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Diari d'America

Ferguson, nei sondaggi gli americani stanno dalla parte della polizia

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Ferguson, nei sondaggi gli americani stanno dalla parte della polizia

Nel giudicare gli eventi sbattuti in prima pagina per giorni e giorni, nella gente c’e’ una saggezza di fondo che emerge dai sondaggi e contrasta nettamente con l’andazzo dei media mainstream (i maggiori, che vanno con l’onda conformista). Le ultime settimane sono state mediaticamente dominate, in ordine di tempo dal piu’ lontano al piu’ vicino, dai tre fatti politico-giudiziari legati alle tragedie di Ferguson e di Staten Island, e infine dal rapporto dei senatori democratici sulle tecniche dure applicate dalla Cia negli interrogatori dei terroristi. Facendosi largo nel pesante carico di articoli e commenti politicamente corretti e sinistramente orientati che hanno “condannato” i due Grand Jury del Missouri e di New York per non aver incriminato i poliziotti bianchi che hanno ucciso i due neri, e la Cia per come ha condotto le sue operazioni antiterrore dopo l’11 settembre 2001, gli americani hanno mostrato di saper vedere e giudicare secondo il buon senso. Si sono, guarda un po’!, basati sui fatti.

FERGUSON. Per una maggioranza del 50% contro il 37%, nel sondaggio USA TODAY/Pew Research Center , gli interpellati hanno detto che i giurati hanno preso la decisione giusta nel non incriminare l’agente bianco Darren Wilson per aver sparato e ucciso il 18enne nero disarmato Michael Brown. I teppisti ispirati da Al Sharpton hanno messo a ferro e fuoco Ferguson, e i dimostranti “pacifici” blanditi da Obama hanno allargato a macchia d’olio le proteste in tutto il Paese, sfilando con le braccia alzate in segno di resa e gridando “poliziotto non spararmi”. Ma le prove balistiche, le autopsie e le testimonianze (anche di afro-americani) hanno mostrato la verita’: il poliziotto si doveva difendere, perche’ il nero lo aveva aggredito quando lui era ancora nella sua auto, lo aveva picchiato cercando di rubargli la pistola, e poi minacciato ancora per strada, invece di ubbidire all’ordine di arrendersi. Unitamente al filmato che mostrava Brown che rubava cigarillos e maltrattava il commesso del negozio pochi minuti prima di essere fermato da Wilson, i fatti hanno diradato la nebbia della disinformazione.

STATEN ISLAND. Completamente diversa, nello stesso sondaggio citato per Ferguson, la reazione della gente al caso di Eric Garner, il nero 42enne obeso e asmatico morto dopo essere stato preso per il collo e buttato a terra da un poliziotto bianco che voleva arrestarlo perche’ vendeva sigarette sciolte di contrabbando. Il Grand Jury di New York ha deciso di non incriminare l’agente colpevole, ma per il 57% e’ stato un verdetto sbagliato, condiviso solo dal 22% degli interpellati. In questo caso il filmato dell’incidente ha mostrato la vittima, circondata da quattro o cinque poliziotti, che sbraitava per essere lasciato in pace. Aveva gia’ subito 31 arresti per mini-crimini nella sua vita di disoccupato, e stavolta sperava che lo lasciassero in pace. Non minacciava nessuno, e gli agenti hanno mostrato una inflessibilita’ sconsiderata, che si e’ trasformata in tragedia anche per le condizioni precarie della vittima. Gli americani, giustamente, avrebbero voluto Pantaleo in tribunale, per spiegarsi ed eventualmente pagare per quell’eccesso di rigore chiaramente emergente dal filmino preso da un cellulare di un testimone. Buon senso, appunto. E sempre al fine di dare piu’ spazio ai fatti reali che non alle interpretazioni politicizzate successive, nove interpellati si dieci si sono detti a favore di telecamere “indossate” dagli agenti per documentare le loro interazioni con la gente.

RAPPORTO SULLE “TORTURE” DELLA CIA. Quasi sette americani su dieci, il 69%, considerano la tecnica del waterboarding una forma di tortura. Lo ha rilevato il sondaggio pubblicato oggi dalla CBS Tv. Ma la tortura e’ un termine elastico, dove l’oggettivo e il soggettivo della violenza perpetrata e percepita per spezzare la resistenza di un detenuto si mischiano e si confondono. I suoi estremi sono difficili, anzi impossibili da definire in un dettaglio legale, ragionieristico. Secondo quanto ha riportato Al Jazeera, anche le canzoni a volume assordante del gruppo funk-rock Red Hot Chili Peppers possono essere considerate una sevizie: la CIA le ha usate per disorientare il detenuto Abu Zubaida, a Guantamano, uno dei tre prigionieri di eccezionale interesse per il loro rango nelle file di Al Qaeda a subire il waterboarding.

Un popolo di buona coscienza e di buon senso, che ha a cuore il rispetto umano, vive con disagio e sofferenza la danza sul confine tra tortura e non tortura, al di la’ delle tecnicalita’, che i suoi servizi segreti praticano. Anche se sono per il bene pubblico. Quindi ci sta che, nel valutare l’esercizio della coercizione “idraulica”, prevalga largamente l’identificazione di questo metodo con la “tortura”. Ma la stessa gente vive nel mondo reale. Ha “provato” l’11 settembre. Ha pianto i suoi 3mila morti per mano di Bin Laden e dei suoi assassini. E cosi’ la gente, con una maggioranza del 49% (relativa ma rilevante, 12 punti in piu’) ritiene che le pratiche degli “interrogatori duri”, waterboarding compreso, siano giustificate in certe circostanze. Solo il 37%, invece, le ritiene sempre ingiustificabili. Il buon senso comune prevale anche su un altro punto centrale, quello dell’efficacia concreta di queste tecniche per avere informazioni utili.

Il Rapporto dei senatori democratici aveva un punto fondamentale, che non a caso la stampa liberal ha docilmente enfatizzato: le “tecniche dure” sono inutili, e anzi dannose. Ma il 57%, una larga maggioranza assoluta, ha bocciato quella tesi. Ha seguito il buon senso e ha risposto che, in certi casi, le informazioni raccolte dalla CIA in tutti i modi, anche con la musica rock spaccatimpani, hanno aiutato a contrastare complotti e attacchi all’America. Banale, vero? Come si puo’ in effetti escludere, come dice il Rapporto sulla CIA, che i dati estirpati con violenza non abbiano portato a nulla? Ben tre successivi direttori della CIA sotto Bush, e anche l’attuale direttore della CIA John Brennan, nominato da Obama, sostengono il contrario.

Cioe’ che, grazie alle tecniche dure, sono state salvate vite, e svantati attentati. Non stupisce che la grande maggioranza della gente abbia quindi rigettato la tesi, indimostrata e indimostrabile, dei senatori democratici: il 57% ha sentito puzza di speculazione politica, e ha preferito usare testa e logica. E ha anche bocciato la pubblicazione del Rapporto per ragioni concrete di sicurezza nazionale: il 52% degli interpellati ha detto infatti che l’aver diffuso il rapporto con i dettagli degli interrogatori e’ un pericolo per gli americani, in patria e all’estero.

di Glauco Maggi

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