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Usa alle urne

Obama e il terrore delle elezioni midterm: il voto cruciale degli afro-americani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e il terrore delle elezioni midterm: il voto cruciale degli afro-americani

Obama e il “voto nero” sono un capitolo a sé nella tornata elettorale del 4 novembre. Quando a urne chiuse si sapranno i dati finali degli exit poll per categorie demografiche, domani o dopo, sarà interessante vedere se gli afro-americani hanno ancora una volta votato quasi alla unanimità i democratici solo per la motivazione razziale di sostegno al primo presidente nero. Oppure se, avendo fatto qualche conto e dato un giudizio sulla performance economica nei loro confronti di Barack e del governo dei DEM, hanno affievolito l’entusiasmo per il partito democratico e hanno accettato la “corte” che qualche esponente del GOP, per esempio il senatore libertario Rand Paul, ha cominciato a fare loro esplicitamente in vista del 2016.

Si sa che il pubblico nero corse al voto pro Obama in percentuali “bulgare” nel 2008, quando il 65% di loro andò ai seggi, e il 96% mise la croce sul suo nome. Due anni dopo, del 2010, ci fu il tradizionale calo generale della partecipazione al voto per le elezioni di medio termine, ma del 44% dei neri che si recarono alle urne una percentuale del 91% scelse i democratici anche se Barack non era sulla scheda. Nel 2012, i neri affollarono i seggi con una percentuale del 66%, più alta addirittura che nel 2008 della storica prima volta, e la percentuale pro Barack fu del 93% (con le donne nere al 96%). In quattro anni di governo Obama il blocco afro-americano è restato praticamente intatto, deciso a sostenere il suo campione (anche se nero a metà, avendo la mamma del Kansas).

E’ comprensibilissimo che l’orgoglio di razza, in una nazione che ha avuto nella sua storia lo schiavismo prima e il segregazionismo dopo, abbia cementato dal 2008 l’elettorato nero attorno all’icona di colore e al suo partito (e sorvoliamo sul fatto che Lincoln fosse il presidente repubblicano che scatenò la guerra civile per debellare gli schiavisti del sud, e che il successivo fenomeno segregazionista del Klu Klux Klan sia stato creato, favorito e protetto dai democratici del sud). Ma la domanda da porsi quando si conosceranno i dati di dettaglio su quanti neri hanno votato stavolta, e per chi, riguarda il tasso di masochismo di questo gruppo etnico.

Osservando come stavano i neri all’arrivo di Obama, e come è stagnante, quando non peggiorata in assoluto, la loro condizione nei primi sei anni della sua direzione economica, analisti onesti non possono che concludere che Barack è stato per loro un fallimento, una cocente delusione. Prendiamo l’occupazione, la partecipazione alla forza lavoro, la povertà e i guadagni delle famiglie, tutti elementi molto concreti, verificabili e non discutibili, analizzati oggi dal WSJ. La realtà è che i neri stanno relativamente peggio dei bianchi ora, rispetto a quando Obama è entrato alla Casa Bianca.

1 - Tasso di disoccupazione: era del 12,7% per i neri e del 7,1% per i bianchi nel 2009, del 13,8% dei neri e del 7% dei bianchi nel 2013. Oggi è dell'11% per i neri, con il tasso dei bianchi sceso pero’ al 5,1%, meno della metà.

2 - Tasso di partecipazione della forza lavoro, che misura la percentuale di chi ha un impiego sul totale della popolazione: il tasso è calato al minimo del 62,7% per tutti gli americani, il livello del 1978, anno che precede il boom di donne che sarebbero entrate via via sul mercato del lavoro da quella data; ma i bianchi sono appena meglio, al 62,8%, mentre per i neri il tasso è inferiore di un punto secco, il 61,7%. Nel dicembre del 2013, dopo i primi 4 anni di Obama, il tasso dei neri era del 60,2%. Per fare un paragone con il 62,7% generale attuale, sotto Clinton e Bush il tasso generale per tutti era del 67-66%.

3 - Tasso di povertà. Secondo il Censo è calato in generale dal 15% del 2012 al 14,5% del 2013, ma per i neri è restato invariato al 27,2%. Quando Obama è entrato nel 2009 alla Casa Bianca il tasso dei neri poveri era del 25,8%, ma da allora i bianchi sono migliorati dall’11,5% del 2009 al 9,6% del 2013.

4 - Reddito mediano delle famiglie. Obama ha fatto perdere reddito a tutti, ma relativamente ha fatto calare più i neri dei bianchi. Questi ultimi sono scesi da 62.545 dollari di reddito annuo mediano a 58.270, mentre gli afro-americani sono scesi da 38.409 a 34.598. Vuol dire che il reddito mediano nero era il 61,4% di quello bianco nel 2009, e che dopo la cura Obama è ulteriormente calato al 59,4%.

Il divario su base razziale delle condizioni di vita si è dunque allargato, in un generale contesto di crescita inadeguata e repressa dalle politiche fiscali e regolamentari di Barack, alla faccia dello slogan della “speranza e cambiamento” che gli aveva aperto le porte della Casa Bianca. E’ tempo che anche gli afro-americani voltino la pagina della cieca adesione al partito e al leader tanto amato che li hanno trattati così male.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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