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Diari d'America

Così Bergamo conquista il Gran Canyon: il piano di Percassi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Così Bergamo conquista il Gran Canyon: il piano di Percassi

Da Bergamo, il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi va alla conquista del Grand Canyon grazie all’alleanza con gli indiani Navajo. Invece dei cowboy, pero’, dovra’ superare la resistenza dei verdi. Percassi, della cui holding diversificata di imprese sotto il suo controllo sono parte anche la Stilo Immobiliare Finanziaria s.r.l. e la Stilo Development Group USA, sta promuovendo attraverso il suo braccio di sviluppo nel settore delle costruzioni “un’importante iniziativa immobiliare a carattere ricettivo, commerciale e residenziale alle porte del Grand Canyon in Arizona (USA)”, secondo quanto e’ confermato ufficialmente, in due righe senza enfasi nell’elenco dei futuri progetti, sul sito del Gruppo Percassi. Ma e’ il New York Times di oggi 4 dicembre a sbattere in prima pagina il progetto, con seguito all’interno e foto iconiche del parco, in un lungo articolo dell’inviato Adam Nagaourney dalla “East Rim del Gran Canyon”. La notizia e’ che “un gruppo di sviluppatori italiani (non ci sono i nomi NDR) sta pianificando tre milioni di piedi quadrati di costruzioni per negozi e alberghi, piu’ 2.200 case a Tusayan, un villaggio recentemente fondato proprio all’ingresso del parco, con una popolazione di 587 persone”. Ma nell’articolo, soprattutto, si racconta della “collisione” tra gli ambientalisti e gli sviluppatori. Da una parte chi vuole preservare intatto il piu’ possibile il territorio, che e’ il piu’ scenico d’America, se non del mondo, attrazione per 4,5 milioni di visitatori ogni anno. Dall’altra i Navajo, che vedono nell’idea la strada per la creazione di posti di lavoro e di prosperita’.

“Il Grand Canyon e’ il territorio piu’ protetto al mondo’, dice il sovrintendente del parco David Uberuaga. “E’ nella lista dei Siti Patrimonio dell’Umanita’, e abbiamo la protezione della Legge dei Parchi nazionali, che lo ha creato, e della Legge sulle Acque Pulite”. Proprio l’acqua e’ al centro delle preoccupazioni dei conservazionisti: la costruzione di un complesso che avrebbe ovviamente bisogno di tanta acqua per ogni necessita’ finirebbe per essere una minaccia per il “rifornimento” del Colorado River. “Costruire questo sviluppo extraurbano avrebbe un impatto sulla vita del parco nazionale”, dice Bob Irvin, presidente della organizzazione no-profit American Rivers. “E’ una minaccia alle falde sotterranee del Colorado River, che due anni fa nominammo come il piu’ a rischio dei fiumi dell’intera nazione”.

Il progetto “Escalade”, da un miliardo di dollari, prevede anche una specie di funivia e un ponte sospeso di 300 metri. L’insediamento e’ nella Riserva indiana nei pressi del Little Colorado River, ai margini del parco, e il sindaco di Tusayan Greg Bryan e il presidente della Navajo Nation Ben Shelly fanno fronte comune e sono decisi ad andare avanti. “E’ assurdo pensare che un tram aereo e un passaggio pedonale danneggi il Grand Canyon in alcun modo. Semmai permettera’ ai turisti di fare una esperienza nel parco in un modo rispettoso e con la dovuta sensibilita’’, sostiene Bryan. L’insediamento e’ necessario, secondo lui, per dare la casa alla gente che lavora nel parco.

“E’ scandalosamente carino che la comunita’ ambientalista che vive a Chicago, Boston o Los Angeles – loro che hanno belle case e possono scendere giu’ nei negozi a due passi e trovare tutto cio’ che vogliono – possano lamentarsi di cio’ che sta avvenendo qui, senza capire che anche questa gente ha bisogno di una simile qualita’ della vita”. “Il presidente dei Navajo Shelly e’ a favore dello sviluppo del business e per la creazione di occupazione”, gli fa eco il suo consigliere Desmond Tome. “Il progetto Escalade e’ un enorme passo in quella direzione”.
Sara’ il Consiglio della Nazione dei Navajo ad esprimere con un voto l’anno prossimo il permesso finale alla realizzazione dell’iniziativa. A Bergamo attendono la fumata bianca.

di Glauco Maggi

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