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That Dragon, Cancer raggiunge l’obiettivo su Kickstarter: il videogioco sul cancro si farà

Il crowdfunding finanzia il primo videogioco sul cancro. In uscita nel 2015, dimostra la vera potenza espressiva del media.

8 Dicembre 2014

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That Dragon, Cancer

That Dragon, Cancer: i videogiochi si scoprono profondi.

That Dragon, Cancer è la vera storia del piccolo Joel e della sua lotta contro il demone di un tumore celebrale che lo ha strappato all’affetto dei suoi cari. È anche la storia di Ryan e Amy Green, i genitori di Joel e sviluppatori di questo capolavoro emozionale che ha dovuto lottare con il crowdfunding per venire alla luce.

«Il videogioco era il media perfetto per raccontare la storia di Joel» dice Ryan Green che fa lo sviluppatore da quindici anni. Per onorare la memoria del figlio, morto a marzo, Ryan e la moglie hanno fondato una software house e si sono dedicati anima e corpo a realizzare un videogame che racchiudesse la loro esperienza emotiva nel crescere il fragile Joel in lotta contro il demone silenzioso, che nel gioco viene chiamato “dragone” o “mostro”, ma mai con il suo vero nome. Come Joel anche That Dragon, Cancer ha lottato contro il tempo e ha vinto, concludendo la campagna su Kickstarter con tre mesi d’anticipo.
I backers che hanno contribuito con 15 $ riceveranno una copia digitale del gioco, chi ha dato 30$ potrà scaricare anche la colonna sonora. Con 75$ si può anche accedere al “dietro le scene” e provare la prima demo del gioco, quella presentata alla stampa. Salendo con la donazione è possibile vedere inserita la propria immagine in uno dei quadri appesi nell’ospedale, come in Shining, oppure vedere digitalizzato il proprio cane e gatto o ancora scrivere un messaggio in bottiglia che verrà inserito nel livello della spiaggia e contribuire all’inquinamento, anche digitale, del mare.

Quello che è importante è che le donazioni hanno già raggiunto l’obiettivo e che il gioco si farà e sarà esclusiva della piccola console android OUYA il cui team ha creduto e finanziato il progetto, ottenendo l’esclusiva temporale sul titolo che verrà rilasciato in simultanea anche su Steam in formato Pc e Mac. That Dragon, Cancer sarà diviso in cinque “livelli emotivi” che raccontano cinque fasi della vita di Joel vista con gli occhi dei genitori.
Il giocatore tramite l’esplorazione dei livelli sblocca i ricordi della famiglia Green. La narrazione è poetica e potente grazie al particolare stile grafico che presenta personaggi senza tratti somatici e ad ambienti realizzati con uno stile volutamente spigoloso e poligonale pur senza rinunciare a un sistema d’illuminazione complesso e ad animazioni realistiche.
Ryan, che per la prima volta nella sua carriera si è occupato del rendering delle scene, pensa che questo stile rarefatto aumenti il coinvolgimento dei videogiocatori che vengono immersi in un’atmosfera realistica, ma ovattata e sognante che accompagna Joel e famiglia nella narrazione. Sofferenza e speranza sono linguaggi universali, per questo i personaggi sono senza volto, affinché chiunque possa immedesimarsi nelle loro emozioni.
Emozioni veicolate anche dalla colonna sonora di tipo ambient molto rarefatta che accompagna dolcemente le immagini senza mai coprire i pensieri dei genitori di Joe che vengono scritti a schermo e recitati da voci fuori campo.

That Dragon, Cancer può essere classificato come un’avventura punta e clicca che propone enigmi molto semplici mantenendo il focus sull’ambientazione e la sfera emotiva dei personaggi. È un tipo d’immersività che solo questo media poteva garantire. Il breve demo rilasciato alla stampa e visibile su YouTube è bastato a scaldare il cuore non solo dei cultori dei giochi “indie” e delle avventure punta e clicca, ma anche di videogiocatori stanchi degli sparatutto, di gdr e di titoli open world che si ripetono uguali a ogni nuova generazione di console.
Sono pochi i titoli in grado di assicurare un gameplay in grado di coinvolgere e far riflettere il videogiocatore, sono quelle saghe che ibridano cinema e videogioco in prodotti che spesso dividono l’utenza. Apripista fu Metal Gear Solid che nell’intento del creatore Hideo Kojima sarebbe dovuto essere quanto di più simile a un film, oppure titoli come Heavy Rain e Beyond: Two Souls, entrambi realizzati dallo studio parigino Quantic Dream fondato del regista mancato David Cage. Sono titoli spesso fortemente criticati per l’eccessiva lunghezza dei filmati d’intermezzo e la scarsa interazione e considerati alla stregua di “colossal interativi” ispirati a serial televisive e alle maxi-produzioni statunitensi per temi trattati e modalità di racconto.

That Dragon, Cancer vuole invece riportare l’esperienza sensoriale a un livello emotivo più familiare, “umano” e “domestico”, toccando tasti difficili che vanno dall’eutanasia alle cure palliative, il dolore e la difficoltà nell’accettare la diagnosi, la paura e la forza di lottare per la speranza, senza la quale non si può lottare contro il dragone per strappare Joel al suo destino o accettarlo e compiere con lui il viaggio. Una profondità nuova per questo media, che si dimostra in grado di trattare anche argomenti complessi sfruttando i mezzi che le sono propri. Un’apertura mentale e una profondità emotiva impensabile fino a pochi anni fa, una lotta contro la consuetudine e lo standardizzarsi di un linguaggio videoludico troppo spesso piegato alle logiche di mercato che qui esplode in tutta la sua espressività e possibilità. La speranza è che That Dragon, Cancer possa raggiungere un pubblico più ampio di quello dei backers di Kickstarter e delle poche migliaia di possessori di OUYA. I commenti sulla pagina Kickstarter dello sviluppatore fanno sperare che vi sia un pubblico in grado di apprezzare le sfumature dell’odissea interattiva di questa famiglia che è riuscita a trovare parole e mezzi nuovi per raccontare la sua storia.

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Luca Rossi

Luca Rossi

Milano, 1987. Nel 2010 pubblica Hover. Viaggio nell’infanzia delle cose. Metà romanzo di formazione, metà saggio sull’antropologia del consumo, ha per protagonista un robot aspirapolvere con una coscienza filosofica. Dal 2013 collabora alle pagine culturali di Libero. Appassionato di fantascienza ha visto tutti i film da 1902 a oggi, senza mai scrivere nulla su Kubrick, ma maturando la convinzione che il futuro sia già stato immaginato. È lui ad avere la chiave del Locale tecnico, il blog di tecnologia di Libero

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