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Diari d'america

Perché Hillary non è la favorita per la corsa alla Casa Bianca

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Perché Hillary non è la favorita per la corsa alla Casa Bianca

Hillary Clinton non si deve crogiolare nei sondaggi tra gli elettori democratici che la danno sempre prima, con enorme distacco, sui possibili sfidanti per la nomination del suo partito: gioca in casa, e’ il nome piu’ conosciuto, e’ l’eterna “favorita”. Per esempio nel New Hampshire, cruciale perche’ e’ nel primissimo gruppo di Stati che daranno il via alla corsa tra poco piu’ di un anno, la rilevazione di meta’ novembre di ‘The Bloomberg Politics/St. Anselm’ le da’ il 62% di consensi, davanti al 16% della senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, oggi la bandiera piu’ di sinistra del partito, che ha sloggiato dal secondo posto il vice presidente senza speranze Joe Biden. La ex First Lady, anche dando per scontato che sara’ il suo il nome sulla scheda dei DEM, ha due serissimi motivi politici per preoccuparsi del suo futuro: il primo e’ il proprio rating personale, il secondo e’ che l’America sta vivendo l’incubo di Obama, le cui azioni hanno fatto perdere al partito dei DEM il Congresso e “resuscitato” il GOP.

Cominciamo da quanto “vale” di suo, oggi, Hillary. Agli exit poll tra i votanti del medio termine, solo il 43% degli elettori ha detto che “la Clinton sarebbe un buon presidente”, mentre una maggioranza del 40% (contro il 34% pro Hillary) ha indicato di preferire nel 2016 un “repubblicano generico”. In precedenza, nel sondaggio di settembre del Wall Street Journal-NBCtv, l’indice di popolarita’ positiva della Clinton e’ crollato al 43% dal 59% del 2009. Quell’anno, pur avendo subito l’umiliazione della sconfitta contro Barack, era dunque molto piu’ stimata di quanto non lo sia adesso. Che cosa e’ successo? Nonna Hillary sta arrivando all’ultima battaglia politica della sua vita esausta e confusa. I quattro anni alla Segretaria di Stato, posizione di prestigio istituzionale e di teorica grande visibilita’, alla quale lei si era aggrappata per restare sulla breccia ingoiando il rospo del rifiuto di Barack a farla vicepresidente, sono stati infruttuosi, anzi negativi.

La ex senatrice non ha al proprio attivo nessun successo diplomatico o di geopolitica di “pace” su nessun teatro di crisi (Israele-Palestina, Russia-Ukraina, Iran nucleare, Cina o Corea del Nord), mentre e’ sotto il suo “sguardo” che Al Qaeda, nel 2012, ha ammazzato l’ambasciatore Usa in Libia in un attacco terroristico. La dinamica dei fatti e’ stata finora “insabbiata” dalla Casa Bianca, dalla Cia e dal Dipartimento di Stato di Hillary, ma dal prossimo gennaio le Commissioni del Senato degli Esteri e dei Servizi Segreti, presiedute dai repubblicani, intensificheranno audizioni e indagini per arrivare alla verita’ di Bengazi: ovvio che sara’ una pessima pubblicita’, per la Clinton, l’essere al centro di polemiche e accuse da qui al 2016.

Ma ad oscurare le sue prospettive sopra ogni cosa e’ il vecchio “nemico di famiglia”, Barack. L’allarme sconsolato lo hanno lanciato in un editoriale cofirmato due sondaggisti-consiglieri di due presidenti democratici: Douglas Shoen (con Bill Clinton) e Patrick Caddell (con Jimmy Carter). “Obama sta danneggiando le chance di Hillary”, e’ il titolone dell’articolo, in cui sono elencati i tre terreni principali su cui il presidente sta portando gli americani sempre piu’ lontani dalla sua propria agenda di estrema sinistra, debilitando la statura e la appetibilita’ del partito.

La mossa di far da solo sull’immigrazione dando l’amnistia a 5 milioni di clandestini, senza l’approvazione del Congresso, ha visto il 53% di opposizione nel sondaggio Rasmussen, con solo il 34% di approvazione. Per il 62% della gente, inoltre, Obama non ha l’autorita’ di agire senza il Congresso, e il 55% pensa che il Congresso debba portare Barack in tribunale per quanto ha fatto. Poi c’e’ la decisione di Obama, espressa dopo il voto del 4 novembre, di opporre il veto in caso il Congresso approvasse (come fara’ nel 2015) la Keystone Pipeline, l’oleodotto tra Canada e Golfo del Messico: il 59% sono a favore della costruzione e solo il 31% sono contro, secondo Pew Research.
Infine, c’e’ la zavorra di Obamacare, la riforma della salute che e’ stata votata solo dai democratici senza un singolo voto repubblicano. Non e’ mai stata popolare ed anzi, via via che entra in vigore e viene sperimentata nei costi e nelle prestazioni, si inabissa nei sondaggi: giorni fa la Gallup ha rilevato che piace solo al 37% degli americani.

Insomma, un presidente che non ha piu’ la sua faccia da salvare, sta dando di questa Casa Bianca l’immagine di un “impero” anti Costituzione, che non ascolta il paese. Hillary ha gia’ fatto le prove di distanziarsi da Obama, ma il tentativo e’ titanico, o meglio patetico. I senatori democratici non lo hanno voluto ai loro comizi prima del medio termine, ma non se ne e’ salvato nessuno lo stesso. Come potra’ la Clinton cancellare l’influenza funesta del suo ex capo. Lei lo ha seguito e ubbidito per 4 anni come ministro. E suo marito Bill lo ha aiutato a vincere nel 2012 sperando di avere il suo appoggio nel 2016? Tutti questi calcoli sono andati a monte, ora che Obama e’ diventato tossico.


di Glauco Maggi

 

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Commenti all'articolo

  • lepanto1571

    26 Novembre 2014 - 10:10

    In Italia va anche peggio; abbiamo un presidente non eletto (preceduto dal altri due napolitanati ), Non votiamo da troppi anni, e in compenso abbiamo il femminicidio; infatti conta di piu uccidere una donna che un bambino o un anziano o un disabili! Uccidete gli zombi!

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