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Complimenti per la trasmissione

Ulisse, ognuno ha i Proci che si merita

Pregi e (molti) difetti della miniserie sull'Odissea

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Ulisse, ognuno ha i Proci che si merita

Io di «Ulisse», mio romantico eroe d’infanzia, mi ricordo quello del Kirk Douglas del film di Camerini (anno ’58), sudatissimo, muscolare, talmente incazzoso che pareva sempre voler prendere a craniate il cameraman.

O quello della Rai del ’68 (poi replicato) dell’attore slavo Bekim Fehmiu, uno col fisico d’un pignoratore immobiliare ma assai carico di pathos: aveva come moglie la greca Irene Papas, la sosia patibolare di Maria Callas. Cupissimo. Ma i dialoghi era densi e chiosati dalla voce di Ungaretti. Sicchè, oggi, vedendo questo Il ritorno di Ulisse (Raiuno, domenica prime tima, un discreto 17,22% di share) coproduzione Rai molto lasciata ai francesi -che in tema di epica non vanno oltre la chanson de geste e Napoleone- sono rimasto un po’ spiazzato. Sarà perchè sono capitato in una fiction che esclude la parte figa, senza Polifemo e le sirene, e si concentra solo sul ritorno a casa dell’eroe -eccidio dei proci e anni successivi non contemplati dallo sceneggiatore originale Omero-. Sarà perchè, ad un tratto, mi è apparso un tizio- un cantastorie, ammazzato subito dopo- che tentava di infilarsi sotto la tunica della lussureggiante Caterina Murino/Penelope che ne respingeva gli impeti sessuali, mentre il procio Antinoo irrompeva gridando «All’adulterio»; e di questo aedo maniaco nessuno ha mai sentito parlare. Sarà che quest’Itaca è più violenta di una puntata di Gotham («Gli dei ci hanno abbandonato» dice la sexy Murino al figlio Telemaco), ma con dei dialoghi e delle inquadrature da soap di mezzo pomeriggio.

Ma, insomma, tutto questo mi pare un pelum minore in cui tutti -padri addolorati, guerrieri sanguinari, indovini che incespicano nei loro vecchi re sulla spiaggia- recitano per conto proprio, senza tener conto dell’insieme. Mi dicono che questo Ritorno di Ulisse, che comunque è spalmato su ben 4 parti, risente dell’accorciamento di puntate rispetto alla versione d’oltralpe; e che, dunque, i tagli inevitabili soffocano la grandiosa armonia dell’opera. Sarà. Vediamo le prossime. Si salva, per adesso, soltanto Alessio Boni, il protagonista. Recita solo quattro minuti: naufrago, scopre di essere nella sua isola e osserva sorridendo il mare. Muto. Però è molto fisicato, ricorda Kirk Douglas...

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