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Complimenti per la trasmissione

Se i Tre Moschettieri passano Dumas a fil di spada

La nuova edizione del classico in telefilm

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Se i Tre Moschettieri passano Dumas a fil di spada

Il soffio di thriller e dell’erotico che –forse- avrebbe entusiasmato Alexandre Dumas.
Il padre di D’Artagnan, guascone doc, che viene trafitto a morte, in un’osteria di campagna, da una guardia del cardinale mascherata che si finge Athos; e il cardinale Richelieu che se la fa con mignotte d’alto bordo le quali se la fanno a loro volta con Aramis e per questo pagano con la vita; e la perfida Milady che confessa talmente tanti peccati che il prete, sudaticcio, le evita l’assoluzione e grida “Madame, lei è il demonio…” e Madame, inferocita come l’eroe di V. per Vendetta, quasi lo sradica dal confessionale. Questi sono alcuni degli inediti elementi narrativi che rendono I Moschettieri (Italiauno venerdì prime time e Premium Mediaset) probabilmente la più bella versione del romanzo più letto del mondo. Se non la più bella, la più originale, se si esclude la versione quasi fantasy del film di Paul Anderson del 2011 (in cui la cattiva Mila Jovovich aveva armi fantascientifiche e combatteva come una ninja). Di questi Tre Moschettieri, rockeggianti, fumettosi, adrenalinici la recensione più azzeccata è stata quella del Los Angeles Times: “Piacevolmente realistica a tratti (si salta molto fuori da finestre alte, ma il saltatore ne esce spesso ferito) e dolcemente romantico in altri, "I Moschettieri" è un affascinante miscela di spettacolo e di storia, abbastanza fedele all'originale, ma abbastanza moderna per capire la necessità di umore e autoreferenzialità”. Sottoscrivo.
Già nel primo episodio la sottotrama di un Athos condannato ingiustamente a morte e salvato da D’Artagnan (Peter Capaldi, volto notissimo del fantascientifico Doctor Who) alleato con Porthos e Aramis deraglia dal romanzo, ma è come se l’avesse scritta Dumas. Tra l’altro non guasta la presenza dei flashback della vita segrete di Athos e dell’ostessa alleata di D’Artagnan che, pur essendo sposatissima, fa intuire una puntina d’adulterio. Per il resto, ai chi –come me- ha tutte le versioni dei Moschettieri nel cuore – la migliore rimane quella del ’48 con Gene Kelly che ballava, letteralmente, sul filo delle lame- la serie è un’insufflata d’ossigeno. E finalmente viene sfatato, già nel titolo che inserisce D’Artagna a pieno titolo nella squadra, il mistero cantato dal Quartetto Cetra: “Moschettier del re/ che chissà perché/sono sempre quattro e non sono tre…”

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    02 Gennaio 2015 - 14:02

    lo vedo perchè costretta . francamente dopo la prima puntata avevo finito di vedere . ma a mia figlia piacciono le storie melense . il libro lo avevo letto in gioventù e la mia mente vedeva le lotte dei moschettieri , adesso è tutto un racconto rosa .

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