggi che saranno approvate dal Congresso interamente repubblicano. Ma se Obama diventera’ il “presidente del no” contro la volonta’ popolare espressa dalle elezioni del novembre 2014, cio’ potrebbe riverberarsi sulla campagna del 2016, quando i votanti faranno un bilancio degli otto anni a guida democratica e, nella migliore tradizione del paese, saranno gia’ tentati di dare il timone all’altro partito per la legge – non scritta - dell’alternanza.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • diwa130

    17 Ottobre 2014 - 14:02

    Non e' una novita' e non e' un caso unico. Bill Clinton ha governato per 2 mandati senza maggioranze democratiche. Le elezioni di mid-term sono influenzate dalla popolarita' del presidente fino ad un certo punto. Gli americani sono molto pragmatici e votano i senatori che sono piu' convincenti per il proprio stato. Questa e' la priorita' in genere. Non c'e' ideologia dietro.

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