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Scioperi e diritti sindacali, la lezione dei presidenti Usa ai vigili romani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Scioperi e diritti sindacali, la lezione dei presidenti Usa ai vigili romani

La notte di Capodanno a Roma ha fatto scandalo: 7 macchinisti del metro’ disponibili su 24 , e l’83,5% di assenze tra i mille vigili “potenzialmente in servizio”, per cause che vanno dalla donazione del sangue alla malattia. La condanna popolare e dei media e’ stata ampia e ovvia, perche’ sono state clamorose le carenze di etica personale, e prima ancora di normale decenza dei comportamenti: i due ingredienti che dovrebbero animare chi ha un lavoro, una retribuzione, e gli impegni contrattuali relativi. Ma da dove nasce il malcostume diffuso? Non e’ la somma dei “difetti” individuali, ma il frutto di una “mentalita’” deformatasi nel tempo con la trasformazione delle relazioni tra sindacati e governo. Puoi fare così', perche' tanto nessuno ti tocca.
La degenerazione che ha portato a privilegiare i tesserati rispetto alla finalita’ della loro funzione sociale, dai trasporti al mantenimento dell’ordine pubblico, dalla scuola alla sanita’, arriva ai paradossi del San Silvestro capitolino ma ha le sue radici lontane nella storia. Lascio a voi, cittadini e utenti italiani dei servizi statali e municipali, analizzare le tappe della vostra esperienza, e le attribuzioni di colpa per dove si e’ arrivati, se ne volete vedere. Io posso fornire qualche testimonianza americana per dimostrare che solo la saldezza di principio dei governanti puo’ essere il baluardo contro le derive del naturale egoismo delle corporazioni. Ma e’ una lotta apertissima, e non vince una volta per tutte il bene pubblico.

Nel Massachusetts, nel 1919, c’era un clima “bolscevico” di proteste sociali, successivo alla rivoluzione leninista in Russia e alla espansione dell’influenza dei partiti e dei sindacati socialisti nel mondo. Il governatore era il repubblicano Calvin Coolidge, che tra i poteri aveva quello di nominare il commissario di polizia di Boston. Le maestranze delle aziende private erano in fermento, e avevano tante ragioni per ribellarsi alle condizioni di sfruttamento reale in cui vivevano allora, in termini economici e normativi. Scioperi e trattative contrattuali dominavano la scena. I poliziotti non stavano meglio: pagati poco, dovevano anche comprarsi le loro divise, e non avevano avuto aumenti per contrastare l’inflazione post Prima Guerra Mondiale. Decisero lo sciopero. Vero, non nascosti dietro il certificato medico. Oltre il 70% abbandono’ le caserme con l’elmo sotto il braccio. Presto iniziarono gli assalti ai negozi e gli stupri, e il Boston Globe titolo’ “la citta’ e’ stata data ai senza legge”. Il capo della Federazione Americana del Lavoro (AFL) Samuel Gompers cerco’ di convincere gli scioperanti a rientrare in servizio, ma il commissario capo Edwin Curtis si rifiuto’ di riprenderli. Coolidge appoggio’ la sua decisione, e ordino’ alla Guardia Statale di garantire l’emergenza fino a quando i ranghi non tornarono al completo con nuovi assunti. Il suo telegramma di sostegno si concluse con queste parole: “Non c’e’ diritto di scioperare contro la sicurezza del pubblico da parte di nessuno, in nessun posto, in nessun momento. STOP”. Coolidge divenne vicepresidente nel 1920, e poi presidente nel 1923.

Altri due presidenti si proclamarono fedeli a questo principio, e riuscirono a mantenere saldo il senso della supremazia della sicurezza del popolo tutto sugli interessi delle corporazioni pubbliche. Il primo fu il democratico FDR, Franklin Delano Roosevelt. Negli Anni Trenta, anche se le sue simpatie politiche furono la base per il New Deal, programma largamente statalistico e socialisteggiante, mantenne la barra dritta sulla questione dei doveri dei dipendenti pubblici. In una lettera del 16 agosto 1937 a Luther C. Steward, presidente della National Federation of Federal Employees (il sindacato dei lavoratori federali), espose la sua netta contrarieta’ all’idea che il sindacato potesse discutere aumenti contrattuali con il governo, e tantomeno scioperare. “Tutti i dipendenti del governo devono capire che il processo della contrattazione collettiva, come usualmente inteso, non puo’ essere trapiantato nel servizio pubblico. Ha le sue distinte e insormontabili limitazioni quando applicato alla gestione del personale pubblico. La vera natura del governo rende impossibile per gli amministratori pubblici rappresentare pienamente o vincolare il datore di lavoro in mutue discussioni con le organizzazioni dei dipendenti governativi. Il datore di lavoro e’ il popolo tutto, che parla attraverso le leggi votate dai loro rappresentanti in Congresso”, scrisse FDR, che concluse con un plauso al sindacato stesso dei dipendenti federali, nel cui Statuto c’era questa norma specifica: “Sotto nessuna circostanza la Federazione si impegnera’ o sosterra’ scioperi contro il governo degli Stati Uniti”.

Tocco’ poi al repubblicano Ronald Reagan, il 5 agosto 1981, applicare la dottrina Coolidge-FDR. Licenzio’, dopo due giorni di sciopero, gli 11.345 controllori del traffico aereo che chiedevano un aumento del 100% della paga, contro l’offerta dell’11% del governo. E’ con questa fermezza che si ostacola la degenerazione nella mentalita’ che fa di ogni tesserato pubblico il depositario di una rendita di posizione. Nei decenni successivi e’ stata la scuola il settore che ha piu’ subito la crescita del potere dei sindacati pubblici, provocando il peggioramento dell’educazione e lo sfascio dei bilanci statali. Ed e’ la storia di oggi. Con le cronache politiche della ‘rivolta’ del Wisconsin, dove il governatore del GOP Scott Walker ha vinto tre elezioni di fila per aver contrastato lo strapotere delle union dei maestri e dei dipendenti pubblici. E con lo sviluppo delle charter school, a New York e in tutta America, risposta concreta ai guasti per i livelli di istruzione della sindacalizzazione obbligata e corporativa dei maestri. Qui la battaglia, insomma, e’ apertissima e sono almeno chiari i termini di principio del problema. In Italia c’e’ da sperare che gli eccessi dei vigili e dei tranvieri aprano gli occhi sul problema reale, che e’ sindacale e politico prima, e oltre, che morale.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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