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Trionfo Gop

Mia Love, Tim Scott e Will Hurd: neri e repubblicani, sono loro l'America che ha detto no a Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Mia Love, Tim Scott e Will Hurd: neri e repubblicani, sono loro l'America che ha detto no a Obama

Che l’America ha ripudiato martedì scorso Obama e le sue politiche, dando il Congresso in mano al GOP, è storia passata. Interessante è capire se al di là dei numeri crudi della vittoria del GOP ci sono semi di un cambiamento strutturale nell’elettorato che potranno dare frutti in futuro. Il paradosso, ma si potrebbe chiamarla nemesi, è che la “rivoluzione” strisciante più rimarchevole riguarda proprio la carta che è stata quella vincente, se non l’unica, nell’ascesa di Barack alla presidenza: l’essere nero, l’essere di una minoranza “diversa”. Bene, sei anni dopo la sua elezione, e dopo sei anni di attacchi e di accuse di razzismo contro i repubblicani, il GOP avrà per la prima volta tre suoi parlamentari neri, eletti per un pieno mandato, due alla Camera e uno al Senato. Il “mito” su cui i candidati democratici pensavano di campare in eterno, anche senza necessariamente avere sempre un leader nero, è stato infranto dalle idee, non dal colore della pelle, di Tim Scott, di Mia Love, di Will Hurd. Tutti e tre conservatori in economia – ossia pro crescita attraverso tasse basse e libertà di impresa – e pro vita sul terreno dei valori etici, si sono fatti strada in condizioni “storico-sociologiche” che erano sempre state proibitive. Tutti e tre, infatti, hanno realizzato un record.

Ma i tre alfieri neri non sono solo l’immagine nuova del partito, molto interessato a scrollarsi di dosso l’etichetta di “bianco e maschio”. Sono pure la spia che il GOP inizia a erodere la monolitica presa che i democratici hanno sull’elettorato nero: e averlo fatto con Obama alla Casa Bianca è ancora più degno di nota. Il pubblico afro-americano votò Obama nella percentuale quasi cubana del 96% sei anni fa. Nel 2010, alle urne di medio termine, i neri pro democratici furono il 91%. Nel 2012, per dare il bis a Barack dopo averlo conosciuto per 4 anni, i neri furono il 93% (e le donne nere il 96%). A queste elezioni di medio termine i neri sono scesi sotto la soglia del 90%, fermandosi all’89% di votanti per i democratici, con il 10% che hanno scelto i repubblicani. I neri sono sempre un bastione super-democratico, ma il trend è negativo per loro. E i tre testimonial neoeletti saranno una visibile spina nel fianco nel 2016. I democratici non possono più dare per scontati i voti dei neri, come si illudevano che fosse.

Timothy Scott, detto Tim, 49anni, sarà per sei anni il senatore junior in rappresentanza della Carolina del Sud, il primo afro-americano ad essere eletto al Senato in uno stato meridionale dai tempi della Ricostruzione post Guerra Civile. Era stato eletto deputato alla Camera, nel 2011, e poi “nominato” senatore provvisorio, in sostituzione di De Mint, un bianco repubblicano che si era dimesso anzitempo nel 2013. "Il minimo comune denominatore della paura e delle aggressioni razziste è un qualcosa che l’altro partito ha cercato di fare, e gli elettori hanno risposto NO, l’hanno rigettato. Perché è ridicolo”. Lo ha detto Scott in un’intervista alla Fox News commentando il suo trionfo con oltre il 61% dei voti, e stigmatizzando le campagne disperate degli avversari che avevano fatto appello agli afro-americani per andare ai seggi e votare democratico “per evitare che si ripeta un’altra Ferguson” (la città del Missouri dove un 18enne nero, reduce da una rapina e “fumato di erba”, è stato ucciso da un poliziotto bianco: le inchieste in corso stanno scagionando l’agente sparatore da ogni crimine perché avrebbe agito per difendersi dal mariuolo aggressore, ndr). “Gli elettori continuano a ripudiare quell’approccio alla politica”, ha aggiunto Scott in risposta a una precedente dichiarazione del deputato democratico nero di New York, Charles Rangel, che aveva accomunato i repubblicani ai “confederati” pro schiavismo.

Mia Love ha fatto vari record. Haitiana, donna e mormone, è la prima donna nera e la prima donna mormone, ad essere eletta per il GOP alla Camera, battendo un uomo bianco, il democratico Doug Owens, mormone come lei. I repubblicani non avevano mai avuto prima di lei una parlamentare di colore a Washington in nessuno dei due rami del Congresso, e l’impresa è tanto più significativa in quanto è stata ottenuta nello Stato dello Utah, dove i neri non arrivano all’1% della popolazione. Alla CNN, dopo il successo, Love ha fatto un commento post razziale e post sessista, l’antitesi della correttezza politica abbracciata dagli ossessionati della “diversità”: “Prima di tutto penso che vada chiarito che ciò che è successo qui (la sua vittoria, ndr) non ha niente a che fare con la razza. Va capito che la gente dello Utah ha voluto sostenere che non è interessata a dividere gli americani in base alla razza o al genere, ma vuole essere sicura che sta eleggendo persone oneste e integre. Io non sono stata eletta per il colore della mia pelle. Non sono stata eletta per il mio genere femminile. Sono stata eletta per le soluzioni che ho proposto nel mio programma”. Mia non si vanta dei traguardi “anagrafici”, ed è molto più orgogliosa dei suoi natali: a Brooklyn, da famiglia poverissima di immigrati, con il padre che ha pulito i cessi come secondo lavoro per farla andare al college dopo il trasferimento in Connecticut. Poi la migrazione nel Far West, i tre figli dal marito ex missionario mormone, la carica di sindaco a Saratoga Springs e, ultima tappa per ora, il seggio di deputata nazionale.

Will Hurd, 37 anni, afro-americano, ha spodestato il deputato democratico Pete Gallego, ispanico, nel distretto texano che va da San Antonio a El Paso, con una popolazione per il 70% di latinos. Hurd, che è un ex agente della Cia, ha vinto di tre punti percentuali, 50% contro il 47%, conquistando per il GOP il 25esimo seggio della delegazione (36 deputati in tutto, con 11 democratici) che rappresenterà il Texas nella Camera di Washington. In quel distretto texano non era mai stato eletto un nero, di nessun partito, fin dai tempi della Ricostruzione.


di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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