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Cinema

The Sniper, come rosicano Michael Moore e la sinistra di Hollywood per il trionfo di Clint Eastwood

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Clint Eastwood

I film, come opere di largo consumo popolare, sono sempre stati, oltre che spettacolo e divertimento, strumenti culturali. I regimi totalitari li producono addomesticati per la loro propaganda, e censurano la visione di quelli sgraditi. Nelle democrazie, come in America, sono una delle espressioni artistiche della liberta’ di parole e di idee. E se il primo fine di ogni produttore (investitore) e’ quello di guadagnare soldi, o almeno di non perderne, sta poi ai registi , e agli spettatori con il loro verdetto, trasformare le pellicole in referendum politici nazionali impliciti.

Il caso piu’ clamoroso di successo, alla vigilia degli Oscar, e’ l’American Sniper di Clint Eastwood. Il regista, le cui non sospette simpatie repubblicane lo hanno di fatto escluso dalla lista dei nominati come miglior ‘director’, si e’ gia’ preso la rivincita al botteghino. Clinton, che e’ coproduttore con il protagonista Bradley Cooper del film, distribuito dalla Warner Bros, ha investito con altri dai 50 ai 60 milioni e nel primo lungo week end di gennaio (da venerdi’ 16 a lunedi’ 19, Giorno di Festa per la commemorazione di Martin Luther King) ha incassato oltre 100 milioni negli Usa, e 20 altrove. Il doppio del budget.

Ma non e’ il trionfo economico di Clint che ha fatto imbestialire il concorrente Michael Moore, che ha definito “codardi i cecchini”, con un trasparente attacco al Chris Kyle, lo “sniper” dalla mira infallibile che e’ passato alla storia per aver eliminato 255 nemici in Iraq (di cui 160 accertati da testimonianze dirette di commilitoni presenti). L’uscita di Moore e’ stata sommersa di commenti su Internet inviperiti dagli ammiratori dell’eroismo di Kyle (che dopo 4 turni in Iraq e’ stato ammazzato in patria da un veterano impazzito che lui stava cercando di aiutare a reinserirsi nella societa’). “Marcia tu per un miglio in territorio nemico nei panni di #ChrisKyle, DOPO chiamalo un codardo, tu debole liberal!”, ha posto su Twitter Chuk Nellis. E John Harvoy ha fatto eco, piu’ urbanamente, in un altro messaggio:” #AmericanSniper non e’ un film pro-guerra ma e’ un film pro-America. Mostra il sacrificio che tutti noi dovremmo fare per mantenere gli USA al suo meglio”. Ma i twitter, a centinaia, sono solo l’ “avanguardia” pubblica di un’America che riscopre il patriottismo e rialza la testa. A impressionare, e a far paura alla sinistra, e’ la maggioranza silenziosa della gente che, semplicemente, e’ andata nelle sale. Nessun film e’ mai stato visto tanto nel week end di Luther King, e i distributori hanno fatto notare che i pienoni ci sono stati anche nell’America del Centro e del West, che da tempo ha quasi perso l’abitudine di frequentare le sale: citta’ come San Antonio e Houston in Texas, Albuquerque in New Mexico, Oklahoma City. L’Americana profonda, insomma, ha votato Clint, e lo Sniper, con i biglietti dei cinema come surrogato della scheda elettorale pro Gop.

Per la sinistra di Hollywood, che si era dedicata a produrre per anni film esplicitamente anti-guerra (anti americani) che si sono rivelati flop commerciali, per esempio “Green Zone”, “Stop-Loss” e “In the Valley of Elah”, e’ uno schiaffone. Cosi’ si spiega la reazione di Moore, che subissato dalle critiche ha cercato di salvare la faccia: ”Non ho mai twittato nulla su Kyle. Ho solo detto che mio zio fu ucciso da un cecchino nella Seconda Guerra Mondiale; solo dei codardi fecero cosi’ a lui, e ad altri”. Ma questa e’ una “correzione” che non corregge nulla. Come stizzito e’ il commento di Seth Rogen, quello della “Interview” satirica al dittatore nordcoreano, che ha paragonato il film sullo Sniper nientedimeno che alla propaganda nazista.

Demonizzare Kyle e’ la tattica della sinistra anti-guerra, sempre che la guerra sia fatta dagli Usa. Il Guardian inglese, paladino del “Premio Pulitzer anti America” Edward Snowden, ha dipinto Kyle come “un killer pieno di odio” e “un razzista che traeva piacere nella de-umanizzazione e uccisione di gente scura”. Ma tutti gli americani che hanno applaudito Kyle, e Clint, sanno vedere e sanno giudicare il giusto e lo sbagliato. Lo “sniper americano” e’ stato un soldato, le cui capacita’ e la cui dedizione nel combattere il nemico ne hanno fatto un eroe. Si arruolo’ dopo aver visto le scene in TV di un attentato di estremisti islamici in una ambasciata Usa in Africa, ed e’ rimasto fedele alla missione. Sempre. Come milioni di altri ‘militi ignoti’ che hanno partecipato alle guerre americane e della Nato in Afghanistan e Iraq, e non sono diventati celebrita’ perche’ la loro storia non aveva la potenza che ha convinto un maestro come Clint a raccontarla con acume e umanita’ impareggiabili. Uomini e donne, con i loro caratteri, sogni, limiti e qualita’. Tutti con in comune lo spirito di sacrifico che li ha portati sui campi di battaglia, a fare i cecchini, a bombardare dagli aerei, a snidare nemici di strada in strada. In centinaia di migliaia sono tornati a casa menomati nel fisico, e tantissimi anche nella mente, come il veterano che ha ucciso lo sniper. In decine di migliaia sono finiti nei cimiteri anzitempo. Tutti lo hanno fatto per difendere la liberta’ di cui godono Moore, Rogen e il Guardian.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • wilegio

    wilegio

    21 Gennaio 2015 - 12:12

    Moore non è altro che un cialtrone comunista infiltrato in America, che può parlare solo perché oggi gli USA sono governati da un altro cialtrone filo-comunista e chiaramente islamico. Alle prossime elezioni i democratici, dopo aver già perso i due rami del parlamento, perderanno anche la presidenza... e non di poco.

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