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Hp Stream 11: “I netbook sono morti, lunga vita ai netbook!”

Il piccolo di Hp dimostra che in un mercato saturo di smartphone e tablet c’è ancora spazio per il low-cost computing. I vecchi netbook sono solo un ricordo.

22 Dicembre 2014

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HP Stream 11

HP Stream 11: un nuovo concetto di netbook

Una volta c’erano i netbook. I primi furono gli Eee PC, figli di un accordo tra Asus e Intel intorno ai soc Atom, processori a basso consumo, a bassa frequenza e a bassissimo costo. Atom fu la base del progetto netbook: laptop a basse prestazioni e a basso costo, ideali per navigare grazie al modulo 3G integrato. I processori lenti, a bordo 512 MB di RAM, e dischi allo stato solido di soli 8 GB e lentissimi in scrittura permisero ai primi netbook di mantenere il prezzo molto al di sotto della soglia psicologica dei 300€ e di sbancare a Natale 2008.
Asus Eee PC, Aspire ONE e simili abbandonarono presto la distribuzione Linux modificata che li muoveva per abbracciare Windows Xp prima e il nuovo Windows 7 poi, aumentando la RAM a 1 GB, ma i netbook avevano già perso appeal, e il loro mercato fu presto eroso dal primo iPad e dalla successiva ondata di tablet a basso costo. Poi fu la volta degli ultrabook, portatili finalmente portatili, con finiture di qualità, ma prezzi di listino ben più alti.
Com’erano i primi netbook? Avevano piccoli schermi a bassa definizione, i processori Atom li rendevano lentissimi e a dispetto della poca potenza potevano garantire al massimo tre ore di autonomia in navigazione continua a causa delle batterie a tre celle che montavano. A differenza dei tablet non avevano app, ma la tastiera li rendeva attraenti per chi aveva budget ridotto e aveva bisogno di un portatile in grado di far girare Office e di connettersi a Internet. I netbook costavano poco e offrivano poco, ma aprivano il mercato dei laptop a una fetta di utenza molto più ampia e disposta a spendere per avere un piccolo computer portatile sempre con sé. Ebbero anche il merito di portare al drastico abbassamento del prezzo dei portatili, almeno fino all’arrivo dei primi ultrabook. I primi netbook diedero visibilità al mondo sotterraneo delle distribuzioni Linux che per la prima volta forse vedevano aprirsi loro uno spiraglio al mercato degli OEM tanto che produttori come DELL iniziarono a produrre netbook con Ubuntu preinstallato oppure a venderli privi di sistema operativo lasciando l’acquirente libero di scegliere quale sistema installare.
Il sogno durò poco: anche le più leggere distribuzioni Linux erano spesso troppo pesanti per il limitato hardware dei netbook e le interfacce tradizionali risultavano inadeguate a schermi tanto piccoli, così i netbook si estinsero sotto le bordate del nascente mercato dei tablet: più portatili, più semplici da usare, nati per navigare e per lavorare in mobilità, merito anche della connettività 3G che nel frattempo i netbook avevano perso riducendosi in tutto e per tutto a piccoli portatili ultraeconomici. Perdendo la connettività 3G i netbook avevano tradito lo spirito del progetto iniziale che voleva abbassare le soglie dell’accesso alla rete com’era nell’idea di Nicholas Negroponte e del suo XO-1, mini portatile da 100 dollari che doveva aprire le porte di Internet al terzo mondo.

Sette anni dopo HP con Stream 11 rivede il concetto di netbook. Frutto di un accorto tra gli OEM e Microsoft che ha permesso di abbassare i costi di licenza di Windows oggi HP Stream costa solo 199$, come i netbook di una volta, ma la sostanza è ben diversa.
HP Stream 11 ha il formato di un ultrabook di 11 pollici. È sottile e leggero e come negli ultrabook la batteria garantisce più di 8 ore di autonomia, merito anche del Celeron N2840 che lo muove, un processore economico, ma con una capacità di elaborazione molto più alta degli Atom che oggi muovono i tablet Android sotto i 100€. I 2GB di memoria fanno il loro dovere e, grazie anche al lavoro di ottimizzazione al quale Microsoft ha sottoposto Windows 8.1, il piccolo computer è sempre scattante.
Il disco è ancora un SSD, ma questa volta si tratta di una memoria eMMC da 32GB, anni luce più veloce dei primi SSD che montavano i primi netbook o dei rumorosi dischi da 2,5 pollici a 5400 rpm dei portatili più economici. Hp Stream è rapido e silenzioso, forse l’unico difetto è che il corpo sottile del portatile tende solamente a scaldarsi nella parte bassa dopo qualche ora di utilizzo.
Dimenticate le orribili tastiere miniaturizzate dei netbook, HP ha disegnato una tastiera a isola modello Macintosh. I tasti bianchi emergono dai poggiapolsi che ha la solita “puntinatura” made in HP e da un effetto sfumatura che va dal blu all’azzurro. HP Stream 11 è blu, tutto blu ed è disegnato all’insegna del minimalismo. Le linee nette unite alla tavolozza non convenzionale, blu elettrico e rosa pastello, rivelano che il pubblico dei “nuovi netbook” non è cambiato: adolescenti alla ricerca del primo computer o giovani adulti che hanno bisogno di un portatile economico da portare sempre con sé.
Difficile trovare di meglio per 199$, sperando che HP decida di commercializzarlo col nuovo anno anche nel nostro paese. Una cosa è certa: dopo Stream 11 i netbook non saranno più quelli di prima. “I netbook sono morti, lunga vita ai netbook!”

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Luca Rossi

Luca Rossi

Milano, 1987. Nel 2010 pubblica Hover. Viaggio nell’infanzia delle cose. Metà romanzo di formazione, metà saggio sull’antropologia del consumo, ha per protagonista un robot aspirapolvere con una coscienza filosofica. Dal 2013 collabora alle pagine culturali di Libero. Appassionato di fantascienza ha visto tutti i film da 1902 a oggi, senza mai scrivere nulla su Kubrick, ma maturando la convinzione che il futuro sia già stato immaginato. È lui ad avere la chiave del Locale tecnico, il blog di tecnologia di Libero

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