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Obama, tutti i numeri di un disastro che nessuno racconta

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama, tutti i numeri di un disastro che nessuno racconta

Obama è stato un mostro di efficacia politica, ma solo a proprio personale beneficio e a scapito dei suoi compagni di partito. La campagna di Barack del 2008, e soprattutto quella del 2012, sono stati due capolavori, perché il presidente è un animale in perenne sentiment partigiano: sempre in campagna anti-repubblicana, sempre da “lotta”, mai da “governo”. E’ così che ha costruito il proprio successo, e avanzato la sua "agenda", nel contempo distruggendo il partito. E’ una storia che non è stata mai raccontata come meritava, perché la stampa mainstream ha speso tutto il suo inchiostro per incensare prima il primo presidente nero, e poi il presidente più socialista di sempre. Ma i numeri della debacle dei Democratici sono lì che parlano. Quando è stato eletto Obama nel 2008 il partito DEM controllava i due rami del Congresso, con persino la super-maggioranza di 60 su 100 al Senato. Da allora, nelle tre elezioni del 2010, 2012 e 2014, i Democratici hanno perso 69 seggi alla Camera, dove sono oggi in minoranza per 188 a 247, e 14 seggi in Senato, dove oggi sono in minoranza per 46 a 54. Ancora più clamorosa è stata la “purga” nei parlamenti locali dei 50 Stati, dove i DEM hanno perduto ben 913 seggi. Era dagli Anni Venti che i Repubblicani non avevano il controllo di 30 legislature statali, con 31 governatori del GOP contro 19 DEM. “Obama ha il record moderno delle perdite sostenute dal partito del presidente”, ha scritto il professor Larry Sabato della Universita’ della Virginia.
I nodi vengono ora al pettine anche per lui, però. Nel sondaggio della Reuters/Ipsos Obama ha toccato, con il 37% di giudizi favorevoli, il minimo rating di popolarità positiva dalla sua entrata alla Casa Bianca, quando aveva il 67%. Trenta punti persi in sei anni. Neppure i dati economici degli ultimi mesi, che danno un’America in ripresa per crescita del PIL e per diminuzione del tasso di disoccupazione, hanno premiato Obama, e tanto meno il suo partito. Attualmente, la maggioranza degli elettori dice che il GOP “ha migliori piani sull’economia, le tasse e la politica estera di quelli che hanno i democratici”, secondo il rapporto dei sondaggisti.

Condotta tra il 10 e il 14 gennaio, la rilevazione mostra che il 56% pensa che la nazione sia “su un binario sbagliato”, contro un solo quarto del totale, il 26%, che crede che “vada nella direzione giusta”. Gli americani, in generale, concordano che l’economia nel paese sia in miglioramento, ma che la loro condizione personale non lo sia affatto. La contraddizione e’ solo apparente. Insieme al basso tasso di disoccupati del 5,6% a dicembre e all’aumento annuo del PIL del 3,2% del quarto trimestre 2014, sono stati confermati pure il bassissimo 62,7% come tasso di partecipazione al lavoro, la stagnazione degli stipendi e una fetta molto larga di lavoro part time. Addirittura, il 52% pensa che ci siano molti piu’ disoccupati di quanto non dica il governo con i dati mensili ufficiali. L’ultimo sondaggio Economist/YuoGov ha fatto notare “che un positivo apprezzamento non è ancora diventato centrale nelle quotidiane conversazioni della gente a proposito di economia, e che gli americani sono comunque molto piu’ propensi a dare credito a se stessi e al mondo delle imprese, piuttosto che al presidente o al Congresso, per qualsiasi miglioramento economico che ci sia stato”.

Nei due anni che gli restano, Obama ha già stabilito quale sarà la sua linea di comportamento politico, e l’obiettivo dell’innalzamento del proprio rating non rientra nel programma. Per risalire, dovrebbe migliorare il giudizio tra gli indipendenti e tra i repubblicani, ma è chiaro che l’impronta dell’ultimo biennio sarà sempre partigiana al massimo. Ha già detto che metterà il veto alle due misure che Camera e Senato stanno apprestandosi a far passare con maggioranze bipartisan, ossia con decine di Democratici centristi e moderati disposti a rompere con la direzione, fortemente liberal, che comanda oggi in casa DEM. Una è l’approvazione della Keystone XL Pipeline, oleodotto tra il Canada e il Golfo del Messico, la cui costruzione è bloccata da 7 anni per l’ostruzione degli ambientalisti, che ne hanno fatto una bandiera ideologica. La Keystone ha l’appoggio delle Union perché darebbe tanti posti di lavoro e migliorerebbe la situazione energetica Usa, ma è osteggiata dai miliardari alla Al Gore e alla Tom Steyer, il californiano che ha impegnato 100 milioni per finanziare la corsa dei parlamentari democratici, se ostili alla Keystone, e ora pensa di correre in proprio come senatore nel 2016.

