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Complimenti per la trasmissione

Quella "Fortezza Europa" che cela l'arte del reportage

I servizi in trincea di PiazzaPulita

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Formigli a Kobane

Kobane, Ayn al-Arab in arabo, era una cittadella siriana viva, perfino allegra, con i sorrisi esausti dei suoi centomila abitanti -un bel crogiolo di Curdi, Arabi, Turcomanni e Armeni- e con la Turchia che occhieggiava al confine, e con un grande avvenire dietro le spalle.
Oggi, con l’arrivo dei tagliagole dell’Isis, Kobane è un inferno fatto di muri e strade crivellate di proiettili, di piazze deserte, di sopravvissuti attraversati perennemente dall’incubo delle esplosioni «che sgretolano i palazzi come scatole di biscotti». Il fatto che Corrado Formigli, aiutato da un contrabbandiere, ci sia tornato in un reportage molto toccante; e che si sia messo a raccogliere in prima persona le speranza fragili dei passanti che invocano l’aiuto della Turchia (che non arriverà mai, probabilmente); e che abbia piazzato la sua telecamera tra case distrutte, nell’unico luogo vivo della città un forno a legna dove fare il pane; be’ tutto questo ci rinnova un’idea di giornalismo di cui sentiamo sempre il bisogno. Lo speciale Piazzapulita Crack-Fortezza Europea (andato in onda su La7 il 22 dicembre, con un buon il 4,63%) di share sta oggi diventando un fenomeno virale su Youtube e in Rete; e probabilmente già da ora entrerà nel novero dei grandi scoop del premio Ilaria Alpi. Non è un caso. Ci vuole coraggio- lo ribadisco- a lasciare il cicaleccio politico dei talk per rituffarsi nel mestiere di cronista sul campo tra migliaia di profughi che si aggrappano ai reticolati delle proprie speranze e lottano per la sopravvivenza. E devo dire che lo stesso spirito si avverte negli altri servizi di Francesca Mannocchi, Valentina Petrini, Francesca Nava che hanno seguito la scia dei profughi politici verso l’Italia. Per una volta considerata non più la terra promessa, ma una landa desolata di passaggio, il trampolino per l’Europa agognata. Molto commuovente è, per esempio la vicenda di Ammar, il quale sballotato tra scafisti e visti d’espatrio non concessi, è riuscito ad arrivare dalla Puglia al Brennero con il carico di una madre 86enne, di un figlio di dieci anni e di una moglie lasciata in Siria tra lacrime crude «nel nome di Allah miserucordioso». Certo, poi, per un Ammar che transita ci sono cento clandestini che si fermano a delinquere, e questo nella minimalista narrazione di Piazzapulita non è stato trattato. Ma, tecnicamente, i reportage toccano cuore e stomaco. Significa che hanno fatto il loro mestiere...

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