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Addio mega-chiese, come cambia la religione negli Usa

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Addio mega-chiese, come cambia la religione negli Usa

In America non si costruiscono più le chiese come una volta. Le cifre crude sono della società di analisi immobiliare Dodge Data & Analytics, riportate dal Wall Street Journal del 5 dicembre: la costruzione di edifici religiosi negli Stati Uniti è caduta al più basso livello dal 1967, quando la raccolta statistica dei dati è iniziata. Nel 2014 sono stati edificati circa 10,3 milioni di piedi quadrati (100 piedi quadrati equivalgono a circa 9,2 metri quadrati, quindi 10,3 milioni sono pari a circa 957mila metri quadrati), il 6% in meno dall’anno passato e addirittura l’80% in meno di quando le costruzioni hanno toccato il picco nel 2002, con oltre 51 milioni di piedi quadrati. In termini di dollari, scrive Ben Leubsdorf, la spesa in luoghi di culto è stata pari a 3,15 miliardi nel 2013, circa la metà rispetto a un decennio fa (secondo dati del Ministero del Commercio).

Nel 2009 fece scalpore la voluminosa ricerca sulla diffusione delle religioni nel mondo dei giornalisti John Micklethwait e Arian Wooldridge, tradotta nel libro God is Back: How the Global Revival of Faith is Changing the World ("Dio è tornato: come il revival globale della fede sta cambiando il mondo", New York, Penguin Press). Era la riscoperta della militanza religiosa un po’ ovunque, e l’esperienza americana era simboleggiata dalle MegaChiese che ospitavano decine di migliaia di fedeli, stadi più che semplici luoghi di culto. Ora vari fattori concorrono a trasformare quello scenario, prima di tutti una caduta nel tasso di partecipazione. La percentuale di americani che non hanno mai partecipato ad un servizio religioso è salita al 25,3% nel 2012, dal 9,3% del 1972, dice il sondaggio Sociale generale della Università di Chicago. E alla domanda “quale preferenza religiosa avete?”, il 5,1% che ha risposto “nessuna” quattro decenni fa si è moltiplicato per 4 al 20% di due anni fa.

Tra le religioni, poi, si notano differenti tassi di aumento o di calo di popolarità: i musulmani e i mormoni sono in crescita, mentre luterani, presbiteriani, metodisti e altre denominazioni protestanti sono in calo, secondo la Associazione degli Statistici che studiano le Religioni Americane. Tra i cattolici ci sono incrementi e cali a seconda delle diverse aree geografiche: mentre diocesi in forte sviluppo stanno progettando nuove grandi cattedrali a Raleigh, in Nord Carolina e a Knoxville, in Tennessee, alcune parrocchie del Nord est, da Boston a New York (dove è in ristrutturazione la cattedrale di San Patrick sulla Quinta Avenue) stanno chiudendo e in qualche caso vendendo chiese periferiche.

Se un ritorno ai livelli di una decina di anni fa, in termini di costruzione complessiva di immobili religiosi, appare impensabile, il declino nella costruzione di chiese dovrebbe però aver raggiunto il fondo. Dalla fine del 2013, la spesa delle congregazioni nel mattone sacro sta dando qualche segnale di rimbalzo, e due delle società di ricerca del settore, la citata Dodge Data & Analytics e la FMI prevedono un 2015 in crescita di investimenti, sia pure modesta.

Un altro trend che gioca contro il recupero della moda delle MegaChiese è legato ad un ripensamento interno alle stesse congregazioni. “C’è stata una folgorazione”, ha detto Sing Oldham, portavoce della Southern Baptist Convention, la maggiore denominazione protestante degli Stati Uniti. ”Se investiamo maggiormente nelle persone, cioè nei ministri di culto, e meno nelle infrastrutture, facciamo un migliore uso delle nostre risorse”. E c’è stata pure la lezione di Starbucks, la catena di migliaia di bar sparsi ovunque nel paese, che ha aperto gli occhi anche alle congregazioni che non hanno problemi di denaro: “Non penso che siamo alla fine delle grandi religioni, ma solo dei grandi palazzi religiosi. Starbucks, con il suo network di punti vendita, ci ha insegnato che la chiesa non ha bisogno di essere grande”, ha detto Jim Shepard, consulente di Generis, ente di raccolta di fondi religiosi. ”La chiesa ha bisogno di essere locale”, diffusa ovunque anche con piccole sedi.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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