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TELEBESTIARIO

Quegli "Orfani" figli della crisi che riabilitano l'Apocalisse

Il cartoon Sergio Bonelli su Rai4

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Orfani

Qualcuno ha evocato “Shakespeare in armatura”, ma onestamente è più il sogno di un fumettaro impazzito.
Nel silenzio dei media sta scorrendo su Rai4 l’esperimento di Orfani piccoli spaventati guerrieri (martedi ore 14 e in replica venerdi seconda serata) , il primo fumetto italiano tornato in tv dai tempi di SuperGulp, la preistoria della mia infanzia. Orfani è un pugno nello stomaco, una mitragliata visiva innestata su un plot fantascientifico alla Robert Heinlein mescolato allo Stephen King di Stand by me, quello degli adolescenti incasinati nell’orrore quotidiano. Dentro c’è di tutto. Ci sono gruppo di ragazzini scampati all’apocalisse nucleare (quasi tutti spagnoli, ma “potevano essere greci, o italiani”, comunque Pigs, da paesi prostrati dalla crisi) dovuta a un –falso- attacco alieno, addestrati a diventare macchine da guerra; c’è un governo superiore che, avvolto nella menzogna, li costringe all’inalazione di allucinogeni e alla guerriglia in nome d’ideali alti e incomprensibili (e in questi tempi di guerre sante è inevitabile il rigurgito dell’attualità); ci sono esplosioni di violenza al grido di “Noi non facciamo arte, facciamo cadaveri”, poi modificato in “Noi non facciamo cadaveri, facciamo la rivoluzione” (mah); ci sono caratteri scolpiti da modelli narrativi pregressi da Spartaco agli X men: Juno la dura e incarognita, Jonas l’istituzionale, Ringo il pistolero che guiderà la rivoluzione da Napoli, e già pensare alla rivoluzione da Napoli presuppone che gli autori siamo o visionari o in semplice calo di zuccheri. Ci sono anche due “linee temporali” con Orfani ragazzini e adulti, ma qui mi taccio perché la trama è complicatissima.
Orfani non è né un film né un cartoon è: motion comic, tavole in movimento doppiate e sonorizzate, una tecnica di discreto successo e poco costo usata nelle cable tv americane con gli Watchmen o i comics Marvel. Non ne sono mai stato particolarmente entusiasta. Ma il fatto che il prodotto di punta –firmato da Roberto Recchioni e Emiliano Mammuccari- della nuova gestione della Sergio Bonelli editore riporti la nostra narrativa disegnata al pubblico tv, be’, m’intasa di commozione; non accadeva dai tempi del Corto Maltese a cartoni, sicchè, da fan, rischio di non essere particolarmente obiettivo. Viva viva, dunque e attendiamo sviluppi. La strada è quella: osare di più come nel fan film Dylan Dog-Vittima degli eventi di Claudio Di Biagio e Luca Vecchi, ormai un mito della Rete….

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