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Obama fa il nobile bullo con la Sony

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama fa il nobile bullo con la Sony

Obama ha fatta una lezioncina fuori luogo alla Sony, ha annunciato che il governo USA rispondera’ “in modo proporzionato” all’attacco cibernetico attribuito dall’FBI alla Corea del Nord, e poi ha preso l’aereo ed e’ partito per le vacanze di natale alla Hawaii. Ma la storia del film satirico americano sull’ultimo stalinista sulla faccia della Terra non e’ finita. Kim Jong-un, in un comunicato, ha irriso la Casa Bianca offrendo di istituire una Commissione Congiunta per indagare sugli hackers, dicendo che il proprio governo e’ innocente, e minacciando conseguenze se Obama respingera’ l’offerta. A questo siamo arrivati: alla presa in giro degli Usa, e con minacce, da un regime liberticida che ha appena incassato la prima vittoria della storia nella cyber-guerra globale. Evidentemente la “resa storica” ai Castro, che dopo 50 anni di oppressione ai milioni di cubani che non ce l’hanno fatta a fuggire in Florida sono stati premiati dal riconoscimento di Obama, ha galvanizzato Kim Jong-un: se l’America ha messo una pietra sopra sulle nefandezze del comunismo ai Caraibi, perche’ non chiedere un trattamento di riguardo anche per Pyongyang? Del resto, non e’ sfuggita la usuale doppiezza ipocrita di Barack, che e’ l’altra faccia della sua debolezza verso i tiranni.

Ieri ha fatto il ‘nobile bullo’ contro la Sony, dicendo papale papale in conferenza stampa che “la casa cinematografica ha sbagliato a cancellare l’uscita del film il 25 dicembre”. “Dovevano venire prima da me”, ha aggiunto, suggerendo che avrebbe convinto lui la Sony a tenere duro, “perche’ non possiamo permettere che qualche dittatore da qualche parte ci faccia la censura”. Lui. Lo stesso che nel 2012, in occasione dell’assedio dei dimostranti islamici all’ambasciata USA del Cairo e dell’attacco armato di Al Qaeda al consolato di Bengazi (con 4 americani uccisi, tra cui l’ambasciatore in Libia) sferro’ la sua rabbia e il suo sdegno non contro i terroristi islamici ma contro il regista egiziano-americano di un video, apparso su YouTube, che sbeffeggiava Maometto. Obama diede a Basseley Nakoula la colpa di tutto (e non ne aveva alcuna per Bengazi), e lo mise in galera (per violazioni minori, come l’aver mentito sul ruolo avuto nella produzione del filmino e l’aver usato lo pseudonimo Sam Bacile). Altro che difendere la liberta’ di espressione del regista. Non doveva essere protetto nel suo diritto costituzionale contro i censori esterni? No, per Obama. Perche’ la vittima dell’ironia irrispettosa era il profeta dell’Islam? Perche’ era politicamente conveniente negare che il terrorismo fosse ancora vivo e vegeto, a due mesi dal voto per la sua rielezione? Per tutti e due i motivi, uno piu’ deprecabile dell’altro.

Per di piu’, nella urgenza di dare una lezione di Primo Emendamento alla Sony Pictures Usa, Obama ha sorvolato su un fatto reale, che il capo della casa americana (sussidiaria della giapponese Sony) gli ha immediatamente contestato. Michael Lynton, il ceo, ha detto alla CNN “che la stampa, il presidente e il pubblico hanno sbagliato a proposito di quanto e’ avvenuto. Noi non possiamo decidere se un film puo’ o non puo’ essere proiettato nella sale, perche’ non le possediamo. Quando tutte le maggiori catene di cinema, tra cui AMC Entertainment, Regal Entertainment e Cinemark, ci hanno comunicato che avevano cancellato le prenotazioni per The Interview abbiamo dovuto cancellare il suo lancio per il giorno previsto, che era Natale”. La Sony non ha fatto alcun “errore”, insomma, e ha respinto la condanna di Obama nella maniera piu’ diretta. Non e’ male per un presidente, come figuraccia, subire una smentita puntuale da parte di una azienda privata. Ma cio’ che e’ piu’ grave e’ la contraddizione tra le parole di Barack del settembre 2012 all’ONU e quelle di ieri. Meritano di entrare nella “galleria” dei tronfi giudizi sparati da un leader sempre pronto a usare la retorica al fine del tornaconto politico spicciolo, alla faccia della coerenza sui principi fondamentali. OBAMA 2012 : “Il futuro non deve appartenere a coloro che offendono il profeta dell’Islam”, disse all’ONU con esplicito tono censorio in riferimento al video "The Innocence of Muslims", che prendeva in giro Maometto come pedofilo. L’amministrazione Obama fece anche pressioni su Google affinche’ rimuovesse da YuoTube il filmato “offensivo”. OBAMA 2014: “Noi non possiamo avere una societa’ in cui qualche dittatore da qualche parte puo’ cominciare a imporre la censura qui negli Stati Uniti. Immaginate se i produttori e i distributori e altri iniziassero a praticare l’autocensura perche’ non vogliono offendere la sensibilita’ di qualcuno, la cui sensibilita’ probabilmente merita di essere offesa.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • routier

    22 Dicembre 2014 - 16:04

    Dall'articolo si evince la "statura" politica del "coloured". Ma gli americani quando vanno a votare cosa hanno in testa ?

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