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Complimenti per la trasmissione

Se fa flop la straordinaria ignoranza a tette nude delle Femen a AnnoUno

L'esibizione antipapista del gruppo ucraino a La7

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Le Femen e la Innocenzi

Non solo l’ascolto tv (a picco: un gassoso 4,5%), ma probabilmente anche la buonanima di Karl Popper -laico, d’una laicità rispettosa fino al midollo- dopo essersi distratto un attimo dalla protesta a tetta nuda delle Femen, le avrebbe percosse, a colpi di turibolo.
Perchè non è stata tanto la preghiera anticlericale delle femministe ospitate l’altra sera a AnnoUno su La7, o la loro irruenza in topless, ad urticare spettatori ed ospiti. No. E’ stata, ammettiamolo, la stupidità del contesto. Un conto è la provocazione artistica o politica, alla Duchamp; un conto è l’ignoranza. Ecco, l’ignoranza spegne qualsiasi scintilla d’eversione, se mai l’eversione di un gruppo di sgallettate ucraine dovesse servire davvero a risollevare lo share di un programma in fase d’introflessione. Mentre ad AnnoUno Giulia Innocenzi trattava - bene- con i ragazzi e Maurizio Landini di Fiom, sindacati e lavoro, ecco infatti irrompere le suddette Femen, quelle che ebbero qualche problemino carcerario con Putin per aver abbattuto una croce cristiana nel centro di Kiev. «Vogliamo darvi l’allarme, siamo qui per annunciare che la parità e i vostri diritti sono in pericolo: è colpa del Papa, che il 25 novembre verrà a parlare a Strasburgo. Questo è contro la laicità e la differenza tra Chiesa e Stato, che deve diventare una priorità oggi...», esclamano le ragazze guardano astutamente in camera, dopo aver inneggiato, in inglese, ad un «mondo senza religione»; Fuck the Pope, con grazioso lancio di preservativi.
Ora, l’attacco al Papa che invaderebbe lo Stato laico è, tecnicamente, una minchiata. Lo dico da laico. Perchè bastava poco per informarsi e comprendere che: a) il Pontefice era stato invitato come Capo di Stato dal Presidente del Parlamento Europeo, il laicissimo socialista Martin Schultz; b) mentre le Femen sradicavano crocifissi senza reggipetto (le Femen, non i crocifissi) il Papa iperconservatore, quello tedesco, era stato sostituito, nel frattempo, da un gesuita iperpop e -per i suoi detrattori- talmente aperto al modernismo, da far apparire le stesse Femen come una comunità di Amish legata tra i rosari in una fattoria dell’Ohio. Nessuno degli autori de La7 che abbia informato queste benedette ragazze. Una scena dall’ imbarazzo invincibile. Alchè, a parte l’ospite imprenditore Gian Luca Brambilla che non ce l’ha fatta e ha nervosamente abbandonato lo studio, per qualsiasi spettatore l’uscita delle Femen appariva talmente sguaiata, rabberciata e evanescente, da far pensare ad una (scarsa) performance preordinata in nome dell’ascolto. Che tra l’altro è stato pessimo. Mezzo punto in meno dell’ultima puntata di Santoro già in picchiata, meno del Virus di Nicola Porro (5,2%, magnifico per lui). Un ascolto che, per uno scherzo del Fato, è stato qui selvaggiamente calpestato dal diretto concorrente di Raiuno, Che Dio ci aiuti 3: 25, 3% di share per una commediola su un gruppo di suorine da combattimento, simpatiche e non in topless.
Ovvio: il paragone tecnico tra i due programmi è improprio. Ma io m’immagino le risate, e la soddisfazione molto laica di Papa Francesco allegro come Crozza che fa Papa Francesco nello sketch del frigorifero, mentre legge la curva d’ascolto. Ora, hai voglia Giulia Innocenzi, ad essere «molto orgogliosa di aver ospitato le Femen che combattono con il loro corpo (ndr ma combattono, chi?)» perchè «questa è la bellezza della libertà d’espressione». Che va benissimo, per carità. Se solo la libertà d’espressione non fosse un’eruzione d’ignoranza, inutile ai fini industriali e finanche un tantino inelegante. Ma, per restare nel tecnico, io se fossi nello staff di AnnoUno comincerei a preoccuparmi. Al suo esordio, qualche mese fa AnnoUno faceva l’8%, e aveva -come scrivemmo- due atout. Primo. Il coraggio di ripescare un format lasciato dall’oblio (I pugni in tasca, Mtv, condotto da Mario Adinolfi ), dato che per la tv commerciale l’opinione degli under 30 non valeva quella dei big spender. Secondo. La mossa, munifica, di Michele Santoro di produrre uno spin off dal suo teatro, cambiandone i protagonisti ma non l'impianto drammaturgico: un atto consueto sul palcoscenico (es. la factory di Eduardo), ma mai visto in tv.
Oggi, ad AnnoUno, i giovani sono sempre più saccentini; e per deliziarli servono le Femen, che scomodano l’Onnipotente dal lato sbagliato...

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  • marioangelopace

    18 Novembre 2014 - 09:09

    rimpiangono la chiesa russa asservita a Stalin?

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