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Diari d'America

Tea Party, l'arma in più dei repubblicani per il 2016

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Tea Party, l'arma in più dei repubblicani per il 2016

E’ sempre stata la speranza, non segreta, dei democratici e della stampa che li fiancheggia: vedere il partito repubblicano indebolito, anzi mutilato, dalla crescita della sua ala piu’ radicale, i Tea Party. Il sogno, per le imminenti elezioni, era che i candidati dell’establishment, piu’ moderati e quindi preferiti anche dagli indipendenti, perdessero in tutte le primarie e lasciassero il campo ad “estremisti” piu’ facilmente battibili dai democratici. Cio’ non e’ successo, se non in un solo clamoroso caso: quello che ha estromesso nelle primarie tenute a meta’ gennaio, per un posto di deputato in Virginia, Eric Cantor, il capo della maggioranza del GOP alla Camera, battuto da un professore vicino ai Tea Party, David Brat. Da quella sconfitta, i repubblicani “tradizionali” hanno imparato a modulare meglio le loro campagne e a prendere sul serio la minaccia “da destra”, fiancheggiati dai maggiori finanziatori del Gop, che si sono esplicitamente schierati con loro e contro il rischio dei candidati duri e puri, e quindi perdenti. Il risultato e’ che non c’e’ stato un “terremoto pro Tea Party” nelle schede su cui si votera’ tra 13 giorni.

Anzi, con l’aumento delle chance del GOP di conquistare anche il Senato, via via tra i militanti dei Tea Party, e pure nei loro riconosciuti leader in Congresso, e’ maturato il buon senso: non solo non c’e’ stata alcuna diaspora, ma senatori radicali come Ted Cruz e libertari come Rand Paul hanno pubblicamente appoggiato i repubblicani ‘classici’ nelle sfide piu’ delicate, rispettivamente in Kansas e in Kentucky. Non a caso, i due sono nel lotto dei possibili sfidanti per la nomination repubblicana per il 2016: e presentarsi fra un anno alle primarie da “leader unitari” che hanno aiutato il GOP a vincere nel 2014 e’ un’ottima carta di presentazione.
Di esempi di alleanza Tea Party-GOP ce ne sono a iosa. In New Hampshire, i Tea Party Patriots (TPP) si sono mobilitati per aiutare Scott Brown, il repubblicano che non era mai stato ben visto dagli estremisti in quanto era favorevole a certe restrizioni legali per i possessori di armi. E in Nord Carolina gli stessi TPP, il cui candidato era stato sconfitto alle primarie da Thom Tillis, hanno attivamente organizzato iniziative di propaganda a sostegno di quest’ultimo. La stessa mobilitazione sta avvenendo in Kansas e in Sud Dakota, dove il Tea Party Express (TPE) e’ sceso compatto in campo per aiutare i candidati del GOP al Senato Pat Roberts, che deve mantenere il suo seggio, e Mike Rounds, che deve conquistarlo. Entrambi, mesi fa, non erano certo i preferiti del movimento.

Ovunque, come minimo, gli aderenti ai Tea Party hanno un approccio del tipo “mi turo il naso e vado a votare”, ha garantito il vicepresidente esecutivo di FreedomWorks Adam Brandon, perche’ si e’ fatta strada la convinzione, pure tra i radicali, che un Senato controllato dai repubblicani con qualche impurita’ sia meglio di niente.
“I nostri membri ci hanno detto che, al momento, avere un Senato controllato dai repubblicani e cacciare l’attuale leader della maggioranza democratica al Senato Larry Reid e’ la loro piu’ importante priorita’”, ha confermato, parlando con il sito di politica nazionale The Hill di Washington, Jenni Beth Martin, presidente dei Tea Party Patriots.
“Nel 2010 pensavamo che fosse fondamentale avere l’attenzione della gente, e quindi dovevamo prendere posizioni nettissime e rigorose e sfidare l’establishment”, ha spiegato il fondatore del Tea Party Express Sal Russo. “Il 2014 e’ il tempo di riconquistare il Senato, non e’ il tempo per purificare il partito”.
Obama e i democratici, e con loro il New York Times e gli altri media filo-liberal che hanno soffiato per mesi sul fuoco del dissenso interno al GOP puntando alle defezioni dei Tea Party, per il prossimo 4 novembre devono mettersi il cuore in pace. Se i repubblicani hanno imparato davvero a fare politica, cioe’ ad essere realistici almeno quanto lo sono i democratici, le chance di una loro vittoria sono davvero serie .

di Glauco Maggi

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