Cerca

Complimenti per la trasmissione

Vacanze a Miami, la Terronia d'America

La trasmissione "turistica" di Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
vacanze a miami con Arbore

"Maiami” forever, “La prima volta era con Roberto D’Agostino per prendere una coincidenza per andare in Giamaica, Sono rimasto affascinato dai neon…”. Così, accendendo il neon personale dei ricordi (l’uomo è una cornucapia d’aneddoti e di viaggi) Renzo Arbore inaugura Vacanze a Miami (Raitre, martedì prime time).
Trattasi di un docu-film su alcuni dei 30mila italiani “che hanno trovato il paradiso” nella città più terrona d’America, vi hanno eletto residenza e condotto esistenze degne di un film ad episodi di Dino Risi negli anni 60. Regia ottima, paesaggi tra yacht, boulevards, spiagge e villone da milioni di dollari che nutrono i nostri deja vu cinematografici, bozzetti di personaggi che raccontano ognuno il suo pezzetto di storia: Vacanze a Miami rischia di essere un programma allegramente replicabile. Primo, perché nel ritmo degli incontri la telecamera incocca, con incasinata grazia, in qualsiasi cosa: esperti di vini stile Vanzina che collezionano camicie di Moschino anni 90; chef improvvisati rimorchianti Milf sulle spiagge; una famiglia che vive in barca dopo aver attraversato l’Atlantico che assicura “ se lo possono permettere tutti” e poi scopri che il capofamiglia è un ricco chirurgo plastico; personal trainer alla Alberto Sordi che rimbalzano tra palestre (“Mi piace perché qui fanno tutti esercizi”) e reality televisivi; guide turistiche per calciatori che ti portano tra le strade zeppe di colori, musica e cubani che parlano male di Fidel; ragazze laureate che volevano fare qui le cameriere perché da piccole s'erano sciroppate tutte le puntate di Melrose Place.
Il racconto, beninteso, è assai superficiale. Lo scavo psicologico è aereo come il fumo d’un Avana, e l’unico brivido culturale sono il mio amico Marco Mazzoli, mito di Radio 105 che da anni vive e trasmette da lì, Rita Rusic (ecco dov’era finita) che afferma che “Miami è come Forte dei Marmi, o come Rimini” e Gigi D’Alessio in ascetica astinenza sessuale prima dei concerti. Il programma non impegna, diciamo. Ma è ecostostenibile proprio per questo.
Secondo motivo di piacevolezza: finalmente un format dove si parla di turismo senza necessariamente fare la marketta alla proloco locale o al conduttore di turno che si fa il viaggio gratis con gli amici. Qui il conduttore, semplicemente, manca; e tutto scorre. Chissà se il modello s’applicasse ai talk show…

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog