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Diari d'America

Al Sharpton, il reverendo radicale nel mirino del New York Times

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Al Sharpton, il reverendo radicale nel mirino del New York Times

Cadra’ dal piedestallo come Al Capone per non aver pagato le tasse? Il New York Times ha sparato ieri una vera bomba su Al Sharpton, un sorprendente attacco se si pensa quanto liberal sia quella redazione e quanto sinistro e amico dei democratici sia il reverendo nero. Ma forse in redazione hanno pensato che la misura e’ colma. E l’ingombrante personaggio, che una volta pesava 150 kili, era amico delle pantere nere, e persino tento’ la candidatura a presidente degli Stati Uniti, e oggi e’ diventato un damerino da 70 kili che si siede al fianco di de Blasio imbarazzando il commissario di polizia Bill Bratton nei meeting pubblici, e ha il filo diretto con la Casa Bianca, e’ salito cosi’ tanto da rischiare una caduta che travolgerebbe pure i suoi titolati sponsor.

Al Sharpton, il reverendo afro-americano radicale che di recente ha orchestrato le proteste dei neri a Ferguson e a Staten Island, e’ oggi l’attivista di colore piu’ influente, nell’America di Obama e nella New York di Bill de Blasio. Ma, scrive il giornale liberal di New York, “E’ vero che l’influenza e la visibilita’ di Mr Sharpton hanno raggiunto nuove vette quest’anno, spinte dalle strette relazioni con il sindaco e il presidente. Oscurato nella sua ascesa, comunque, c’e’ il suo problematico passato finanziario, che continua a gettare ombre sul suo presente. Al Sharpton ha regolarmente messo in disparte quel tipo di obblighi che la maggior parte della gente giudica inevitabili, come le tasse, i canoni di affitto e altre bollette. Documenti visionati dal New York Times mostrano piu’ di 4,5 milioni di dollari di attuali ingiunzioni giudiziarie di pagamento per imposte statali e federali contro di lui e contro le sue societa’ a fine di lucro”. Il titolo dell’articolo in prima pagina non potrebbe essere piu’ chiaro e pungente: “Come Al Sharpton e’ cresciute, cosi’ sono cresciute le tasse non pagate. Fa il consigliere di de Blasio e di Obama mentre e’ in debito per milioni di dollari”. La domanda non formulata dal giornale, ma che non potra’ restare repressa in eterno, e’ questa: pur con simili padrini, quanto a lungo splendera’ la sua stella, costruita tutta sulla militanza politicamente corretta pro-neri, a prescindere dalle loro azioni e responsabilita’?

A Ferguson, Al ha cavalcato l’onda nazionale delle mobilitazioni violente contro il poliziotto che aveva sparato a un 18enne nero, uccidendolo, durante un alterco. A Staten Island (New York), Al ha guidato i cortei dei liberal e dei militanti neri contro la polizia cittadina, dopo che un agente aveva bloccato, prendendolo per il collo, un contrabbandiere di sigarette: il giovanotto, nero e asmatico, si era ribellato con la violenza all’arresto ed era morto nella disgraziata colluttazione. Nelle due vicende, ancora sotto giudizio dei tribunali per definire eventuali responsabilita’ penali dei poliziotti, Al ha scaricato subito la croce sugli uomini in divisa, accusandoli di razzismo e fomentando l’animosita’ di classe e di colore contro i bianchi, il velenoso terreno di divisione sociale su cui lui campa da anni. Ci campa letteralmente, essendo il capo politico e il titolare legale di una serie di compagnie. Da quella “non profit”, National Action Network, che e’ l’organizzazione politica che lo ha reso famoso a livello nazionale, a varie altre societa’ “per profit”. Come ad esempio la Raw Talent, che e’ la cassaforte dove fa affluire i proventi della sua attivita’ di conferenziere. Tutte attivita’, come ha scritto il New York Times, macchiate da “delinquenza fiscale”.
Ma l’uomo ha accumulato tanto capitale politico, di recente, perche’ ha trovato due sponde ideali. Il presidente piu’ partigiano e spregiudicato della storia, che ha da tempo gettato la maschera sulla bugia di voler essere il “presidente di tutti”, lo invita regolarmente alla Casa Bianca e lo ha promosso suo uomo di fiducia nel mondo degli attivisti afro-americani legati a doppio filo al partito Democratico e ai sindacati del servizio pubblico. Ha anche mandato un suo inviato alla festa dei 60 anni di Al, che e’ stata l’occasione di raccolta di fondi per il suo National Action Network. Il sindaco rosso di New York (e anche il governatore democratico Andrew Cuomo per essere sicuro di essere rieletto) lo hanno esaltato come “icona dei diritti civili”. Bill de Blasio e’ pero’ andato oltre, arrivando a promuovere Al come “consigliere” nella gestione della polizia cittadina: il risultato e’ stato di demolire l’immagine del capo “nominale” del Dipartimento, Bill Bratton, che nel sondaggio della Quinnipiac University pubblicato oggi 20 novembre ha registrato una approvazione del 47% per il suo operato, una caduta drammatica dal 75% di cui era gratificato il suo predecessore Ray Kelly, braccio destro di Mike Bloomberg. Per ora la polizia come corpo si salva ancora nella stima cittadina, con il 54% di OK al lavoro del dipartimento a livello municipale, e con il 69% per come gli agenti lavorano nei rapporti con gli abitanti dei loro quartieri. Ma il peso negativo di Al Sharpton sulla stessa amministrazione de Blasio sta alienando le simpatie per la famiglia del sindaco.

L’ultimo scandalo riguarda la nera Rachel Noerdlinger, diventata consigliera e capo di staff di Chirlane, la moglie nera di Bill, a 170 mila dollari annui, perche’ era stata il braccio destro delle Comunicazioni per il National Action Network di Sharpton. Domenica Rachel e’ stata allontanata dalla sua carica nella giunta de Blasio perche’ suo figlio di 17 anni (Khari, di padre ignoto) era stato arrestato venerdi’ per essere stato colto in un posto “vietato” frequentato da spacciatori. Oggi, lo stesso sondaggio Quinnipiac ha rivelato che solo il 24% dei newyorkesi pensa che la non eletta First lady Chirlane debba un importante ruolo nell’amministrazione, quello che le ha assegnato il marito, con il 37% che vorrebbe che avesse un ruolo minore, e il 34% che non avesse alcun ruolo. Per il 61%, poi, i votanti pensano che Chirlane non abbia affatto diritto ad un “capo di staff” pagato dai cittadini. Insomma, nell’opinione pubblica emergono crepe sempre piu’ serie nella credibilita’ del sodalizio de Blasio-Al Sharpton, e non siamo ancora al primo compleanno dell’entrata in servizio del sindaco democratico.

di Glauco Maggi

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