Cerca

Locale tecnico

Apple Watch: lo smartwatch di Apple rivoluzionerà davvero il mercato degli indossabili?

Sarà presto sui polsi di tutti, ma alcuni particolari di design fanno storcere il naso e l’esperienza utente sarà forse meno “magic” del solito. E gli smartband intanto dilagano.

3 Dicembre 2014

1
Rivoluzione Apple Watch

Apple Watch: sarà vera rivoluzione?

Per Apple Watch ci si aspetta il botto. Le aspettative sono altissime, più alte che per l’iPhone 6 di cui si sapeva già tutto un anno prima dell’uscita. Il gadget del 2015 è pronto ad accompagnarci ovunque, ma saprà rivoluzionare un mercato che stenta a decollare?


Ad aprire il mercato fu Pebble, ma oggi soffre la concorrenza tecnologicamente carrozzata. Pebble e i suoi “Pebblewatch”, smartwatch d’antan: display monocromatico, pochissime funzioni, batteria infinita. Servivano a poco, ma duravano tanto. Poi è stato il turno di Samsung con il primo Gear: funzioni inutili (la fotocamera sul cinturino), esperienza utente semplificata come Pebble, durata della batteria ridicola, ma buona integrazione con l’app fitness S-Health e una buona realizzazione, migliorata nei modelli successivi.

Contemporaneamente è esploso il mercato degli smartband. Molto più economici degli smartwatch, i braccialetti intelligenti, in gomma, con il loro activity tracker, che spesso è un semplice giroscopio, costano poco e sono molto apprezzati dagli sportivi e dai salutisti. Calcolo della calorie bruciate, contapassi, controllo delle fasi del sonno. Sono le funzioni più apprezzate degli smartwatch, ma in un corpo più sottile, leggero, economico e con batteria di lunga durata. FitBit, leader del settore, ha aperto la porta al mercato degli smartwatch con Surge, che certo è più indirizzato agli sportivi e ha molto meno appeal di Samsung Gear S e soprattutto di Moto 360 di Motorola ed Apple Watch.

Si parla di prodotti di lusso per realizzazione e tecnologia. Ancora una volta Android vs iOs, sfruttano servizi proprietari e sono utilizzabili in abbinamento con un telefono Android o con un iPhone. Motorola è stata la prima a spingere l’acceleratore sulla realizzazione di uno smartwatch premium, in grado di avvicinarsi al mondo degli orologi di lusso per materiali, design e lavorazione. Il risultato è il primo, e probabilmente il più riuscito, smartwatch circolare. Uno smartwatch che a prima vista sembra un orologio tradizionale: cinturino in pelle o in alluminio, corpo in acciaio unibody, nero, argento e oro. Il design di Moto 360 è classico e vincente.
Certo, la piattaforma Android Wear che lo muove ha bisogno di crescere in numero di app disponibili, ma i servizi sono eccezionali: Moto 360 risponde ai nostri comandi vocali, ci ricorda gli appuntamenti, ci legge i messaggi e ci porta a destinazione grazie a Google Maps.
È finalmente l’orologio del futuro, in un corpo classico che piace a tutti. Passi allora la cassa che è spessa 1 cm, il processore TI OMAP 3 che è di un’altra era tecnologica, la batteria che dura solo una giornata e soprattutto, quel bordino nero in basso che contiene il sensore di luminosità e il cavo flex dello schermo e che fa si che il display non sia totalmente circolare.
Tutti difetti che verranno corretti con la nuova versione in arrivo forse proprio in contemporanea con Apple Watch. Già ora Moto 360 è bellissimo per il suo design essenziale, quel design di sottrazione che ci saremmo aspettati da Apple, un design che spinge i consumatori a pagare anche il doppio rispetto ai dispositivi della concorrenza.

L’Apple Watch abbraccia invece il design tondeggiante inaugurato da Jonathan Ive per iPhone 6: un parallelepipedo molto più stondato che nell’era Jobs e una costruzione interamente in alluminio. Lo smartwatch Apple è anche in acciaio trattato in modo da renderlo, apparentemente, indistruttibile e ha un cuore tecnologico, non poi così diverso da quello di altri smartwatch, racchiuso in un vetro zaffiro a filo con la cassa.
Come Motorola prima, Apple insiste con l’artigianalità della lavorazione del cinturino in pelle con lavorazione in rilievo, acciaio e alluminio in tre colori diversi, elastene iperresistente e ipermorbido, maglia milanese. Ognuno caratterizzato da un disegno originale e da particolari chiusure magnetiche, a pressione, a scorrimento.
I problemi però sono tutti nel corpo del dispositivo che è spesso almeno quanto il Moto 360 e quindi abbastanza tozzo. Apple Watch si ricarica con un connettore MagSafe simile a quello dei MacBook e sembrerebbe non supportare la carica a induzione come il Motorola che ha una bella base di ricarica su cui riporlo, ahimè, ogni notte. I veri difetti però sono nello schermo: alla presentazione non erano passati inosservati i ritocchi alle immagini promozionali del prodotto che un primo tempo sembrava vantare un display più grande, con meno bordi. Perché se lo schermo di Moto 360 è stato criticato per il bordino nero in basso l’Apple Watch ha un bordo di diversi pollici su ogni lato. Questi millimetri sprecati sono uguali sul modello con cassa da 38 mm e in quello da 42 mm e non sono certo pochi, soprattutto in un periodo in cui i consumatori vogliono dispositivi con pochissimo bordo attorno al display. In confronto ha quasi fatto meglio LG che con il suo Watch R lo ha nascosto dietro una ghiera rotante da orologio subacqueo.

L’interfaccia non è molto diversa da Android Wear, ma a differenza degli smartwatch Google, Apple ha pensato di utilizzare la corona per muoversi all’interno dei menù. C’è molta meno “magia” del solito in questo approccio a un display di piccole dimensioni, ma Apple garantisce che questo escamotage è stato introdotto per evitare che l’utente debba premere le piccole icone che appaiono a schermo. Alla prova dei fatti potrebbe dimostrarsi non così funzionale, nonostante la corona dell’Apple Watch, di grandi dimensioni, pare assicurare il giusto grip. Deve essere una trovata di marketing: non avendo mele esposte sullo chassis, a partire da gennaio, capiremo chi ha l’Apple Watch perché sarà sempre intento a trafficare con la corona dell’orologio come se stesse regolando l’ora, oppure caricando uno di quei vecchi orologi a carica. Perché il vintage non passa mai di moda.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • routier

    10 Marzo 2015 - 08:08

    Quando frequentavo le scuole elementari (tanto tempo fa) facevo la punta alle matite. Ora nel tempo della tecnologia imperante dovrei far la punta al dito. Se questo è progresso,,,,,,,,,,,,,,,,,,,!

    Report

    Rispondi

Luca Rossi

Luca Rossi

Milano, 1987. Nel 2010 pubblica Hover. Viaggio nell’infanzia delle cose. Metà romanzo di formazione, metà saggio sull’antropologia del consumo, ha per protagonista un robot aspirapolvere con una coscienza filosofica. Dal 2013 collabora alle pagine culturali di Libero. Appassionato di fantascienza ha visto tutti i film da 1902 a oggi, senza mai scrivere nulla su Kubrick, ma maturando la convinzione che il futuro sia già stato immaginato. È lui ad avere la chiave del Locale tecnico, il blog di tecnologia di Libero

media