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Contro la censura

The Interview è da vedere perché sbertuccia Kim Jong-un e i bulli rossi. E perché fa ridere

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

The Interview è da vedere perché sbertuccia Kim Jong-un e i bulli rossi. E perché fa ridere

L’assalto alla libertà di espressione in America tentato dal regime comunista della Corea del Nord è stato sepolto da un mare di risate. Prima del rilascio di The Interview (L'intervista) della Sony, gli hackers agli ordini di Kim Jong-un avevano violato il sistema elettronico interno della casa cinematografica, e poi minacciato di far saltare le sale dove era prevista la visione il 25 dicembre , se il film satirico di Seth Rogen e James Franco contro il pazzo di Pyongyang non fosse stato ritirato. Mentre le maggiori catene di cinema avevano ceduto al ricatto, 331 sale indipendenti in tutta America sono subentrate nel noleggio della pellicola e hanno permesso che lo spettacolo rispettasse la data d’uscita. E non solo. Con una mossa che potrebbe risolversi in una interessante e profittevole alternativa al modello distributivo finora in uso, la Sony ha offerto contemporaneamente la possibilita’, a chiunque, di affittare o di acquistare il film attraverso Google Play, Xbox, YouTube o Kernel. La Apple, domenica, ha annunciato che i suoi iTunes Stores offrono The Interview a 14,99 dollari in vendita e a 5,99 in affitto per 48 ore. In totale, tra distribuzione online e vendita dei biglietti nelle sale, i primi quattro giorni da Natale a ieri, domenica, hanno fatto incassare alla Sony 18 milioni di dollari, un risultato molto buono: oltre 15 milioni online, con i cinema indipendenti che hanno prodotto gli altri 2,8 milioni di fatturato.

Insomma, da una parte gli americani hanno riempito le piccole sale dimostrando di non temere i bulli esterni al soldo dei censori comunisti. E dall’altra la soluzione, trovata per necessità commerciale, ha suggerito ai produttori cinematografici che la via di una diffusione online dei film, accorciando o annullando il periodo di esclusiva abituale oggi a favore dei “teatri fisici”, potrebbe in futuro essere un’interessante fonte di reddito per certi film. Sicuramente, la minaccia liberticida di ritorsioni contro le sale che mostrano pellicole "scomode" per chicchessia cade nel vuoto se milioni di persone possono scaricarle e vederle dal divano di casa. The Interview è stato finora scaricato da oltre due milioni di utenti-famiglie, il che significa che almeno 4 o 5 milioni l’hanno visto. Capitalismo democratico batte stalinismo 2-0.

Ma il film, di per sé, e’ bello o brutto? Tra i recensori professionali ci sono state stroncature impietose, da A.O. Scott del New York Times a Joe Morgenstern del Wall Street Journal, ma anche giudizi positivi o indecisi di molti altri. E si sa poi quanto possa distare il “rating” dei critici da quello del pubblico reale. Questo film non fa eccezione. Secondo Metadata, che raccoglie le recensioni del pubblico che partecipa al sondaggio volontario del sito, ci sono stati 49 voti positivi su 80 espressi. Io condivido questa valutazione. Mi sono divertito un sacco, forse perché temevo il peggio dalle anticipazioni dei critici “autorevoli”. La trama è invece spassosa, e l’esecuzione a tratti esilarante. I “passaggi” di grana grossa e di gusto forte non mancano, ma sarebbe stata una delusione se non ci fossero stati in una pellicola con Rogen e Franco, che diamine! Come attestato di irrisione verso l'“ultimo dei moicani rossi”, poi, due ore spese a sghignazzare su Kim Jong-un e sul culto della sua personalità valgono come andare a un corteo contro la censura e per la libertà di parola. Non voglio rovinare la sorpresa parlando delle gag più divertenti, ma arrivo a spezzare una lancia anche a sostegno del messaggio serio (che esiste, ed è stata una bella sorpresa) della storia.

E’ imbarazzante, ma questi sono tempi in cui campioni di basket americani (l’ex star della Nba Dennis Rodman nel febbraio 2013) e capi-partito italiani che aspirano a fare i capi-popolo (Matteo Salvini nel settembre 2014) vanno in pellegrinaggio a Pyongyang e tessono le lodi del dittatore rosso e del suo oppressivo sistema. Quindi, far vedere chi sia il vero Kim Jong-un attraverso la lente della satira è cosa giusta, e politicamente utile, ancora oggi. Disarmante, ma attuale.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • francori2012

    30 Dicembre 2014 - 19:07

    E' sacrosanto mettere alla berlina questo demente (e tutti i suoi predecessori).Mi meraviglio che un popolo intero si sia assoggettato a questa cricca di criminali.Credo che l'unica ragione,salvo i più ignoranti, sia la paura di essere sbranati dai cani come è stato fatto di recente con qualche parente infedele e la delazione di chi ti sta accanto come succede in questi regimi. Francori2012

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