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Mitt Romney disse: "Mai dire mai". Ora invece è (quasi) in campo: verso la corsa alla Casa Bianca

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Mitt Romney disse: "Mai dire mai". Ora invece è (quasi) in campo: verso la corsa alla Casa Bianca

Mitt Romney prima lo aveva escluso. Poi aveva aperto uno spiraglio dicendo “mai dire mai”. Oggi lo contempla come una seria possibilita’, tanto che ne ha parlato in un meeting con una trentina di suoi grandi finanziatori (industriali e imprenditori del GOP) a New York. La riunione si e’ tenuta nella casa di Manhattan del proprietario della squadra di football dei “New York Jets”, Woody Johnson, ed e’ stata organizzata dallo storico “fundraiser”, raccoglitore di fondi, Spencer Zwick, che aveva assistito Mitt nelle precedenti campagne elettorali. “Sto seriamente considerando di partecipare”, ha risposto Romney alla domanda esplicita di un repubblicano presente alla discussione.

L’ex governatore del Massachusetts, 67 anni, sara’ dunque nel lotto dei papabili repubblicani per il 2016, terzo tentativo dopo le sconfitte del 2008 (alla primarie) e del 2012 (nominato, perse contro Obama). Quando un personaggio di questo calibro partecipa a una riunione “ufficiale”, facendo si’ che la stampa ne parli diffusamente come e’ avvenuto oggi sul WSJ, e’ perche’ vuol raggiungere un effetto pratico: lanciare il messaggio, al parco dei potenziali donatori del suo stesso orientamento politico all’interno del GOP, che lui sara’ della partita. E che loro non si affrettino a “impegnarsi” con altri concorrenti.

E’ per questo motivo che Jeb Bush, ex governatore della Florida, aveva anticipato tutti prima di Natale, “prenotando” i fans di area moderata-centrista. E che Marco Rubio, senatore di origini cubane della stessa Florida e “discepolo politico” di Jeb, ha detto qualche giorno dopo l’uscita del suo “mentore” che anche lui sta valutando se partecipare, e che la sua famiglia e’ gia’ d’accordo. “Se entro in gara, credo di poter mettere insieme il team e di raccogliere i fondi necessari per vincere”, ha detto Rubio.
E, sempre per non “perdere il treno” dell’attenzione mediatica, Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas ed ex candidato presidenziale nel 2008, e’ uscito allo scoperto una settimana fa dimettendosi dalla conduzione del suo programma Tv su Fox: obiettivo, occupare per primo l’area di riferimento dell’elettorato religioso, evangelico-cristiano.

I concorrenti che entrano in gara nel fronte repubblicano sanno che le primarie attraggono la fascia piu’ militante e politicamente attenta degli iscritti, e che il partito ha diverse “anime”. Importante, quindi, e’ conquistare prima di tutto la simpatia degli iscritti e simpatizzanti piu’ “vicini” politicamente, per trasformarla al piu’ presto in sostegno finanziario e, alle prime primarie che si terranno fra un anno in Iowa e New Hampshire, in voti.

Schematicamente, il GOP e’ oggi composto da una larga maggioranza di “conservatori pragmatici e centristi”, da una minoranza di “conservatori rigidi” vicini ai Tea Party, e da un’area mista di elettori motivati principalmente da tematiche specifiche (dai religiosi pro-vita ai difensori del diritto a portate armi). I primi hanno vinto alla grande conquistando nel novembre 2014 il Senato, e ampliando al massimo storico la maggioranza alla Camera, grazie alla presentazione di candidature affidabili, conservatrici ma non estremiste. Su questa linea, l’establishment del GOP adesso e’ determinato nell’obbiettivo di portare alla sfida finale con la Clinton (o chi per lei) un “nominato” che faccia il bis. E ha fretta di prendere posizione. Di questa anima fanno infatti parte sia Jeb Bush sia Mitt Romney, e lo stesso Rubio. L’altro grosso nome di questa area che non potra’ piu’ aspettare tanto tempo ad ufficializzare le sue intenzioni e’ il governatore del New Jersey Chris Christie (scorie dello “scandalo del ponte” permettendo). E, a seguire, anche Paul Ryan (deputato, ed ex vice di Romney nel 2012), Scott Walker governatore “antisindacale” del Wisconsin, e Bobby Jindal, governatore della Louisiana, devono fare presto a battere un colpo se non vogliono essere in ritardo e costretti poi a rimontare distacchi di notorieta’, e fondi, troppo pesanti.

Diverso e’ il clima tra i favoriti candidati dei Tea Party: e’ gia’ cosi’ sicuro che i senatori Rand Paul, libertario del Kentucky, e Ted Cruz, teapartista doc del Texas, parteciperanno, che non hanno finora ritenuto utile manifestarlo ufficialmente. Di certo appena uno dei due lo fara’, l’altro seguira’ a ruota. Ma i due hanno un problema piu’ importante di quello di trovare i fondi: sanno che per le primarie possono contare sulla fedelta’ cieca dei radicali, e sui loro finanziamenti, ma cominciano a preoccuparsi di cio’ che verra’ “dopo”: se vincono le primarie sventolando bandiere ultra’, sara’ impossibile recuperare un’immagine plausibile per la tenzone del novembre 2016. D’altra parte, sanno che devono gia’ spartirsi il bacino di voti ultra-conservatori, e che con l’ingresso in gara di Huckabee, e magari anche del medico nero Ben Carson che non e’ certo un personaggio moderato, questo bacino diventa sempre piu’ affollato. Insomma, al centro e a destra siamo nella fase iniziale di una partita a scacchi incrociata. E sbagliare una sola mossa, anche se siamo a 20 mesi dalle urne, puo’ gia’ essere decisivo.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • ortensia

    11 Gennaio 2015 - 19:07

    E questa volta non ci sara' una qualsiasi Candy Crowley che tenga. Questa e' la cicciona giornalista del CNN che "modero'', si fa per dire , il secondo dibattito televisivo tra Romney ed Obama barando spudoratamente pur di far vincere Obama.

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