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Complimenti per la trasmissione

All' "Abracadadra baby" di Floris i bambini ci guardano

Il bell'espediente dei bimbi commentatori in tv a Di Martedì

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
bimbi da Floris

Truman Capote che incontra i fratelli Grimm.Sul massacro di Charlie Hebdo la sintesi di Vittoria, 9 anni, davanti alla telecamera, è fulminante: «Ci sono stati attentati in Francia, un giornaletto coi fumetti ha offeso Maometto e quelli hanno assassinato dei giornalisti» .
E perchè uno diventa un terrorista? domanda l’intervistatrice. «Gli piace troppo quel Dio...». Sulle dimissioni di Napolitano, Francesco, 4 anni e guanciotte tirabaci, è implacabile: «Perchè il presidente è stanco? Non vuole fare il suo lavoro?». E come si fa a eleggerne uno nuovo? ritorna all’attacco la cronista: «I politici dicono le sue idee, la gente dal telefono smartphone, dal computer, poi, vota...», ribatte il bimbo, inventando su due piedi il presidenzialismo ad elezione diretta per televoto, alla faccia di ogni procedimento di revisione costituzionale. Che sboccino in un palazzo del ghiaccio di Torino, da un Luna Park di Roma o nel cuore d’un bosco fiorentino, le risposte che i bambini di Di Martedì (La7, martedì prime time) forniscono alla collega Emanuela Giovannini sul terrorismo, sulla delega fiscale, sul governo, sulle istituzioni, sono la vera novità autorale dei talk show politici della stagione. Non so se sia un guizzo di Giovanni Floris, o un esprit corale. Ma l’idea di far precedere Crozza da una batteria di domande nutrite dalla cronaca e di risposte spiazzanti in un candore infantile che evoca la favola del Re è nudo be’, mi strappa più d’un sorriso.
Intendiamoci. La politica salvata dai bambini, il lavacro della coscienza televisiva, non è roba inedita. Nel 1978 in una puntata –mi pare fosse “Il pene e la vagina”- di quella grande inchiesta pop sull’Italia e il sesso che Luigi Comencini produsse per la Rai, si alternavano interviste seppiate su temi spinosi sia a bimbi dell’asilo che a ragazze precoci nella «meravigliosa arroganza dei 18 anni». Però quando un ragazzino risponde: «Iron Man» alla domanda su chi potrebbe issarsi al Quirinale, il richiamo al concetto superoico dell’istituzione è sottile. E quando una piccina bionda che potrebbe avere l’età dei miei figli, sussurra sulle Regioni «so cosa sono, ma non so a che servono», be’, me lo chiedo anch’io, diamine. Idem sul contenuto del G20 «hanno di incontrarsi qualche altra volta, con più calma...». Bastono questi tre minuti di Abracadabra baby per riconciliarmi con la società civile. Peccato poi inizi il talk coi politici veri...

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