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Diari d'America

L'incredibile test per avere la cittadinanza negli Stati Uniti

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'incredibile test per avere la cittadinanza negli Stati Uniti

Quali organismi sono alla base del funzionamento dello Stato? Quanti sono i deputati, i senatori, e i giudici della Corte Suprema? Chi e’ il vicepresidente degli Stati Uniti? Quali sono le date e le tappe fondamentali della storia americana? Chi ha vinto la Guerra civile? Quali Stati confinano con il Messico e con il Canada? E cosi’ via. Domandine facili facili? Si’, per quelli che sanno le risposte. Pochi, pochissimi. Il talk show di FOX di prima serata, The O’Reilly Factor, il piu’ visto sulle Tv via cavo, ha una rubrica condotta da Jesse Watters che va per piazze, fiere, luoghi turistici e universita’ e fa domande di questo tenore a gente presa a caso, adulta, che consente a farsi interrogare. La crassa ignoranza che straripa fa ridere, ma e’ anche molto deprimente.
C’e’ gente tanto disinformata da rispondere (come i bagnanti da eta’ da college intervistati l’estate scorsa sulla spiaggia di John Beach a Long Island, New York, non dei cowboys nei ranch del Texas) “Obama” alla domanda "chi ha eliminato il dittatore dell’Iraq Saddam Hussein?". C’e’ chi non sa che carica ha Joe Biden. C’e’ chi risponde “la Cina” a chiedergli “chi ci ha bombardato a Pearl Harbor?”. Insomma, un paese da rieducare da zero, come sostengono gli attivisti del Joe Fosse Institute, ente culturale con la missione di alzare il livello di preparazione storico-civico-geografica di base degli americani almeno a quello degli …. immigrati.

Dopo 5 anni di carta verde, chi chiede la cittadinanza deve infatti passare un test di 100 quesiti, all’Ufficio della Naturalizzazione, per dimostrare di sapere informazioni di base del paese in cui ha scelto di vivere. Sono promossi quelli che azzeccano almeno 60 risposte giuste, un risultato che e’ raggiunto dal 92% degli aspiranti. Quando alla stessa prova, a fine sperimentale, sono stati sottoposti qualche tempo fa i liceali dell’Arizona e dell’Oklahoma, il numero dei promossi e’ stato del 5%, tanto imbarazzante da convincere il mondo politico a scendere in campo.
Il primo a muoversi e’ stato il governatore dell’Arizona, il Repubblicano Doug Ducey. Ieri ha firmato la legge, approvata dal parlamento statale con un voto bipartisan di larghissima maggioranza, che obbliga gli studenti a tenere un test per “diventare buoni cittadini americani”, quale precondizione per poter conseguire il diploma di scuola media superiore. E’, appunto, un questionario modellato su quello utilizzato dal governo per dare la cittadinanza agli immigrati e ha lo scopo di innalzare la cultura, e insieme lo spirito civico e di appartenenza all’America dei giovanissimi. L’iniziativa educativa e’ nata dal centro Joe Foss Institute, che dopo questa prima vittoria in Arizona ha gia’ fissato l’obiettivo di convincere le altre 49 legislature statali a fare lo stesso entro il 2017. Foss, morto nel 2003, aveva avuto la Medaglia al valore nella seconda guerra mondiale ed era poi stato governatore del Sud Dakota: un eroe e un educatore. Non a caso, sara’ il suo Stato il secondo a far passare la misura, che e’ gia’ stata votata dalla Camera del Sud Dakota con il 99% dei consensi. E ci sono poi gia’ altri 17 Stati che hanno in calendario l’approvazione.

Il motto dei promotori e’ “il patriottismo conta, e’ una cosa importante”, nella convinzione che per avere nuove generazioni che non perdano il senso dell’essere “americani” occorra, come prima condizione, sapere che cosa e’ stata ed e’ la Costituzione e che cosa avevano in testa i Padri Fondatori. Riusciranno nella loro battaglia di “rifare gli americani” questi apostoli dell’educazione civica patriottica? Lo scetticismo e’ piu’ che giustificato. La correttezza politica ha provveduto a seminare relativismo, multiculturalismo, colpevolismo sul passato degli Stati Uniti, e con cio’ a diffondere l’ignoranza, o una informazione “ideologicamente liberal” che e’ peggio, sulle radici del paese e sulla sua stessa struttura istituzionale. E’ cio’ che capita se i difensori della Costituzione passano per estremisti conservatori, discriminati fiscalmente dall’Agenzie delle tasse di Obama (IRS) come e’ stato per i gruppi vicini ai Tea Party. D'altra parte, i liberal sono sempre piu’ aggressivi nella contestazione della Festa del Columbus Day, e accusano Cristoforo Colombo di essere il primo degli “occupatori” imperialisti.
Dopo gli otto anni di “rieducazione sinistra” di Obama, non bastera’ certo un esame nozionistico di “educazione civica” a riportare l’America alla consapevolezza orgogliosa di se’ come una grande nazione dal grande passato. Io non ci scommetto un dollaro, ma e’ bello sperare che non ci sara’ piu’ chi, alla domanda “chi era George Washington?” risponde come la ragazza sulla spiaggia di New York: “il secondo presidente, dopo Lincoln”.

di Glauco Maggi

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