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Isis e anti-Isis, nel mondo arabo nasce un contromovimento islamico

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Isis e anti-Isis, nel mondo arabo nasce un contromovimento islamico

E’ cosa nota che l’Isis abbia un certo successo nell’attrarre giovani musulmani da ogni dove, dall’Europa all’America. Sono migliaia. Ma le oscenità disumane commesse dai militanti dello Stato Islamico stanno provocando anche un contro-movimento all’interno delle stesse comunità musulmane che fa meno scalpore: il disgusto dell’Islam e il rigetto, con l’apparizione dell’ateismo e del rifugio nel cristianesimo nelle file maomettane. Quanto sia esteso questo trend e’ un mistero, in parte perche’ nei regimi devoti al Profeta la libertà di stampa non è comparabile alla nostra in Occidente, e soprattutto perché ci vuole un coraggio non comune ad abbracciare, e a pubblicizzare, il proprio dissenso religioso.

Qualcuno questo fegato ce l’ha, e Thomas Friedman l’ha riportato nella sua colonna del 7 dicembre su New York Times, a partire da una notizia dall’Inghilterra. E’ stato infatti BBC.com, il 24 novembre scorso, il primo sito a pubblicare un articolo sui temi più discussi su twitter a proposito di Islam: "Un crescente dibattito sui social media in arabo sta orientandosi a favore dell’abbandono della Sharia, la legge islamica. Discutere la legge religiosa è un argomento sensibile in molti paesi musulmani, ma su twitter un hashtag traducibile con perché noi respingiamo la applicazione della Sharia è stato usato 5mila volte in 24 ore. La conversazione ha avuto luogo principalmente in Egitto e Arabia Saudita. Si discute se la legge religiosa sia adatta ai bisogni dei paesi arabi e ai moderni sistemi legali". La dottoressa Alyaa Gad, egiziana che vive in Svizzera, ha avviato l’hashtag scrivendo di "non aver nulla contro la religione ma di essere contraria a usarla come sistema politico". Tra chi lo ha rilanciato, un uomo che ha aggiunto che l’abbandono della Sharia e’ doveroso "poiché non c'è un singolo esempio positivo che abbia portato giustizia e uguaglianza", e una donna saudita secondo cui "aderendo alla Sharia noi stiamo aderendo a leggi disumane. L’Arabia Saudita gronda del sangue di coloro che sono stati giustiziati per la Sharia". 

Poi c'è il caso di Ismail Mohamed, un egiziano che ha creato un programma chiamato "anatre nere" che offre spazio agli arabi atei ed agnostici per parlare liberamente del diritto di opporsi alle coercizioni e alla misoginia delle autorità religiose: è parte del crescente Network di Arabi Atei. E chi cerca notizie in arabo scritte da arabi che prendono di petto autocrati e estremisti religiosi le trova sul sito freearab.com., scrive ancora Friedman.
Il personaggio che ha raggiunto forse la massima fama tra i musulmani pentiti è il marocchino “Brother Rachid” (Fratello Rachid), che ha scritto una lettera aperta ad Obama e l’ha messa sul suo network su YouTube, dove predica tolleranza e denuncia i casi di intolleranza della sua ex religione (ora Rachid è un convertito al cristianesimo, ha detto a Friedman, per il suo “dio d’amore”). Nell’appello, che è stato visto finora da mezzo milione di persone, Rachid chiede a Obama di cambiare politica: “Caro Mister President, devo dirti che sbagli sull’Isis. Tu sostieni che l’Isis non ha niente di religioso. Io sono un ex musulmano. Mio padre è un imam. Ho passato 20 anni della mia vita a studiare l’Islam.. Posso dirti con fiducia che l’Isis parla per l’Islam…. I 10mila membri dell’Isis sono tutti musulmani….Sono venuti da differenti paesi e hanno un comune denominatore: l’Islam. Stanno seguendo in ogni dettaglio il Profeta dell’Islam Maometto. Hanno dichiarato che si battono per il califfato, che e’ una dottrina centrale dell’Islam Sunnita. Io ti chiedo, Mr President, di smetterla di essere politicamente corretto e di chiamare le cose con i loro nomi. ISIS, Al Qaeda, Boko Haram, Al Shabab in Somalia, i Talebani e i loro brand affiliati, sono tutti made in Islam. E se il mondo musulmano non affronta il problema dell’Islam e separa la religione dallo Stato non finiremo mai questo ciclo. Se l’ Islam non è il problema”, è sempre Rachid a parlare, “allora perché non ci sono milioni di cristiani nel Medio Oriente che si fanno scoppiare per diventare martiri, anche se vivono nelle stesse circostanze economiche e politiche, ed anzi peggio? Mr President, se vuoi davvero combattere il terrorismo, allora combattilo alle sue radici. Quanti sceicchi sauditi stanno predicando l’odio? Quanti canali islamici, nei media, stanno indottrinando la gente e insegnando la violenza dal Corano? Quante scuole islamiche stanno producendo generazioni di insegnanti e studenti che credono nella jihad, nel martirio e nella lotta agli infedeli?".

Che tra i musulmani si spargano i semi del dissenso è molto positivo, speriamo che simili voci si moltiplichino. Tutte le stringenti domande di Rachid ne stimolano però un'altra: quanti ce ne vorranno di questi pentiti, ribelli all’ortodossia islamica interpretata dall’Isise compagnia, affinché Obama, con tutto il mondo occidentale politicamente corretto dietro a lui, si arrenda all’evidenza? Cioé che anche nel 21esimo secolo ci può essere una "guerra di religione"? Infatti è in corso, e va combattuta come tale per essere vinta.

di Glauco Maggi

 

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