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Diari d'America

Stati Uniti, allarme sindacati: calano gli iscritti

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Stati Uniti, allarme sindacati: calano gli iscritti

A vedere nel corso dell’anno passato il battage mediatico sulle battaglie del sindacato americano per alzare la paga oraria a 15 dollari, con tanto di scioperi nazionali dei McDonalds e degli altri giganti del fast food, piu’ la “creazione di milioni di posti di lavoro” decantata da Obama nel recente Discorso sullo Stato dell’Unione, uno potrebbe pensare “chissa’ che successo hanno avuto le Union nel 2014 nel tesserare i lavoratori”. Dopo tutto, margini di miglioramento ce n’erano eccome, visto che nel 2013 - i dati sono quelli ufficiali del ministero del Lavoro appena sfornati -, la percentuale di iscritti a livello nazionale sul totale dei dipendenti era stata dell’11,3%. Invece no. Gli iscritti sono calati ancora, con un trend costante da 40 anni, all’11,1%.
L’ufficio statistiche del ministero scompone la forza lavoro in “pubblica” e “privata”, e si puo’ quindi notare che i dipendenti di aziende private sono calati al 6,6% dal 6,7% dell’anno prima, mentre gli iscritti tra i dipendenti pubblici a livello municipale e statale sono saliti dal 35,3% al 35,7%.

In numero assoluto, ci sono ora 7,2 milioni di tesserati nel comparto pubblico, contro 7,4 milioni nel privato, per un totale di 14,6 milioni di “unionizzati” (su 315 milioni di cittadini). Nel 1983, il primo anno in cui il ministero ha iniziato a rilevare questi dati, c’erano 17,7 milioni di iscritti, che pesavano per il 20,1%. Negli Anni 70, secondo unionstats.com, la percentuale era attorno al 23-24%. I sindacati, in assoluto, hanno avuto 41mila membri in piu’ nel 2014 nelle aziende private, soprattutto nei settori delle costruzioni, degli alberghi e del divertimento, ma il numero non e’ bastato a tenere il passo dell’aumento generale della popolazione lavorativa: quindi l’influenza organizzativa e politica delle union si conferma sempre fiacca, malgrado da sei anni ci sia alla Casa Bianca un presidente piu’ che amico. Infatti, Obama ha persino nominato alcuni consiglieri di sua fiducia nel Board che governa le relazioni tra imprese e union con una procedura che e’ stata poi bocciata da un verdetto della Corte Suprema.

“I numeri degli iscritti del 2014 sono una cattiva notizia per il movimento sindacale perche’ mostrano che le union non sono capaci di risalire”, ha detto al Wall Street Journal Gary Chaison, professore di relazioni industrali alla Clark University di Worcester (Massachusetts).
I tassi di iscrizione sono scesi in 27 Stati e nel Distretto di Columbia, sono rimasti invariati in cinque e sono aumentati in 18. Il caso di calo piu’ clamoroso e’ nel Michigan, la sede delle Big dell’auto di Detroit, che era al settimo posto nel 2013 tra gli Stati piu’ sindacalizzati con il 16,3% ed ora e’ finito all’11esimo posto con il 14,5%. Lo stato piu’ unionizzato resta quello di New York, con il 24,6%, mentre l’ultimo dei 50 Stati e’ la Nord Carolina con l’1,9%.
In Wisconsin, il tasso e’ sceso dal 12,3% del 2013 all’11,7% attuale. In quello Stato c’era stata nel 2011-2012 l’epica battaglia tra i sindacati e il governatore repubblicano Scott Walker sulla sua legge che eliminava l’obbligo ad avere la tessera per i dipendenti pubblici: si concluse con la doppia rielezione di Walker, che l’ha catapultato tra i papabili candidati del GOP per il 2016.

di Glauco Maggi

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