L’altro provvedimento riguarda Obamacare. Ma non è la massimalistica idea di abolirla, che piace ai velleitari dei Tea Party, bensì la proposta ragionevole, che era già passata alla Camera nel 2014 con anche decine di voti Democratici, di riportare a 40 ore la definizione di “lavoro settimanale”. Obama l’aveva ridotta a 30 ore, livello sotto il quale un datore non era obbligato a pagare la penale se non forniva la polizza Obamacare a un dipendente. Va da sé che si sono moltiplicati i “posti da 29 ore”, il che non è ovviamente una ricetta pro-crescita e pro-occupazione reale.

Mettendosi di traverso anche contro queste leggi, Obama di fatto ha deciso di “provocare” i repubblicani. Non vuole finire la presidenza concedendo qualcosa di concreto al partito opposto, anche se il GOP ha vinto le elezioni. Invece, ha già deciso che la migliore maniera per costruire la sua immagine per i posteri è realizzare una buona parte della propria agenda politica di sinistra, welfarista in casa e di appeasement all’estero. Dopo il passaggio di Obamacare, non avendo più i voti in Congresso, ha calpestato la Costituzione. Ha riscritto la stessa riforma sanitaria a suo piacere con decine di delibere extra legem; ha abusato della pratica degli ordini esecutivi per dare l’amnistia a milioni di irregolari; ha cancellato l’embargo a Cuba senza un voto; e ora pensa di mettere il veto alle sanzioni all’Iran che il Congresso, con voti di entrambi i partiti, vuole introdurre per costringere Teheran a rinunciare davvero ai suoi piani nucleari. Obama vuole invece un accordo purchessia, per mettere nel suo curriculum un altro risultato “storico” prima di andarsene. In realtà concederà all’Iran un sostanziale percorso pratico, segreto e truffaldino che sia, grazie al quale gli ayatollah si faranno la bomba che vogliono.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

 

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Commenti all'articolo

  • sverin

    12 Ottobre 2015 - 17:05

    ...senza considerare i disastri che ha combinato in politica estera!!!

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  • alkhuwarizmi

    19 Gennaio 2015 - 20:08

    Gli Stati Uniti d'America una volta erano (o almeno così ci hanno sempre fatto credere) il faro della civiltà per tutto il mondo. Adesso, dopo due mandati del Presidente arcobaleno Barack Hussein, sono un esempio di confusione, scontri sociali, disorganizzazione dell'amministrazione dello stato, scompensi economici e legislativi, inettitudine politica: tutto nel migliore stile black-liberal-Obama.

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    • ramadan

      20 Gennaio 2015 - 15:03

      si infatti: chiedilo all'iraq, all, iran, alla libia, al pakistan di che luce li hanno illuminati gl usa. l'america ha sempre pensato ai business suoi non ha mai fatto beneficenza nemmeno ai tanti suoi poverissimi abitanti : e sono tanti.l'america è guerrafondaia per vocazione e obama che ha cercato di modificare le cose si è attirato l'inimicizia delle lobbies.

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  • ramadan

    19 Gennaio 2015 - 11:11

    mi pare che la veritò dovrebbe far piacere a persone normali :assistenza sanitaria per tutti,regolarizzazione degli "irregolari", cancellazione dell'embargo a cuba, politica pacifista, apetrura nei confronti dell'iran. evidentemente GIUSEPPE910 , è un lobbista miliardario e preferisce un guerrafondaio come bush della cui politica stanno pagando le conseguenze gli iracheni con milioni di morti .

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    • sverin

      12 Ottobre 2015 - 18:06

      Guarda che Obama ha indirettamente foraggiato gli islamisti che poi è diventato l'Isis. Ha seguito ad abbandonare la Somalia, la Libia(con l'uccisione del suo ambasciatore senza reagire!) e l'Irak, quando invece i suoi generali l'avevano pregato di lasciare per lo meno 25.000 soldati. E' il maggiore responsabile della nascita dell'isis, ma nessuno ne parla perchè è stato incoronato pacifista!

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    • zhoe248

      19 Gennaio 2015 - 17:05

      Invece con quella di obama le stiamo pagando noi!

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      • ramadan

        19 Gennaio 2015 - 18:06

        per zhoe : perchè non mi spieghi quali conseguenze della politica di obama stanno ricadendo su di noi, o forse non lo sai nemmeno tu ? ti ringrazio in anticipo.

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  • giuseppe910

    18 Gennaio 2015 - 23:11

    Finalmente un articolo Che dice la verita'

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