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Complimenti per la trasmissione

Aiutiamo Lina Sotis a ritrovarsi nelle periferie

Il caso della signorina snob scomparsa

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
La Lina Sotis

Aiutiamola. Alla ricerca del suo personale tempo perduto, in una dilatazione proustiana del tempo, la «consulente alle Periferie» del sindaco Pisapia, la vaporosa Lina Sotis, a furia di girarle, dev’essersi perduta nelle periferie stesse. Aiutiamola a ritrovarsi.

Perchè -ammettiamolo-, in mezzo al casino scoppiato oggi nella suburbia milanese che invade i tg, c’è un disperato bisogno di Lina Sotis. Un bisogno disperatissimo. La signorina Snob arruolata per «aumentare la coesione sociale della comunità cittadina» e per «individuare l’identità culturale dei quartieri» necessita di svettare, ora, come il presidio morale della periferia in fiamme. Che poi, onestamente, di «morale» non è che ci sia molto. La rivolta popolare per la moschea a Lambugnano. L’industrioso racket delle panchine (i Rom che chiedono tangenti per far sedere i vecchietti) a Lambrate. Gli zingari che occupano in tempo record le case popolari al Giambellino e a Quarto Oggiaro. Le famigliole d’immigrati clandestini che eleggono domicilio nelle cantine di viale Molise come i troll della Terra di Mezzo. In questo confuso Vietnam della pisapiana Milano non più da bere ma da inghiottire, l’esile figura della Lina, ora scesa da Sankt Moritz, ora riapparsa da Portofino, dovrebbe essere l’elemento di coesione sociale che Palazzo Marino disperatamente ricerca. Il problema è che, mentre -per dire- a Calvairate i cittadini scendono in piazza con i forconi, imbufaliti contro l’aumento di furti e criminalità, dell’eterea Lina Sotis non v’è traccia. D’altronde una non è eterea per nulla. Ora, non dico una protesta, una rampogna, una vibrata condanna, ma almeno un lamento educato, un elegante gesto di diniego, un corsivetto sul Corriere della sera. Invece, niente. L’ultima volta la consulente alle periferie venne avvistata al carcere di San Vittore (che però non è in periferia), da dove era più agevole raggiungere la prima della Scala. La penultima volta, invece, la Lina presenziava a Milano Book City, a presentare il libro di Colaprico e di Valentino D’Urbano, ad Affori e alla Barona. Che, effettivamente sono periferia, solo che la Lina, chiusa in libreria, non se n’era accorta. La sua ultima dichiarazione fu «Vivete in un quartiere antipatico? E’ ora di cambiarlo». Forse è ora di cambiare la consulente alle periferie. Sempre che, prima, la ritrovino

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    19 Aprile 2015 - 01:01

    grazie zanna

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  • zanka

    11 Dicembre 2014 - 11:11

    Bellissimo pezzo Francesco.

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