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Diari d'America

Hillary Clinton, quando l'allieva supera il maestro

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton, quando l'allieva supera il maestro

L’allieva ha superato il maestro. Hillary, in un comizio a favore della candidata democratica Martha Coakley per il posto di governatore in Massachusetts, due giorni fa ha anticipato che la sua prossima campagna per la nomination alla Casa Bianca nel 2016 sara’ improntata alla “lotta di classe”. Ricordate la famosa battuta di Barack, il 13 luglio del 2012, in un discorso a Roanoke, Virginia che e’ passato alla storia? “Non l’hai costruita tu!”, disse rivolto agli imprenditori convinti di essere loro, con la loro inventiva e con il rischio individuale, ad aver creato la propria azienda. “Se uno ha avuto successo”, era stata l’intera frase riferita alle persone diventate ricche grazie ai profitti della propria attivita’ di businessmen “qualcuno lungo la sua carriera l’ha aiutato. C’e’ stato un maestro nella sua vita. Qualcuno ha costruito strade e ponti. Se sei riuscito a farti un’impresa”, ha concluso, "non sei tu che l’hai costruita. Qualcun altro ha fatto si’ che cio’ accadesse”.

La Clinton ora e’ stata ancor meno sofisticata nella sua sparata, piu’ diretta e netta nel suo “delirio” anticapitalista: “Non permettere che qualcuno ti dica che le corporations e le aziende creano posti di lavoro”, ha detto ai fans in un’invettiva che di sicuro e’ stata memorizzata dai repubblicani ad uso futuro. “Sapete, vero, di quella vecchia teoria, la "trickle-down economics”? Quella che e’ stata tentata. Quella che ha fallito. E ha fallito piuttosto spettacolarmente”, ha argomentato l’ex First Lady. La "trickle-down economics” e’ una delle definizioni (l’altra e’ “supply side economics”) nel gergo economico americano, delle politiche che sono state seguite, tra altri presidenti, da John Fitzgerald Kennedy e da Ronald Reagan. I suoi principi sono il taglio delle tasse, il libero mercato e il freno all’espansione delle regole e del Grande Governo. In realta’, visto il successo che ha avuto Reagan nel rivitalizzare l’economia Usa affondata da Jimmy Carter, il “fallimento spettacolare” e’ un’accusa ridicola: se le aziende e i singoli hanno meno tasse da pagare, le prime assumono sicuramente di piu’ e i cittadini spendono di piu’, e cio’ va a beneficio di tutti, anche dei piu’ poveri. Sembra di sentire Susanna Camusso, la pasionaria della CGIL, quando accusa Matteo Renzo di “abbandonare il dialogo sociale” ad un livello “visto una sola volta prima di oggi, con Margareth Thatcher”. Quando si deve solleticare il prurito latente filocomunista ed anticapitalista, negli Usa e in Europa, i bersagli sono sempre loro due, che hanno regalato con le loro idee e i loro governi la ripresa economica, e il crollo della Mosca sovietica.

Ma la Hillary, piu’ che l’aver osservato da vicino che lo statalismo socialistoide di Obama ha ben ripagato il suo avversario nel 2012, e’ ora soprattutto preoccupata per l’aria che tira nel suo partito, dove la demagogia populista dell’ala radicale liberal e’ intenzionata seriamente ad esplorare una “alternativa di sinistra”. Cioe’ una candidatura che si opponga alla Clinton che e’ considerata dai liberal, e del resto lo e’ davvero, amica delle banche e delle corporation. Come chiamare diversamente le frequentazioni delle convention della Goldman Sachs, solo per citare il nome piu’ simbolico, alle quali marito e moglie Clinton, e anche la figlia Chelsea sposata a un hedge fund manager, partecipano regolarmente come speakers a botte da centinaia di migliaia di dollari a colpo? Ora che girano i nomi del senatore, socialista per autodichiarazione, Bernie Sanders del Vermont, e della senatrice progressista senza freni Elizabeth Warren del Massachusetts come possibili sfidanti nelle primarie interne democratiche che inizieranno fra circa un anno, ecco che la Hillary sventola la bandiera rossa. E con la faccia tosta di cui i politici democratici sanno fare mostra quando i sondaggi premono, ha scelto proprio Boston, dove la Warren e’ di casa, per la sua sparata. Non vuole scherzi per la nomination, la Clinton, e salire sulle barricate della lotta di classe e’ la tattica che ci vuole per coprirsi a sinistra. Per non essere fraintesa, nello stesso discorso ha anche accusato le corporation di chiedere tagli di tasse e di praticare l’outsourcing “spedendo posti all’estero”: un attacco alla globalizzazione ci vuole se si punta alla simpatia dei sindacati organizzati. Anche se il marito aveva firmato l’accordo Nafta di libero scambio di merci e lavoro con il Messico e il Canada. Tanto poi, con quella stessa spudoratezza, avuta la nomination cerchera’ di “unire tutti”, e verranno ancora buoni i padroni e i capitalisti ricconi chiamati a dare denari e voti per eleggere “la prima donna presidente”.

di Glauco Maggi

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