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Complimenti per la trasmissione

Tutti a TeleMilano 54, tra il cenacolo e l'Amarcord

La storia della proto-Mediaset in un libro

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Giorgio Medail mascherato a TeleMilano

Il ritratto di famiglia in un interno è una sorta di cenacolo leonardesco senza Gesù (ora dedito ad impegni politici), né Giuda, e con pochi ma buoni ex apostoli davanti alle telecamere.
C’era l’altro giorno, tra gli altri, a festeggiare TeleMilano 58, la proto-Canale 5, la tv nata nei primi anni 80 da uno scantinato di Milano 2 (TgCom, mercoledì access time, e nei notiziari), un esplosivo Carlo Freccero /Simon Pietro che ricordava i suoi esordi, i litigi allegri col giovane editore Berlusconi alle prese col telefilm Dallas ignorato dalla Rai e divenuto aMediaset oggetto di culto. C’era il critico Aldo Grasso nei panni del centurione/testimone che narrava le avventure di Mike Bongiorno campione d’ascolti e alfabetizzatore di nazioni il quale con la grazia dei semplici credette nel progetto della tv commerciale. C’era l’evangelista Claudio Cecchetto che, col suo lessico a mitraglia, raccontava di come “grazie al coraggio di Rettore, Ivan Cattaneo e, su tutti, i Matia Bazar” riuscì a fare Chewing gum, il contraltare di Disco Ring in onda da una cantina con i ragazzi che consegnavano a mano le loro videocassette. C’era un Amarcord gentile, il fascino dei ritrovi di famiglia, nella rievocazione che la rivista Link ha dedicato, sotto le telecamere dei cronisti (ahimè quasi tutti coi capelli grigi) agli esordi della tv commerciale italiana. Formidabili quegli anni. In cui i bimbetti come me si godevano l’A-Team e il parrucchino di Maurizio Seymandi; e Superclassifica Show e Fabrizia Carminati la signorina buonasera dalle lentiggini allegre; e il compianto cinecritico Vittorio Buttafava (anch’reduce dalla Rai matrigna) e il Mundialito e il compiatissimo Giorgio Medail esperto d’occultismo che se ne andava in giro, mascherato, ad intervistare i passanti che si scoprivano tutti –guarda caso- berlusconiani sfegatati.
Mi è saltato un po’ il groppo in gola, a vedere tante facce scavate dal tempo. Certo, a svincolare dalla poesia della commemorazione, verrebbe da ricordare, per esempio, che lo scabroso Dallas venne ignorato dalla Rai non per questioni tecniche ma politiche (la Dc dominava, in direzione generale c’era gente battezzata addirittura da Papa Montini) . O che non fu solo questione di coraggio e incoscienza la conquista dell’etere da parte di Berlusconi, il quale grazie anche alla sua rete di conoscenze riuscì, per un certo periodo, a far trasmettere la sua Mediaset attraverso le reti Nato. Ma, insomma, a volte è grazie al passato che riusciamo ad osservare il futuro…

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