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Diari d'America

Guerra Sony-Corea: ecco cosa c'è dietro

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Guerra Sony-Corea: ecco cosa c'è dietro

La Sony ha dunque cancellato l’uscita del film satirico The Interview, senza alcun piano, per ora, sul futuro della pellicola. Per Newt Gingrich, l’ex Speaker della Camera ed aspirante candidato alla Casa Bianca sconfitto da Mitt Romney alle primarie del GOP nel 2012, e’ “la prima sconfitta nella guerra cibernetica subita dall’America”. Gli scherani digitali al servizio del regime comunista nord coreano hanno saputo infiltrarsi nel sistema elettronico della casa cinematografica giapponese-americana, e stanno disseminando emails imbarazzanti su cio’ che pensano i produttori di Hollywood degli attori, da Angelina Jolie (“di scarso talento”) a Denzel Washington (“meglio non dargli la parte nel film perche’, pur bravissimo, allontanera’ il pubblico internazionale fuori dagli Usa, che e’ gente razzista”).

Il gossip spiattellato sui media globali e’ gia’ un bel fiasco per la Sony, ma l’azione di palese violazione criminale dei segreti industriali da parte della Nord Corea e’ solo un aspetto della debacle. Gli hacker sono stati espliciti nel motivare la guerra alla Sony come rappresaglia per la produzione del film che si fa beffe del duce rosso di Pyongyang, e il governo USA ha concluso dopo una breve indagine che sono stati proprio loro, i nordcoreani, a ordire l’attacco esterno digitale, plateale e senza precedenti. Ma non e’ tutto. Avvicinandosi la data del 25 dicembre, quella prevista per l’uscita nelle sale americane del film, i terroristi comunisti del clic hanno alzato il tiro. Con un messaggio che, citando l’11 settembre, ha il tratto inequivoco della minaccia di una strage, hanno puntato l’arma tradizionale dell’esplosivo contro le sale che ospiteranno le gesta comiche di Seth Rogen e di James Franco.
Non c’e’ niente da ridere, dunque, ma la risposta sotto forma di resa totale della Sony raddoppia la sconfitta cibernetica. A parte che la realta’ di cellule segrete di nordcoreani dormienti negli Usa e’ meno immaginabile dei lupi solitari e delle squadracce fondamentaliste islamiche con le quali abbiamo dovuto imparare a convivere, non puo’ essere che il cedimento puro e semplice al ricatto chiuda la partita. Al Qaeda ha minacciato di bombardare ponti e grattacieli, stazioni del metro’ e aeroporti, ma continuiamo ad attraversare il ponte di Brooklyn, a salire sull’Empire, a prendere la Linea 6 Verde per City Hall e ad andare al JFK. Obama, alle prime notizie delle minacce, aveva detto che andavano prese tutte le cautele del caso sul piano della sicurezza, ma aveva “invitato la gente ad andare nei cinema”. Poi cinque tra le maggiori catene della sale USA hanno disdetto le prenotazioni per la pellicola, e la casa cinematografica ha deciso per la morte della liberta’ di espressione e di pensiero. Che fare, a questo punto?

Un’idea originale e’ venuta a Mitt Romeny, che l’ha scritta sul suo conto twitter: “@SonyPictures don’t cave, fight: release @TheInterview free online globally, Ask viewers for voluntary $5 contribution to fight #Ebola.” “SonyPictures, non cedere, lotta: diffondi TheInterview gratis online in tutto il mondo, e chiedi 5 dollari di contributo volontario da devolvere a favore della battaglia contro l’ebola a chi decidera’ di scaricare e vedere il film”. La casa cinematografica ha speso 44 milioni per produrlo, e non e’ probabile che accetti l’invito di Romney a fare il coraggioso e nobile gesto del rilascio gratuito, perdendoli tutti. Pero’ qualcosa dovra’ comunque farla, e questo atto sarebbe eccezionale nel dare alla Sony pubblicita’ positiva presso tutti gli uomini di buona volonta’ e decenza. Che non ne possono piu’ dei ricatti e delle minacce alla liberta’ di pensiero che non e’ mai conquistata una volta per tutte: ieri gli attacchi sanguinosi degli islamici ultra’ contro i giornali che dipingevano Maometto, oggi gli stalinisti ultra’ che vogliono spegnere nei cinema le luci della satira per ordine di un profeta rosso, pazzo e perdente.

di Glauco Maggi

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