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Complimenti per la trasmissione

24 ore in sala parto , molto poco romantico, è l'anticamera dell'inferno

Il programma Real Time negli ospedali

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
24 ore in sala parto

Condivido assai poco dello «spettacolo della vita» offerto da 24 ore in sala parto (Real Time, giovedì ore 23), il factual del genere medical - pregnant già grande successo del Channel 4 inglese.
Non c’è nulla di romantico nelle 40 telecamere posizionate 24 ore su 24 tra i volti lividi dei padri e le cosce delle puerpere. Anzi, ad essere onesti, s’intravede una certa ferocia nell’inferno sartiano (del Sarte di A porte chiuse, l’inferno in una sala d’attesa) della sala parto. Sarà che io, dell’attesa per i miei figli, ricordo solo una sofferenza diffusa. Le notti insonni sdraiato come un contorsionista sotto le macchinette del caffè; le corsie attraversate da grida inumane, i sospiri da contrazione, le pance gonfie come otri di Eolo che paiono lì lì per scoppiare; e l’odore penetrante del narcotico; e il clangore dei forcipi, i volti delle mamme deformati dal dolore, il grandguignol dell’ostetrica che, di solito, è l’unica che non perde il controllo. Uno scenario inquietante, in cui soprattutto i padri realizzano il vero significato di fragilità e di impotenza. Non ho mai voluto assistere direttamente alla nascita dei miei, perchè sarei svenuto. Altro che i sorrisi e i pianti di John, e di Asha, padre e madre del piccolo -mi pare- David in un ospedale dell’Ohio; altro che la gioia di Anne e Backy, due lesbiche enormi che, attraverso la fecondazione assistita, hanno voluto la seconda figlia, oggetto - nel bene e nel male, con tutto il suo carico etico- di una delle puntate più impressionanti del suddetto programma.
Certo, poi, come narra il voice over di 24 ore in sala parto , «ci sono ore di affanno, ore di sollievo ed altre che sembrano non passare mai, poi ne arriva una che ti ricordi per tutta la vita...»; e c’è il pianto del bebè che spezza la tensione. Ma, a parte il fatto che qui le storie sono molto angolosassoni dato che i padri vengono invitati ad assistere al cesareo (un’inutile efferatezza) e le madri sono quasi tutte sfatte, grosse, mal curate, di taglia extralarge. A parte il fatto che spesso i parenti davanti alla telecamera, litigano e che gli infermieri si muovono tra frullare di flebo, monitoraggi ed epidurali, come fossero tutti in una puntata di ER o del Dr. House. A parte tutto questo, mi chiedo: c’è davvero bisogno di sbandierare in un reality il momento più intimo di tutti? Davvero per un giorno di celebrità si può arrivare alla soap intrauterina?...

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    19 Aprile 2015 - 01:01

    Hey, Elmar, elegantone, io guardo la tv per mestiere. Se non ti piace il pezzo evita di leggerlo così evitai anche di fare prendere tempo e rompere le tasche agli altri...

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  • mariangelinaaaa

    14 Gennaio 2015 - 09:09

    l'autore e' un uomo? perche' penso che sia proprio un uomo .. da quello che scrive .... forse e' il caso che recensisca una partita di pallone

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    • francescospecchia

      19 Gennaio 2015 - 21:09

      La critica è legittima, ma va articolata. Figuriamoci la critica della critica...(perchè gli uomini, ancorchè padri, non possono dire che una trasmissione del genere è sbagliata?)

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  • elmar

    08 Gennaio 2015 - 19:07

    ma che cazzo dici? Se proprio non ti piace il programma cambia il canale e non rompere.

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