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L'ultima follia dei liberal: tagliare i castighi ai pellerossa a scuola

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'ultima follia dei liberal: tagliare i castighi ai pellerossa a scuola

Miracolo dei liberal. In Minnesota gli scolari neri, ispanici e native-american (guai a chiamarli “pellerossa”) diventeranno “più bravi in condotta” nella misura del 25% entro la fine dell’anno scolastico in corso, del 50% nel 1915-16, del 75% nel 1916-17 e del 100% nel 1917-18. Per decreto del provveditore agli studi di Minneapolis, a quel punto, saranno perfettamente alla pari con i bianchi per numero di punizioni ricevute. Perché si è tagliato questo nuovo traguardo di malguidata ingegneria sociale? Le sospensioni dalle lezioni per comportamenti scorretti nelle classi, avevano notato gli amministratori, sono state distribuite finora in modo “non proporzionale” tra le razze.

I bambini e le bambine delle minoranze razziali, cioè’, finivano in castigo in un numero percentualmente più alto della loro presenza nella scuola rispetto al numero dei bianchi. Qual è il problema, e come risolverlo, se ci sono scolari che “disturbano e fanno casino”, ostacolando il normale corso delle lezioni per tutti? Per me, e credo per tutti quelli di buon senso che sono stati studenti e che hanno poi avuto figli da tirare su, la ricetta giusta parrebbe la seguente. Punire il colpevole con misure adeguate al miglioramento del suo comportamento, nel rispetto della moderna cultura della didattica che non prevede più le frustate e i forzati digiuni di un secolo fa (anche se chi rimpiange la severità di un tempo ha dalla sua un solido argomento sull’efficacia pratica dei metodi correttivi “forti”). Poi, per migliorare la situazione, analizzare i casi uno per uno, con il coinvolgimento dei genitori e, se del caso, degli assistenti sociali nei casi patologici o di supplenza delle famiglie eventualmente disgregate. A prescindere dalla razza. Non la pensa così la nuova generazione dei politici della sinistra americana sempre alla ricerca di obiettivi sbagliati, per i quali non possono poi che concepire soluzioni assurde. Quindi, d’ora in poi, mentre non cambierà nulla per i bianchi indisciplinati, se un maestro decide di sospendere un nero o un ispanico o un native american, la misura passa all’esame del direzione scolastica. La quale, avendo l’obiettivo della riduzione delle punizioni, chiuderà gli occhi in misura percentuale acconcia.

La “giustizia sociale”, il dio astratto che i liberal idolatrano, poggia sul disprezzo della responsabilità degli individui e sulla venerazione dei miti irraggiungibili. Fatale che cadano, quindi, nel ridicolo delle “quote” delle punizioni stabilite a priori. Ma è una comicità involontaria dagli effetti tragici. Altra caratteristica del “pensiero” dei liberal è infatti la non volontà di considerare le conseguenze dei diktat “a fin di bene”. Come quando alzano le tasse per “distribuire la ricchezza” e rendono tutti più poveri.

Ora che tagliano i castighi avranno giovani viziati dal privilegio di essere perdonati, e per di più ad personam. Una nuova degenerazione che, nel mondo dell’educazione, si aggiunge alle discriminazioni messe in atto consapevolmente dagli amministratori, in molti Stati, nella fase di ammissione: la politica cosiddetta della “affirmative action”, gergo politicamente corretto che sta per “azione tesa ad assicurare che il reclutamento porti a una composizione diversificata equamente del corpo studentesco in base alla razza”. Non in base ai titoli e ai meriti individuali, quindi, ma al concetto che la presenza di neri e ispanici sia da proteggere e incoraggiare poiché l’America bianca non si è ancora purgata dalle sue colpe secolari della schiavitù e della segregazione. Non sfiora, i liberal, che sia intrinsecamente razzista il concetto di considerare i ragazzi delle minoranze “diversi” dai bianchi, cioè “obiettivamente” meno capaci e meno dotati fino al punto d’avere un pubblico diritto a godere di percorsi facilitati.

Oltre mezzo secolo dopo le leggi sulla parità dei diritti civili, per i neri dovrebbe suonare un’offesa al loro orgoglio e alla loro autostima questo trattamento condiscendente. E per molti in effetti lo è. Nel libro Please Stop Helping Us (Per favore smettetela di aiutarci - Come i liberal rendono più difficile ai neri di avere successo), l’afro-americano Jason L. Riley ha raccolto studi e testimonianze sull’effetto pratico negativo che l’affirmative action produce sugli studenti neri e latinos accettati in scuole che hanno standard d’insegnamento al di fuori della loro portata. Sono esperienze che tarpano le chance di una crescita vera, e con questo anche le prospettive di carriera e di vita nel mondo reale del lavoro, dove alla fine sono i risultati a contare davvero. Come l’avere sconti sulla cattiva condotta alle elementari, assimilando l’errata lezione di avere il “diritto di pelle” a non rispondere dei propri errori personali, crea adulti convinti che ci sia sempre una “società dei bianchi” da biasimare. E il risultato sarà pessimo prima per loro, ed anche per la società. “Ognuno che abbia un po’ di senso comune sa che lasciare che un ragazzo sia impunito dopo essersi comportato male e’ un invito aperto ad un comportamento peggiore”, ha commentato sul New York Post Thomas Sowell, un altro intellettuale afro-americano.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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