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Nelle scuole

L'alternativa "mediterranea" alla dieta (scipita) di Michelle Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'alternativa "mediterranea" alla dieta (scipita) di Michelle Obama

Almeno qualche fortunata scuola negli Stati di New York, del New Jersey e del Connecticut ha una alternativa “mediterranea” alla dieta rigida, ma soprattutto scipita, che Michelle Obama ha imposto da un paio d’anni a tutte le mense delle scuole pubbliche Usa. L’esperienza e’ un disastro, tanto che un milione di ragazzi e ragazze in tutta America non vanno piu’ nelle refezioni dopo la riforma voluta dalla First Lady (vedi il mio precedente BLOG). Piu’ gradita al palato e’ di sicuro l’iniziativa promossa dallo IACE, Italian American Committe on Education, ente che ha il compito, con l’egida del Console Generale di New York Natalia Quintavalle e dell’ambasciatore a Washington Claudio Bisogniero, di promuovere l’insegnamento della lingua italiana. La missione non ha pero’ solo l’obiettivo dichiarato della diffusione, tra gli americani e soprattutto tra i 25 milioni di cittadini con origini italiane, del nostro linguaggio e in generale della nostra cultura “scritta”, dalla letteratura ai libretti d’opera.

Punta anche al risultato economicamente tangibile della conquista di nuovi “appassionati” dell’Italia, attraverso il godimento delle eccellenze per le quali siamo ancora in cima ai sogni di tanti negli Stati Uniti. Una, non c’e’ dubbio, e’ la cucina. Da qui l’idea di organizzare una serie di esperienze, dallo slogan incoraggiante “mangia sano e parla italiano”, che da qualche anno sono rivolte ad un centinaio di scuole dei tre Stati citati in cui si insegna l’italiano come lingua straniera a oltre 42mila scolari e studenti, sotto il patrocinio dello IACE.

Gia’ negli anni precedenti erano stati l'International Culinary Center di New York, la Barilla, il pastificio Rana e Eataly a sponsorizzare i primi “corsi” di fusione tra l’uso del vocabolario italiano e gli ingredienti e i prodotti della cucina nazionale. L’idea di portare i giovani studenti, e tramite loro le famiglie, alla scoperta del piacere e delle virtu’ dei nostri piatti e del nostro gusto, ha convinto vari protagonisti industriali e commerciali del cibo italiano a sostenere queste iniziative, puntando a incrementare l’export e la valorizzazione del concetto del “made in Italy”. Una nuova idea del programma del 2014-2015 ha la firma della Barilla, che ha appena aperto il suo primo ristorante per la pasta a New York e ha in programma la creazione di una catena di locali in tutta America.

Il 17 novembre una ventina di studenti liceali si sono riuniti attorno al lungo tavolo comune al centro del ristorante “Academia Barilla Restaurant” (a Manhattan, in Avenue of the Americas), e sotto la direzione dello chef Alfonso Sanna e di un insegnante dello IACE hanno imparato a preparare insieme il pranzo – lasagne al ragù e pasta al pesto - e poi hanno mangiato conversando in italiano. Per l’azienda di Parma, che ha il 25% della quota di mercato della pasta consumata negli Usa, l’impegno tra gli studenti americani di italiano fa parte della sua campagna generale “Share the Table”: “riportare le famiglie di nuovo attorno a un tavolo per cena”. L’idea e’ di ridare valore – sia nutritivo sia affettivo – all’appuntamento casalingo del mangiare in famiglia e con gli amici, un obiettivo particolarmente ambizioso in America dove e’ diffusissimo il ricorso al cibo “pronto” ordinato al ristorante sotto casa. C’e’ persino un sito di educazione alimentare (www.sharethetable.com). L’iniziativa dello IACE, che si replichera’ con altre “lezioni-incontro” che coinvolgeranno centinaia di ragazzi e ragazze durante tutto l’anno scolastico, promuove astutamente, come ha osservato il presidente dello Iace Berardo Paradiso "lo studio della lingua prendendo gli studenti per la gola”.

di Glauco Maggi

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